“Non credo che lo sviluppo di relazioni con l’Egitto sia un freno alla ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni“. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha parlato così, ricalcando le parole del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e di altri membri del governo, davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del ricercatore di Fiumicello. E come il capo della diplomazia italiana ha ripetuto anche che, dopo la scomparsa del 28enne nel febbraio del 2016, “la Difesa ha prontamente diradato il complesso delle relazioni bilaterali con l’omologo comparto egiziano”. Ma Giorgio Beretta, dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza (Opal Brescia) e di Rete italiana per il disarmo, al fattoquotidiano.it risponde: “Allora chi ha dato l’ok a Fincantieri per sponsorizzare Edex 2020, l’expo delle armi del Cairo?”.

Parlando di fronte ai membri della commissione, presieduta dal deputato di LeU, Erasmo Palazzotto, il titolare della Difesa ha ricordato che “la scomparsa di Giulio Regeni rappresenta una ferita che non potrà mai rimarginarsi, il cui dolore potrà soltanto essere alleviato dalla ricostruzione, paziente e meticolosa, di una verità che il governo rimane determinato a ricercare con assoluta determinazione”. “Noi – ha aggiunto – pretendiamo passi avanti nell’individuazione delle responsabilità sull’omicidio”, ma ha anche sottolineato che “lo sviluppo di relazioni con l’Egitto è tuttavia necessario. C’è la volontà di sviluppare con Il Cairo un’interlocuzione seria, esigente e responsabile”.

Più che per motivi strettamente economici, sostiene l’esponente del Partito Democratico, la necessità di mantenere buoni rapporti con il governo di Abdel Fattah al-Sisi è legato in particolar modo alla gestione dello scacchiere libico: “Tutti noi siamo preoccupati per i mancati passi avanti registrati sulla ricerca della verità giudiziaria, ma l’Egitto è un attore regionale imprescindibile“. Anche se, come dichiarato nella stessa sede da Luigi Di Maio, il 16 luglio scorso, “la Difesa, in completa sintonia e raccordo con le altre Amministrazioni dello Stato, in primis con il ministero degli Esteri, ha prontamente diradato il complesso delle relazioni bilaterali con l’omologo comparto egiziano”. Ad esempio, è progressivamente calato il numero delle attività congiunte: da una media di circa 35 annuali prima del caso Regeni alle 10 attuali. Quale ulteriore segno tangibile “di un netto raffreddamento dei rapporti in esito al caso Regeni, sono stati sospesi gli incontri del Comitato tecnico Militare e industriale”.

Parole che, però, non convincono Beretta che al fattoquotidiano.it dichiara: “Se è vero quanto ha affermato il ministro Guerini in audizione e cioè che ‘in seguito all’omicidio di Giulio Regeni, la Difesa ha prontamente diradato il complesso delle relazioni bilaterali con l’omologo comparto egiziano’, allora chi ha dato il via libera a Fincantieri a diventare il primo sponsor della fiera militare egiziana Edex 2020? O dobbiamo pensare che sia stata una decisione che Fincantieri ha assunto a insaputa del ministro? Qui non si tratta di semplice interlocuzione o di rapporti commerciali con l’Egitto. La sponsorizzazione da parte di un’azienda a controllo statale come Fincantieri del salone militare Edex è un diretto sostegno alla politica militare del regime di al-Sisi nel Mediterraneo e in Libia. È bene che gli italiani lo sappiano”. Come si nota entrando sul sito di Edex 2020, Fincantieri è l’unico headline sponsor dell’appuntamento che si terrà al Cairo dal 7 al 10 dicembre 2020. Da specificare che, pur producendo anche mezzi militari, l’azienda è comunque detenuta per oltre il 70% dal ministero delle Finanze attraverso Cassa Depositi e Prestiti.

L’audizione di Guerini affronta anche il tema della maxi-commessa da circa 10 miliardi di euro di armamenti che l’Italia venderà al regime di al-Sisi. In particolare, ci si è soffermati sulla fornitura delle due Fregate Fremm, la “Spartaco Schergat” e la “Emilio Bianchi”, che inizialmente erano state prodotte da Fincantieri come fornitura per la Marina italiana, nell’ambito del programma Fremm. L’azienda si è impegnata a consegnare alla Difesa due nuove navi della stessa classe entro il 2024, in sostituzione di quelle che eventualmente saranno vendute all’Egitto. Dunque, ha aggiunto il ministro, “non intravedo rischi alla nostra capacità di assolvere i compiti assegnati”.

Inoltre, l’Uama (l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) si è rivolta al ministero della Difesa per un parere tecnico “circoscritto ai profili di sicurezza militare”. Si trattava di “verificare se il trasferimento di tali materiali, ovvero delle tecnologie associate, possa costituire un danno per la nostra sicurezza nazionale, alla luce del possibile vantaggio militare che l’acquirente potrebbe conseguire”. Il 27 marzo lo Stato Maggiore della Difesa ha dato parere favorevole, evidenziando nel contempo “una serie di condizioni e di limitazioni in particolare sui sistemi d’arma. Tutte volte a prevenire il passaggio alla controparte di dati di natura sensibile e di informazioni relative alla configurazione operativa dell’assetto per le esigenze nazionali e Nato“. In sintesi, prima di esportare le due navi, sarà necessario che Fincantieri le privi di alcuni armamenti e tecnologie Nato che non possono finire nelle mani di un Paese come l’Egitto che non fa parte del Patto Atlantico.

Twitter: @GianniRosini

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