di Donatello D’Andrea

Il periodo del lockdown ha ridato nuova linfa alla televisione, ripropostasi come nuovo centro d’informazione ma Covid-dipendente. Infatti, gli indici di ascolto hanno registrato un aumento del 20% per tutte le principali reti televisive: Rai, Mediaset, La7 e Sky.

In particolare Rai e Mediaset da sole monopolizzano il 70% degli ascolti nella fascia della prima serata. I numeri confermano, a dispetto di quanto si è detto sul sorpasso delle internet tv, un aumento della platea per il piccolo schermo di circa un milione di individui nel giorno medio e di quasi due milioni in prima serata.

Ma prima di arrivare al punto, è interessante comprendere come funzioni la rilevazione degli ascolti. Ogni mattina Auditel, la società milanese che elabora proiezioni sugli ascolti raccogliendo i dati televisivi e radiofonici, fornisce il resoconto degli ascolti del giorno precedente con una percentuale, il famoso share, e una stima sugli spettatori per i vari programmi. Auditel misura in tutto 380 emittenti televisive, compresi i canali in streaming.

La fonte di questi dati sono i cosiddetti “meter”, apparecchi elettronici simili a dei decoder installati in un campione di case. Sono in tutto 16mila, per un totale di 41mila persone, scelte perché siano rappresentative della popolazione. Ogni volta che accendono la tv, le famiglie Auditel inseriscono i dati su quante e quali persone sono davanti alla televisione. I dati vengono elaborati con dei modelli statistici, in modo da arrivare a delle stime sui comportamenti di tutti gli italiani.

Ovviamente i dati raccolti non determinano solo gli ascolti ma anche le inserzioni pubblicitarie. Ed è in questo frangente che si inserisce un’osservazione. Stando ai dati, a fronte di un aumento degli ascolti, le televisioni pubbliche hanno registrato un calo dei ricavi pubblicitari. Mediaset è andata giù del 39%, la Rai segue a ruota. I ricavi televisivi diminuiscono, soprattutto a fronte della perdita dello sport, delle fiction e dei diritti tv.

Il lockdown è stato un periodo che ha visto le tv risorgere, ma fino ad un certo punto. I palinsesti hanno ritenuto proficuo riempire la tv di programmi sul coronavirus, che hanno parzialmente fermato l’emorragia di pubblico e di pubblicità. Ma passata l’emergenza gli spazi offerti dal mercato si restringeranno e alle emittenti pubbliche occorrerà ridimensionarsi.

Quella che ha il carico maggiore di responsabilità è proprio il servizio pubblico, cioè la Rai. A partire dai costi fissi, elevati anche per il grande numero dei dipendenti, questa ha comunque il vantaggio del canone. Potrebbe salvarsi con un’accentuazione della programmazione commerciale, la quale però andrebbe a discapito del servizio pubblico. Occorre, come si dice in gergo, un “mix perfetto”.

La Mediaset si regge solo sulla pubblicità, ed è l’unica grande emittente in grado di raccoglierne a bizzeffe. Anche se il duopolio dei palinsesti la favorisce, anche indirettamente. Sicuramente la tv di Cologno Monzese è anche quella che soffre maggiormente le oscillazioni dei mercati. In questo caso un ridimensionamento del palinsesto e della programmazione si fa più difficile e, ovviamente, deve puntare più sulla quantità dei programmi offerti che sulla qualità. Una cosa che, purtroppo, in Mediaset paiono aver preso troppo sul serio dato che la qualità latita da un po’ di anni.

La pandemia ha interrotto un processo irreversibile, cioè il declino della televisione, ma il caso vuole che le sia stata offerta anche la possibilità di salvarsi. Vedremo come i dirigenti risponderanno a quest’ultimo appello.

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