Una volta era la regina. Ora è stata messa alla porta senza troppi complimenti. Dopo cent’anni Exxon Mobil esce dall’indice Dow Jones di Wall Street, il più celebre listino del mondo che include una ristretta élite di 30 società. La stessa sorte è toccata al gigante farmaceutico Pfizer e a Raytheon Technologies. Al loro posto entreranno il fornitore di software Salesforce.com, la biotech Amgen e Honeywell International. Per quest’ultima società si tratta di un ritorno dopo essere stata esclusa dall’indice nel 2008, dopo 83 anni di ininterrotta permanenza.

L’esclusione di Exxon Mobil (ex Esso e prima ancora Standard Oil del leggendario John Davison Rockefeller), prima compagnia petrolifera occidentale, colpisce in modo particolare. Per molti anni è stata la società con il valore di borsa più alto del mondo. Lo è stata, da ultimo, quasi ininterrottamente tra il 2003 e il 2011. Ancora oggi la capitalizzazione sfiora i 180 miliardi di dollari, solo a inizio anno era sopra i 300 mld, poi la discesa dei valori del greggio ha trascinato al ribasso anche il titolo. Sebbene lontana dai mille o duemila miliardi di dollari dei colossi del web, si tratta in ogni caso di una capitalizzazione imponente. Il punto è che, a differenza del “cugino” S&P500, l’indice Dow Jones non decide i suoi membri in base alla capitalizzazione ma sul prezzo delle azioni, più il prezzo è alto più la società pesa sul listino. Il cambio della composizione, il primo da 7 anni, è stato innescato dal è legato al frazionamento azionario di Apple.

Il Dow Jones non è legato ad alcun settore specifico, include titoli appartenenti a diversi settori tradizionali e della new economy . La scelta spetta alla redazione del “The Wall Street Journal” che normalmente sceglie titoli di società che siano stabilmente operanti negli Stati Uniti e che assumano il ruolo di leader nel loro settore produttivo Exxon Mobil, aveva debuttato nell’indice di Wall Street nel 1928 l’unica società del settore rimane Chevron. L’esclusione dall’indice ha provocato un calo dei titoli coinvolti. Tuttavia le conseguenze non dovrebbero essere particolarmente dolorose. Esistono fondi che impostano i loro acquisti replicando la composizione degli indici (comprano cioè le stesse società che fanno parte di un listino in quantità proporzionale al loro peso sull’indice). Tuttavia questi fondi sono generalmente parametrati sull’ S&P500,

Il Fatto Economico - Una selezione dei migliori articoli del Financial Times tradotti in italiano insieme al nostro inserto economico.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Germania, calo del Pil inferiore alle stime nel secondo trimestre 2020: -9,7%. E in agosto la fiducia delle imprese sale: vedono la ripresa

next
Articolo Successivo

American Airlines annuncia 19mila tagli, Finnair mille. I sindacati: si licenza anche per riassumere pagando meno

next