Una misura “sproporzionata”. Così il tribunale di Lleida ha deciso di non ratificare la decisione presa solo ieri dal governo catalano di imporre un nuovo lockdown in otto comuni dopo la risalita dei contagi. Secondo quanto riportato da La Vanguardia, queste misure richiedono precedentemente l’approvazione di quello che viene chiamato “estado de alarma”, che è di competenza del governo centrale e che è l’equivalente del nostro “stato d’emergenza”, che il governo pensa di estendere al 31 ottobre anziché a fine anno. Intanto, domani 14 luglio, il nostro Parlamento voterà il via libera al prolungamento delle misure anti-Covid. Tradotto: sì subito alla proroga delle norme per prevenire nuovi contagi (quindi mascherine e distanziamento sociale in primis), no a prendere sotto gamba la situazione, perché il rischio di una nuova ondata in autunno c’è ed è concreto. Il governo, come ha già anticipato Conte, è intenzionato a ampliare le misure eccezionali per la lotta al Coronavirus e già in settimana potrebbe arrivare una delibera ad hoc in Consiglio dei ministri, accompagnata anche da un decreto legge utile per fare ordine fra le varie scadenze fissate nel corso di questi mesi.

La bocciatura del lockdown in Catalogna è dunque riconducibile alla mancanza dello “stato di emergenza”, che è terminato lo scorso 21 giugno. Ieri il governo della Catalogna aveva ordinato il confinamento totale nella città di Lleida, che conta quasi mezzo milione di abitanti, e in altri sette comuni della zona di Segrià, a causa di un focolaio incontrollato di coronavirus: in 24 ore si sono registrati 816 nuovi contagi e negli ospedali della provincia ci sono più di un centinaio di pazienti ricoverati per Covid-19, riferisce il Dipartimento della Salute. La popolazione dovrebbe restare a casa tranne che per andare al lavoro o altri spostamenti necessari. I nuovi casi nella zona di Barcellona, riporta invece El Pais, si sono moltiplicati per quattro negli ultimi 12 giorni. In totale, nel Paese si contano più di 70 focolai attivi.

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