Tutto qui? È il commento spontaneo a fronte dei Btp Futura (codice Isin IT0005415283) sottoscrivibili da lunedì 6 luglio 2020, a vederne le caratteristiche recentemente rese note. Anticipazioni accattivanti, gran battage pubblicitario, eco plaudente della stampa ecc. ma poi una proposta decorosa, ma certo non entusiasmante. Personalmente io non sottoscriverò nessun Btp Futura.

Per cominciare, purtroppo non è come avrebbe affermato il capo del debito pubblico italiano Davide Iacovoni o, più probabilmente, ha travisato il Sole 24 Ore. Grazie alle cedole crescenti, al salire dei tassi di mercato tali titoli scenderebbero meno di un normale Btp a cedole costanti; e coi tassi in discesa invece salirebbero di più. Troppo bello per essere vero! Basta un’infarinatura di matematica finanziaria per sapere che non è così.

Per giunta i Btp Futura si differenziano poco dai normali Btp con cedole tutte uguali. Quelle dei nuovi titoli vanno dall’1,15% all’1,45%. Una progressione degli interessi minima, nell’ordine dello 0,03% annuo.

Si tratta comunque di titoli decennali e quindi soggetti a cali delle quotazioni, se salgono i tassi sull’euro o lo spread dell’Italia. In tali ipotesi non stupirebbe vederli scendere sotto 90. Né si può sostenere che i Btp Futura facciano sperare in guadagni da strabuzzare gli occhi. Il rendimento è striminzito, come d’altronde è normale per i titoli di Stato dell’eurozona. Senza premio di rimborso è sull’1,3% annuo; col premio di rimborso, cioè tenendoli fino alla scadenza, sale all’1,4%-1,6% annuo, sempre nominale lordo e senza tenere conto dell’imposta di bollo.

Chi aborre dalle perdite può tenere i soldi in depositi non vincolati, in buoni postali o in contanti (sic). È una frottola che gli italiani che hanno parecchia liquidità sui conti correnti siano stupidi, autolesionisti, ignoranti di finanza ecc. Semplicemente sono prudenti: per ora non investono, poi si vedrà. I discorsi simil-terroristici sulle perdite che subirebbero sono taroccati, trattandosi per giunta di scelte provvisorie, mica irrevocabili per i prossimi 10-20 anni come ipotizzano tanti articoli pilotati.

Ma soprattutto esiste un’alternativa migliore per un risparmiatore che cerca sicurezza, sempre nell’ambito dei titoli del Tesoro. Sono i Btp Italia. In particolare quelli con rimborso nell’ottobre 2027 rendono a scadenza circa sull’1,1% più dell’inflazione. Ma non solo gli basta un modesto incremento del costo della vita per tenere il passo coi Btp Futura. È soprattutto importante la protezione che offrono in termini di potere d’acquisto. A fronte di tale rischio coi Btp Futura si è completamente sguarniti.

Da non scartare neppure i buoni fruttiferi postali Bfp 3×4. Tenuti per 9 anni rendono l’1% annuo e tenuti per 12 anni l’1,5% senza rischiare mai perdite nominali, neanche per l’imposta di bollo.

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