“Il prossimo obiettivo per arrivare alla verità sulla barbara uccisione di Giulio Regeni è quello di far incontrare le nostre procure dal vivo e non i videoconferenza”. Nel corso della sua audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del ricercatore di Fiumicello, il ministro degli Esteri offre un primo quadro su quelli che sono i prossimi passi che l’esecutivo, in collaborazione con la Procura di Roma che indaga sul caso, intende compiere. Progressi resi difficili, al momento, dalla scarsa collaborazione dimostrata dai vertici del regime e dai magistrati del Cairo. Ma quando gli si chiede se l’autorizzazione alla contrattazione per la vendita delle Fregate Fremm o di qualsiasi altro tipo di armamento o equipaggiamento militare al Paese nordafricano possa essere considerata “opportuna”, il capo della Farnesina risponde: “Dubito che la vendita di questi prodotti all’Egitto possa essere letta come un favore al Cairo. Così come dubito che rappresenti un elemento che faciliti il percorso di ricerca della verità su Regeni”.

Il ministro ha preso la parola rinnovando la propria vicinanza ai genitori del ricercatore di Fiumicello, affermando che “le loro critiche sono legittime e vanno sempre ascoltate”, in riferimento alle ultime dichiarazioni di Claudio Regeni e Paola Deffendi che si sentono “traditi da questo governo, non dall’Egitto”. A loro, però, invia anche una risposta riguardo alle richieste di un nuovo ritiro dell’ambasciatore italiano al Cairo: “Trovo fuorviante l’idea che il ritiro del nostro ambasciatore possa aiutarci a ottenere la verità – ha aggiunto – La sua presenza è importante per ottenere giustizia per Giulio e un rapido rilascio di Patrick Zaki. Soltanto il partenariato può avvicinarci alla verità“.

È questa la linea, ha ribadito, sposata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e da tutto l’esecutivo. Nessun muro contro muro, nessuna azione muscolare, anche se “questo non significa sottovalutare la morte di Giulio. Da quando sono alla Farnesina ci sono stati dei timidi progressi, visto che le due procure non si parlavano da un anno. Ma non possono esserci cali di tensione, la verità è il presupposto per far progredire la collaborazione”. Una collaborazione che, assicura, è stata compromessa dalla vicenda Regeni: “I rapporti tra Italia Egitto sono molto diversi rispetto a quelli intrattenuti prima della sua uccisione”.

Di Maio, citando i numerosi contatti avuti con il suo omologo egiziano, Sameh Shoukry, ha ricordato anche la lettera inviata il 1 luglio in cui si chiedeva, tra le altre cose, la comunicazione del domicilio dei cinque agenti dei servizi indagati per la morte di Giulio Regeni, come da rogatoria dell’aprile 2019. A quella lettera, ha ammesso il ministro, non è mai seguita una risposta: “Mi devo sentire con lui nei prossimi giorni, risponderà in quell’occasione”, ha detto.

Il confronto si è poi inevitabilmente spostato sulla recente autorizzazione alla negoziazione tra Egitto e Fincantieri sulla vendita delle Fregate Fremm “Spartaco Schergat” ed “Emilio Bianchi”. Su questo, dopo aver detto che a suo parere è necessaria una riforma della legge 185/90 che regola l’export di armamenti all’estero, ritenuta “a maglie larghe”, ha specificato che quella rilasciata è “l’autorizzazione alla negoziazione e non all’esportazione, che avviene invece in una fase successiva”. Ha però specificato che per negare il secondo via libera è necessario che “vi siano stati determinanti cambiamenti di scenario e pensare anche a un indennizzo nei confronti dell’azienda a cui si è precedentemente dato l’ok alla contrattazione”.

Ma quando i membri della commissione insistono sul ruolo esercitato dal governo sul buon esito delle trattative, il minsitro replica: “Le istituzioni italiane non hanno mai incoraggiato accordi di questo tipo tra le nostre aziende e l’Egitto. Non c’è una regia dello Stato e del governo dietro alle dinamiche commerciali. Dubito che la vendita di questi prodotti all’Egitto possa essere letta come un favore al Cairo. Così come dubito che rappresenti un elemento che faciliti il percorso di ricerca della verità su Regeni”.

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