La pandemia torna a far paura in Europa. Dopo mesi in cui la situazione si era stabilizzata, in Germania, Francia e Spagna i numeri tornano a crescere in maniera preoccupante. I dati diffusi dal ministero della Sanità di Madrid parlano di altri 1.229 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, il dato più alto fatto registrare dal 1 maggio. Non troppo migliore la situazione descritta dal Robert Koch Institut di Berlino che ha contato 902 casi nell’ultima giornata, anche se, precisano, la soglia di allarme al momento si supera solo nel distretto di Dingolfing-Landau in Baviera, dove nei giorni scorsi è stato segnalato il focolaio nell’azienda agricola di Mamming. Numeri preoccupanti anche dalla Romania, dove l’ultimo bollettino parla di 1.356 casi di Covid-19, che portano a 49.591 il totale dall’inizio della crisi sanitaria. Il Paese balcanico resta quello maggiormente colpito nella regione e il primo in Europa per numero di decessi ogni mille abitanti (in tutto finora sono 2.304). Gli arrivi dalla Romania in Italia, insieme a quelli dalla Bulgaria – Paesi entrambi membri della Ue – sono soggetti all’obbligo di una quarantena di 14 giorni.

Uscendo dal Vecchio Continente, siamo al 25esimo giorno di aumenti a tripla cifra dei contagi in Australia, dove lo Stato di Victoria in 24 ore ha conteggiato altri 700 nuovi casi e 13 morti. Record di infezioni dal 12 giugno per il Perù, che sono più di 400mila (18.816 i decessi), mentre il Brasile conta finora più di 90mila morti. Gli Usa continuano a detenere il peggiore primato mondiale con oltre 4,4 milioni di casi, seguiti proprio dal Brasile (2,5 milioni) e dall’India (1,5 milioni). Nelle ultime 24 ore gli Stati Uniti contano altri 1.267 decessi, per un totale di quasi 150.700 vittime. Male la situazione in Florida, con 9.956 nuovi casi e un record di 253 nuovi decessi nelle ultime 24 ore, per un totale di 6.586 morti.

Spagna – Il peggioramento dei dati spagnoli ha già provocato la chiusura dei locali nelle zone più colpite, come la Catalogna, e convinto altri Paesi europei a compiere un passo indietro sull’apertura delle frontiere. I nuovi casi sono concentrati in tre regioni: 352 sono stati rilevati in Aragona, 225 a Madrid e 121 in Catalogna. Negli ultimi 15 giorni nella capitale si è registrata un’impennata di contagi soprattutto tra i giovani, da 16 a 117 casi tra i 10 e i 19 anni, a causa anche della riapertura dei locali e la formazione di nuovi assembramenti. “È chiaro che siamo nel mezzo della seconda ondata. Ora quello che dobbiamo vedere è se sarà superiore o inferiore” alla prima, ha dichiarato Rafael M. Orti Lucas, presidente dell’Associazione spagnola di Medicina preventiva, Sanità pubblica e Igiene (Sempsph).

Come sottolinea El Pais, resta comunque difficile fare un confronto tra i dati diffusi in questo periodo e quelli resi noti durante il lockdown. Fino al 25 maggio, infatti, il ministero della Sanità diffondeva quotidianamente il bollettino ricevuto il giorno prima dalle varie regioni, indipendentemente da quando i casi erano stati diagnosticati. Oggi, invece, vengono comunicati solo i casi confermati nelle 24 ore precedenti. Anche la capacità diagnostica della Spagna è decisamente migliorata, segnala il ministero della Sanità riferendo che vengono testati il 95% dei sospetti.

Germania – Meno preoccupante, anche se i numeri tornano a essere alti, la situazione in Germania. La soglia di allarme al momento si supera solo nel distretto di Dingolfing-Landau in Baviera, mentre in quello dello Schwesig-Holstein di Dithmarschen, nel nord, al confine con la Danimarca, si registrano 44 nuove infezioni in una settimana, con un avvicinamento alla soglia critica (50 nuove infezioni ogni 100mila abitanti in 7 giorni) che prevede il ritorno a misure di contenimento e distanziamento sociale.

Oggi il Senato della città di Berlino ha deciso che gli alunni, che ricominceranno l’anno scolastico tra meno di 2 settimane, dovranno indossare le mascherine all’interno dell’edificio scolastico, ma potranno toglierle durante le lezioni in classe. Nella capitale tedesca riaprirà lo storico locale notturno Berghain, ma in versione open-air, con un numero limitato di persone, obbligo di mascherina e invito ad evitare il contatto personale, riferisce Der Spiegel. I rave party illegali, invece, hanno ricominciato da qualche settimana, scrive Die Welt.

Australia – Il premier dello Stato di Victoria, Daniel Andrews, ha annunciato che a partire dalla mezzanotte di giovedì, i cittadini in diversi distretti regionali a sud-ovest di Melbourne non potranno più ricevere visite in casa. A partire da domenica, Andrews ha anche emesso l’obbligo di indossare la mascherina fuori casa per l’intero Stato.

Brasile – Ha superato oggi i 90mila morti, con 1.595 morti nelle ultime 24 ore. Lo ha annunciato il ministero della Salute. Secondo per morti da Covid-19 solo agli Stati Uniti, lo stato sudamericano ha raggiunto oggi i 90.134 morti, ha detto il ministero, precisando che nuovi casi registrati ieri sono stati 69.074.

Perù – Ha superato ieri quota 400mila infezioni. Il numero totale ora è di 400.683, dopo le 5.678 nuove infezioni registrate in un giorno. Dall’inizio dell’epidemia 18.816 persone sono morte, 204 nelle ultime 24 ore: una cifra che è vicina al picco dell’11 giugno quando erano stati registrati 206 nuovi decessi. Dopo un contenimento della popolazione nazionale di 100 giorni, il Perù ha iniziato il deconfinamento il 1 luglio in 18 regioni su 25, tra cui quella della capitale Lima. Con 33 milioni di abitanti, il paese è il terzo stato dell’America Latina con il maggior numero di casi di contaminazione e decessi legati alla Covid-19 dietro Brasile e Messico.

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