Sono assolutamente d’accordo su una leale e costruttiva contrapposizione pubblico-privato. Anche quando si tratta della salute dei cittadini. A patto che ci siano equilibrati e reali sistemi di controllo sui pazienti e non sulle cartelle cliniche come io ho dimostrato essere possibile avere con il mio lavoro scientifico pubblicato nel 2003 e nel 2008.

Vere e proprie unità operative di controllo per specialità costituite da un medico esperto, da uno specializzando e da un infermiere che si recano nelle strutture pubbliche o private accreditate per ricontrollare pazienti, medici o chirurgici, per sapere se e come è stato eseguito per il bene del cittadino. Senza condanne né assoluzioni ma in quell’ottica di semplice percezione del controllo reale che possa ridurre il rischio di abuso.

Ne guadagna il paziente, il cittadino che ha meno spese sanitarie e la medicina difensiva che si ridurrebbe automaticamente: quale medico sapendo di essere controllato prescriverebbe o, peggio, farebbe cose non utili solo al paziente escludendo le “aziende” sanitarie? Anche quel cruccio e quel costo enorme di medicina difensiva, circa 12 milioni di euro all’anno, si ridurrebbe enormemente.

Per ottenere ovviamente un equilibrio occorre oltre il controllo che la “partenza” sia uguale. Questo lo abbiamo imparato in questo periodo di pandemia. Ospedali con Ps (Performance Status) e rianimazioni contro strutture private accreditate spesso carenti. Ma di questo ho già parlato a lungo su questo blog.

Oggi volevo soffermarmi su altre due cose che squilibrano e facilitano la sleale concorrenza con sbilanciamento sempre verso il privato. I tamponi resi obbligatori in Italia per tutti i cittadini rientrati da Paesi a rischio, in Regione Lombardia verranno evasi dal gruppo San Donato a 62,89 ognuno a carico della collettività.

Ma le strutture pubbliche non potevano eseguirli visto che comunque si tratta di qualche centinaia di migliaia? E se proprio volevano non “affaticare” il sistema pubblico perché usare un concorrente diretto e non chiedere ad un privato puro che magari per farne un migliaio in pochi giorni li avrebbero fatti pagare meno? Misteri della vita, anzi di sistemi forse fin troppo collaudati.

Non parliamo poi della delibera 3518 di inizio agosto della Regione Lombardia dall’anonimo oggetto: Determinazioni in ordine alla gestione del servizio sanitario e sociosanitario per l’esercizio 2020-1°provvedimento che stabilisce di farsi carico del 50% dei costi del rinnovo contrattuale della sanità privata con interventi relativi alle tariffe e ai budget nei limiti delle risorse disponibili.

Ma invece di non permettere di avere in medicina dipendenti a partita Iva nella ospedalità privata, istigando a fare di più se non oltre il dovuto per un maggior guadagno, la Regione Lombardia partecipa agli stipendi a partita Iva?

Come dire fate pure più visite e più esami senza controllo e magari non necessari tanto in parte li pago io. Vincere senza alcun ostacolo è facile in qualunque campo. Quando si tratta di chi soffre è ancora più disonesto. A qualunque livello.

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