Gli iscritti del M5S ci hanno indicato una nuova missione per i prossimi anni: ripartire dai comuni con più forza, esperienza e più strumenti. In pochi anni al governo del Paese abbiamo ridato centralità e credibilità dell’Italia in Europa, stiamo ponendo le basi per una riconversione economica che crea posti di lavoro e Pil con misure strategiche come l’EcoBonus al 110%, gli invisibili di questo Paese ritornano a riconquistare dignità e ad essere inseriti in politiche attive per il lavoro grazie ad una misura strutturale come il reddito di cittadinanza.

Tutte le iniziative politiche del 2020, dal sostegno ai lavoratori, alla liquidità alle imprese, ai 6 miliardi investiti nella scuola sono obiettivi precisi di un movimento che investe in conoscenza e capitale umano e in questi mesi emerge chiara l’impronta di un governo di cui il M5S è protagonista principale. Restiamo però indietro nei cambiamenti necessari per gli enti locali: rifiuti zero, economie locali, acqua pubblica. Sono gli obiettivi che ci siamo dati 11 anni fa con la Carta di Firenze e che oggi restano ancora pienamente da realizzare perché con le regole che avevamo sugli enti locali il M5S governa solo lo 0,58% dei Comuni.

Detto questo le alleanze e le coalizioni con i partiti sui territori non sono per nulla scontate perché il nostro obiettivo è di alzare la qualità della politica sui progetti per il Paese e di avvicinare i cittadini onesti. Se esiste un Pd sano sui territori ci dialogheremo, se il Pd continua ad affidarsi a dinosauri della Politica locali come De Luca e come in Campania, l’indipendenza del M5S non può che essere l’unica alternativa sana per i cittadini. E questo discorso vale per tutte altre forze di governo e i partiti italiani che hanno un radicamento più locale.

Ho chiesto che il tabù degli accordi locali cadessero nel 2019 dopo la formazione di questo governo perché preoccupato dalla qualità della classe politica che Salvini e Meloni stanno portando sui territori, una politica di slogan e piegata sui propri affari piuttosto che sull’interesse collettivo di cui il governatore Fontana ne è simbolo. Tuttavia non si prendono in giro i cittadini con alchimie di palazzo. Il percorso sui territori deve essere serio, fondato sui progetti e il rinnovamento altrimenti l’alternativa è il M5S autonomo sui territori ed è per questo che oggi vanno sostenuti con forza i nostri candidati regionali e costruire percorsi seri per il 2021.

Per chi teme che così il Movimento sia destinato a trasformarsi in una costola del Pd direi che abbiamo esattamente la missione opposta. Il M5S deve diventare la più importante forza di governo degli enti locali, come è accaduto a livello nazionale con 11 milioni di voti dei cittadini che ci hanno dato fiducia ed hanno permesso di avere Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio.

Alcune debolezze del M5S e qualche passaggio di scarsa trasparenza nel M5S è frutto dell’assenza di organizzazione e struttura capillare e territoriale che manca al M5S. E ormai tutti i portavoce nazionali, locali e attivisti chiedono una struttura raificata e siamo già in ritardo.

Vito Crimi sta facendo al meglio il suo lavoro e sta cercando di rendere i processi più condivisi possibili, ma la verità è: lo Statuto del M5S che accentra in lui tutti i poteri va riscritto perché gli strumenti che si ritrova non sono adeguati a rispondere alle emergenze politiche impreviste, visto che sia per una votazione importante come quella di Ferragosto che per la certificazione di una lista comunale del M5S nel più piccolo Paese della nostra Penisola è nelle mani di una sola persona, mentre il M5S ha bisogno di organi collegiali, comitati decisionali e reti territoriali suddividendo responsabilità precise.

Questo possiamo farlo solo con gli Stati generali, scegliendo anche che la piattaforma Rousseau passi sotto il controllo diretto del Movimento, in modo chiaro, trasparente e democratico.

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