Il 14 luglio è la Giornata Mondiale degli squali, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per accendere i riflettori sul rischio concreto della loro estinzione. Infatti, secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn), “il 30% dei pesci cartilaginei – squali e razze – è minacciato e ben 39 delle 73 specie che sono fortemente a rischio, lo sono proprio nel mar Mediterraneo”, spiega a ilfattoquotidiano.it Massimiliano Bottaro, coordinatore del progetto Elife e ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.

I numeri di alcuni report sono allarmanti. Ogni anno nell’Unione Europea si pescano circa 42mila tonnellate di squalo, di cui 25mila sono verdesche, mentre il restante si divide per lo più tra squalo smeriglio, squalo mako, squalo volpe e squali di profondità, come centroforo e zigrino. Per questo nasce con urgenza Elife, un progetto internazionale quinquennale e dal budget complessivo di oltre 3,3 milioni di euro – di cui 2 milioni cofinanziati dal programma Life della Commissione Europea – volto a proteggere questi predatori marini attraverso sistemi di pesca ecosostenibili e buone pratiche.

Il 14 luglio alle ore 11 con un seminario online in contemporanea sulle pagine facebook di Elife, Acquario di Genova e La Nuova Ecologia, verrà diffuso al pubblico il progetto. Dieci i partner coinvolti tra Italia, Grecia e Cipro: la Stazione Zoologica Anton Dohrn, le Aree Marine Protette delle Isole Pelagie e di Tavolara-Punta Coda Cavallo, Costa Edutainment, con i suoi Acquari di Genova e di Cattolica, il Consorzio Mediterraneo, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Legambiente, Marine & Environmental Research Lab, Algowatt e l’Università di Padova.

I dati raccolti nel 2018 dalla Stazione Zoologica attestano che “l’88% dei pescatori, intervistati nei principali porti italiani, pesca regolarmente squali con le reti a strascico e i palangari”, ma per fortuna, precisa l’esperto, “per circa il 75% dei casi, gli squali sono ancora vivi”. Da qui le azioni d’intervento: “Da una parte fornire ai pescatori le buone pratiche da eseguire per rilasciare gli animali senza arrecare stress e impatti negativi, dall’altra far sostituire i classici ami a forma di J che per la loro forma sono facilmente ingoiabili e si impigliano nell’esofago anziché nella bocca, con dei più ecologici ami circolari, ben più larghi e difficilmente ingoiabili; in questo modo si aumentano le probabilità di sopravvivenza degli squali, che saranno più facilmente liberati”.

Ma non è tutto, oltre agli attrezzi e ai protocolli salva-squali, verranno poste “delle speciali griglie davanti alla reti a strascico per prevenire la cattura degli stessi o di altri animali protetti come le tartarughe marine”. L’ambizioso obiettivo del progetto è azzerare completamente le catture di squalo grigio alle isole Pelagie: “Gli squali grigi frequentano stagionalmente, tra tarda primavera e inizio autunno, le acque dell’arcipelago, dove purtroppo sono oggetto di pesca illegale, sebbene sia un’area marina protetta, da parte di imbarcazioni soprattutto battenti non bandiera UE che pescano illegalmente”. Per fronteggiare questo bracconaggio, “sul fondale dell’isola di Lampione – principale punto di aggregazione di questi animali – saranno messi dei grandi blocchi in materiale ecologico, muniti di rostri in acciaio, così da impedire l’utilizzo di qualsiasi attrezzo di pesca”.

In Sardegna, invece, nell’area marina Tavolara-Punta Coda Cavallo, hot spot per lo squalo elefante, si cercherà di ridurre del 50% le interazioni negative con gli esseri umani (come le catture accidentali o il disturbo delle imbarcazioni) organizzando “una rete di avvistamento e segnalazione per informare in tempo reale i pescatori e i diportisti, avvalendosi anche di una app apposita, Sharkapp”.

Ma la prova del nove per il progetto avverrà con il Gps, infatti, molti squali appartenenti alle specie maggiormente minacciate di estinzione nei mari europei, come lo squalo volpe, lo squalo mako, lo spinarolo, saranno marcati per essere seguiti via satellite: “Si verificherà se i nostri sistemi per diminuire la mortalità degli squali sono efficaci o meno”, conclude Bottaro, “in aggiunta, forniranno preziose informazioni sull’ecologia di questi animali come, ad esempio, il loro utilizzo degli habitat e dello spazio marittimo”.

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