“In parrocchia stiamo ospitando un ragazzo della costiera sorrentina senza fissa dimora che lavora una dozzina di ore al giorno, tutti i giorni, in uno stabilimento balneare, per 600 euro al mese. La logica dei titolari dello stabilimento è sempre la stessa di tanti casi simili: Noi non potremmo tenerti, ti stiamo facendo una cortesia“. Don Carmine Giudici è il parroco della Cattedrale di Sorrento e parla misurando con attenzione le parole e il tono della voce. Lui – insieme a don Tonino, don Vincenzo e altri parroci di Sorrento -ha voluto incontrare ilfattoquotidiano.it perché colpiti, e preoccupati, della denuncia di due stagionali del turismo che hanno preferito rimanere disoccupati piuttosto che essere costretti a lavorare negli alberghi ‘sulla fiducia’ di un contratto che non viene sottoposto in visione. Per non accettare cioé retribuzioni ‘part time’ in cambio di un impegno ‘full time’, stipendi dimezzati da 1300 euro a circa 600 euro. “Conosco le storie, uno di loro venne a parlarmi”. A Sorrento la Chiesa – con eccezione di un paio di sindacalisti e consulenti del lavoro – è l’unico avamposto in difesa dei diritti degli sfruttati. “Vengono a chiedere aiuto da noi. La politica preferisce ascoltare le ragioni degli albergatori. Che con l’emergenza Covid sono anche loro in difficoltà, sicuramente”.

Anche monsignor Francesco Alfano, Arcivescovo di Sorrento, in una nota ha parlato della “sofferenza di chi è costretto ad accettare il lavoro sotto ricatto di non essere più richiamato se rifiuta” e ha rivolto un invito agli imprenditori: “In tempi eccezionali come questo abbiamo tutti il dovere di restituire, almeno in parte, quanto abbiamo ricevuto dall’intera società in lunghi anni di sacrifici e impegno lavorativo il più delle volte eccellente”.

Di quanti casi come quello dei due lavoratori intervistati siete a conoscenza?

Sono molti, e di tutte le età, anche di 60 anni e oltre.

Voi parroci come potete aiutarli?

Proviamo a cercare un’alternativa. Purtroppo spesso senza riuscirci.

Riuscite a dialogare con gli imprenditori e gli albergatori di Sorrento?

Poco. Lo sa come i sorrentini chiamano gli albergatori? ‘Signor Tonino, Signor Giovanni…’. L’uso del termine ‘Signore’ è il segno dello squilibrio dei rapporti, anche il sorrentino medio è convinto che quando lavora sta ricevendo un piacere del ‘signore’ dell’albergo. Gennaro e Fabio, i due nomi di fantasia dietro i quali si celano i lavoratori del turismo che hanno respinto questa logica, sono forse i primi che hanno spezzato questa mentalità laurina secondo la quale il lavoro è offerto da benefattori che un giorno impiegano te e in futuro i tuoi figli. E quindi, da benefattori, possono permettersi di fare tutto.

Secondo voi Gennaro e Fabio rischiano l’isolamento?

Faranno fatica a trovare solidarietà e persone che sposino la loro causa, c’è un problema culturale di fondo. Mi vengono in mente le parole di don Oreste Benzi: ‘Non sia dato per carità ciò che deve essere dato per giustizia’. Se lavoro quattro ore mi paghi quattro ore. Se vuoi otto ore non me ne puoi pagare quattro. E Tonino e Giovanni sono Tonino e Giovanni, non ‘signor’ Tonino e ‘signor’ Giovanni…”.

La politica e l’amministrazione locale hanno percezione del problema dello sfruttamento del lavoro turistico?

Diciamo che preferiscono ascoltare le ragioni degli albergatori.

Anche gli albergatori non stanno vivendo un bel momento, le presenze turistiche si sono ridotte drasticamente.

Sicuramente. Ma bisogna ricordare che gli albergatori e la città di Sorrento devono tanto a generazioni di lavoratori sorrentini che hanno reso altissima la qualità dell’accoglienza.

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