Ero appena partito per una vacanza in montagna con la mia compagna. Mentre eravamo in Valtellina ci ha raggiunto la telefonata preoccupata di suo padre che la informava del fatto che la mamma era caduta in casa ed aveva riportato una dislocazione dell’anca che necessitava di ricovero urgente.

Trauma per la mamma ottantaseienne, per il padre ottantaseienne e per la figlia lontana centinaia di chilometri.

Fortunatamente, sotto sedazione, viene risolta la lussazione e dopo ventiquattr’ore la signora viene riportata in ambulanza al suo domicilio nel pieno del mese di agosto.

La figlia, al telefono, nota un netto peggioramento delle condizioni cognitive della madre a tal punto che la terapia sistemica antipertensiva e cardiologica viene dimenticata dalla signora e dal marito che è nel panico.

Un angelo custode si materializza nell’ex medico di base in pensione che, allertato dalla mia compagna, si reca immediatamente a far visita e richiede a distanza di ventiquattr’ore un nuovo ricovero urgente per le condizioni di disidratazione della paziente affetta anche da ipertermia.

La nostra auto viene invertita e la figlia parte dopo poche ore per raggiungere l’ospedale civile della città romagnola.

Questo racconto estivo non è una favola ma è realtà di vita vissuta.

Da medico mi pare di dover ancora una volta dire, come faccio sempre nelle vesti di Grillo Parlante in difesa della sanità pubblica, ciò che penso.

  • L’efficientismo clinico della diagnosi e della giusta terapia di riduzione contrasta con l’ “abbandono” psicologico di una donna fragile, comunque in perfetto orientamento precedentemente al trauma, che, insieme alla sedazione, hanno complicato il quadro.
  • La necessità di “liberare” il letto per i conti economici in ordine non tengono conto dello spreco consequenziale dovuto ad un nuovo ricovero in urgenza e dello spreco sociale del recupero di una signora anziana che è stata debilitata in poche ore.
  • Questa esperienza indiretta, ma partecipata, mi ha fatto una volta di più capire quanto sarebbe utile History Health attivabile da remoto da chi ne ha l’autorizzazione (ad esempio il medico di base e la figlia). La figlia da centinaia di chilometri avrebbe letto tutto quello che i medici scrivevano non sulla cartella ma direttamente sul diario clinico della paziente ma soprattutto i medici stessi avrebbero saputo tutte le terapie sistemiche indispensabili per non complicare ulteriormente il quadro.

Questo è il momento per riorganizzare il nostro Sistema Sanitario Nazionale che ha singolarmente delle grandi persone che partecipano (nel caso specifico mi preme ringraziare personalmente l’ex medico di base in pensione e la dottoressa del pronto soccorso che ha chiamato la mia compagna) ma il gruppo fa acqua da tutte le parti. La tecnologia, se ben applicata, aiuterebbe il gruppo (non composto solo da addetti ai lavori in questo caso ma anche dai parenti) ad essere vincente ed il cittadino-paziente ritornerebbe ad avere qual diritto sacrosanto di essere nelle migliori condizioni fisiche e psicologiche per ogni giorno in più che gli spetta.

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