È passato un mese esatto dalle elezioni del 9 agosto, che hanno visto l’ennesimo trionfo del presidente Lukashenko e l’insorgere di proteste inedite per l’ultimo dittatore d’Europa. Lui, intanto, che non ha escluso la possibilità di voto anticipato dopo una non meglio precisata riforma costituzionale, ha parlato per la prima volte dalle elezioni, e lo ha fatto davanti a un selezionato gruppo di testate russe, dove ha ammesso: “Forse sono rimasto al potere un po’ troppo”. Potere che esercita, incontrastato, dal 1994. Poi ha avvertito la Russia: “Se la Bielorussia cade, poi tocca a Mosca. Se pensate che la ricca Russia possa far fronte (alle proteste, ndr) vi sbagliate; ho parlato con il mio amico più anziano Vladimir Putin – io lo chiamo fratello maggiore – e l’ho avvertito: non si può resistere a tutto questo”.

Intanto la repressione del regime prosegue: a più di 24 ore dalla sparizione di Maria Kolesnikova, che ha coraggiosamente strappato il suo passaporto mentre le autorità bielorusse tentavano di deportarla forzatamente in Ucraina, uomini mascherati in borghese hanno portato via l’attivista dell’opposizione Maxim Znak. “Maxim ha lasciato lo staff di Babariko (candidato alla presidenza bielorusso non registrato, ndr) insieme a uomini mascherati in borghese. Sono saliti su un furgone e se ne sono andati”, ha detto il rappresentante del Consiglio di coordinamento dell’opposizione bielorussa.

Le incognite su Maria Kolesnikova – Stando alla versione ufficiale, sarebbe stata arrestata dalle guardie di frontiera mentre stava entrando in Ucraina (dove sono effettivamente riparati i suoi compagni di ‘rapimento’ Ivan Kravtsov e Anton Rodnenkov) nel corso di un’azione rocambolesca “per fuggire”. In realtà Maria ha strappato il passaporto mentre gli sgherri di Alexander Lukashenko la stavano per sbattere fuori dal suo Paese. Facendo fallire l’operazione. Secondo le informazioni ricevute dal quartier generale dell’aspirante presidente bielorusso Viktor Babariko, ora in carcere, Maria sarebbe detenuta in una caserma nel “distretto di Mozyr, nella regione di Gomel“. Ma all’avvocato che si è presentato lì per fornirle assistenza legale è stato detto che non c’è nessuna Kolesnikova. Suo padre Alexander ha però dichiarato che la figlia sarebbe in carcere a Minsk, tenuta in un isolamento. E ha dichiarato di essere stato contattato dal capo del gruppo investigativo del Comitato investigativo bielorusso.

E il giallo continua. Per quanto riguarda Kravtsov, segretario esecutivo del Consiglio, e Rodnenkov, il responsabile stampa, la loro sorte è invece chiara: sono al sicuro in Ucraina. Kravtsov, in conferenza stampa a Kiev, ha confermato la storia del passaporto strappato e della tentata espulsione di Maria. Londra nel mentre ha chiesto “un’indagine dell’Osce” sulle azioni da parte delle autorità bielorusseMinsk ne fa parte – ed Angela Merkel ha ribadito che “il nostro cuore batte per i dimostranti bielorussi”. Il governo tedesco, ha ragionato, deve continuare a discutere su come aiutare l’opposizione ma anche capire quali siano “i limiti” di questo aiuto.

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