La bella e la bestia era solo una favola dalle origini lontane e incerte. Da un po’ di tempo a questa parte, invece, rischia di essere il titolo con cui riassumere l’infausta situazione politica del nostro paese. Quella in cui una destra ormai capitanata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni vede crescere i propri consensi in misura proporzionale ai messaggi offensivi e aggressivi che lancia.

Mentre dall’altra parte c’è un gruppo composito (fra cui inserire una pallida sinistra), che mantiene a fatica la facoltà di governare essendosi specializzata soltanto (o perlopiù) sulla denuncia moralistica delle balordaggini mostrate dalla parte avversa.

A mostrarcelo è anche l’ennesimo fatterello di cronaca: il figlio quindicenne della giornalista Selvaggia Lucarelli, con modi e toni civili, si è presentato a un comizio di Salvini, accusandolo di esercitare un ruolo politico fra le altre cose “omofobo e razzista”. Ci sarebbe da opinare sull’opportunità della cosa, certo, ma non è questo il punto. Il punto è che naturalmente il ragazzo si è attirato gli improperi dei simpatizzanti di Salvini, complice anche il fatto che la Lega ha visto bene di diffondere il video della contestazione sulle sue pagine, di fatto dando in pasto alla bestia un minorenne. Già, la bestia, come è stato giornalisticamente ribattezzato il sistema di comunicazione che ruota attorno a Salvini e al partito di cui è leader.

Il dettaglio non trascurabile, però, è che proprio quel partito stando ai sondaggi è il primo in Italia. Sarebbe sciocco e ingenuo pensare che sia così per via della bestia tecnologica o delle bestialità che diffonde in ambito ideologico.

Più utile concentrarsi su quella che ormai è una dinamica consolidata del teatrino politico nostrano, che contribuisce a renderlo sconsolante e chiuso al tempo stesso: la destra italiana cavalca molto del peggio in circolazione, spesso però evidenziando problematiche sociali che molti cittadini vivono sulla propria pelle (pensiamo ai disagi provocati dall’immigrazione nelle periferie), mentre dall’altra parte (un certo pudore a parlare di sinistra…) ci si limita a un moralistico e più o meno dotto sforzarsi sull’ovvio.

Siamo tutti cittadini d’Europa e del mondo, siamo tutti uguali, non sono tollerabili discriminazioni di sorta (specie se fondate sul sesso e sulla razza) e in generale non lo è una politica (quella della destra, appunto) che parla alla pancia del paese spegnendo le menti.

Tutto apparentemente perfetto, puro, come l’”anima bella” così ironicamente definita da Hegel, che cullandosi nel godimento della propria purezza tiene lontano da sé il momento dell’agire, quasi che questo fosse un’inaccettabile contaminarsi con la realtà mondana e quindi impura. In questo i partiti, i giornali, le personalità, in generale la “cultura” che si contrappone a Salvini sta perpetuando il grande sbaglio, quello che lo tiene ben in alto nei sondaggi di gradimento.

Perché sì, vi saranno anche elementi razzistici, omofobici e quant’altro in Salvini e nelle tante persone che lo appoggiano e votano, e questi vanno condannati senza se e senza ma. Ma il punto è che molta di questa popolazione è stremata, smarrita, spaventata e quindi spesso rabbiosa. Alla ricerca disperata (e spesso sbagliata) di radici culturali che la facciano sentire collocata, ma soprattutto stabile rispetto a un mondo in cui proprio i rappresentanti delle anime belle si sono consegnati (e hanno consegnato il popolo) ai diktat indiscutibili della finanza, a uno sradicamento esistenziale che impoverisce e fa arrabbiare.

Salvini, e con lui la peggiore destra, è solo il cavalcatore di un’onda sciagurata. Ma limitarsi a condannare moralmente il peccato senza fare nulla per ostacolare il vero peccatore (il disagio sociale che genera smarrimento e rabbia, cioè l’onda), equivale a consegnarsi al nulla della retorica. Quella retorica con cui tutt’al più si scrivono begli articoli, libri indimenticabili e quant’altro contribuisca al mondo intellettuale e dello spettacolo (che oggi purtroppo spesso coincidono). Proprio mentre si lascia scrivere la Storia al peggio che la politica ha da offrire a una popolazione priva di alternative credibili.

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