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di Monica Valendino

Uno dei tanti, troppi fatti che funestano l’Italia, che disdegna le aggressioni della polizia americana verso chi è di colore ma si gira dall’altra parte quando in casa propria le aggressioni di marca omofoba finiscono al massimo in una pagina di cronaca. A Pescara un atto violento e inaspettato contro un ragazzo “reo” solo di tenere per mano il suo compagno per strada, che gli è costata la frattura della mascella e un intervento chirurgico con l’inserimento di una placca in titanio.

E quando la giunta del capoluogo abruzzese avrebbe dovuto gridare il suo sdegno, ecco che, come spesso succede a destra, per “salvaguardare il buon nome della città” si è girata di fatto dall’altra parte. Il Sindaco, infatti, ha riconosciuto che pestare a sangue quel ragazzo è un atto disdicevole, ma poi ha affermato che sottolineare l’accaduto avrebbe di fatto messo in cattiva luce la sua città. Più facile mettere la sporcizia sotto il tappeto per mostrare solo la facciata patinata e falsa.

Ma l’aggressione porta ancora una volta alla mancanza di una legge che inasprisca le pene per i reati contro etnie, diversità sessuali e opinioni religiose. In Parlamento, grazie a questo governo, c’è una proposta di legge che, guarda guarda, vede l’opposizione della Lega. Un testo che comunque continua il suo iter ed è stato depositato alla commissione Giustizia alla Camera, per un provvedimento che prevede il carcere fino a 4 anni per chi “istiga alla violenza omofobica”.

Ma contro questa legge c’è da settimane anche la Cei che con un documento ha ricordato che i vescovi ritengono che, al riguardo, “un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”. Anzi, secondo i vescovi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide.

La stessa Cei che anche sul caso di Pescara ha taciuto, come fatto dal sindaco e da tanti perché, alla fine, il pensiero comune è quasi “se la sono cercata”.

Lo sdegno che c’è negli States per come la polizia tratta spesso le persone afroamericane in Italia diventa un dibattito sterile quando si devono affrontare le discriminazioni, perché da queste parti è meglio parlare di delitti di altro tipo, quelli che si possono condannare senza pensare che il buon nome del Paese venga infangato.

Comunque sia, al di là della legge sacrosanta che molti attendono e che la maggioranza vuole portare a termine, rimarrà sempre ancora una arretratezza culturale spesso figlia anche delle posizioni della Chiesa. Non bastano le aperture di Papa Francesco, non basta vedere il dolore che certe situazioni causano per cambiare un modo di pensare radicato e che la destra incarna e fa suo, a quanto pare, alla perfezione.

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