Chiunque dotato di smartphone c’ha pensato almeno una volta: videodocumentare la quarantena provocata dal coronavirus. Non importa come e in che misura, conta(va) testimoniare una situazione mondiale senza precedenti. A conferma di ciò, di progetti tra film partecipati, collettanee e collage di ogni sorta ne sono nati a iosa, ma è probabile che pochi abbiano raggiunto una certa “qualità”. Per questo è un autentico piacere per gli occhi, lo spirito e il cervello passare in rassegna i 16 titoli di HOMEMADE, la collezione di cortometraggi creati da grandi cineasti contemporanei – 8 donne e altrettanti uomini – da tutto il mondo, che Netflix mette da oggi a disposizione dei propri abbonati per la produzione condivisa dell’italiana The Apartment di Lorenzo Mieli e della cilena Fabula dei fratelli Pablo & Juan de Dios Larraìn. Una sfida che, se dettata dalle contingenze spaziali similmente a quanto accade durante conflitti e confinamenti, ha permesso ai filmmaker di espandersi artisticamente, aprendo la creatività ma anche – cosa di non poco conto – in taluni casi le proprie abitazioni.

Come mai in precedenza, la privacy domestica è diventata set cinematografico con figli e congiunti attori (spesso) perennemente in scena, andando a creare evidentemente un genere non nuovo ma di rinnovata enfasi, l’home movie, questa volta completamente homemade, appunto.

Da ogni angolo del pianeta hanno risposto positivamente all’idea avuta Lorenzo Mieli con la sua The Apartment, soprattutto dall’America Latina grazie all’invito dei consociati Larraìn Bros: si sono uditi sussurri e grida a scandagliare emozioni e sentimenti diversi, talvolta contrastanti, certamente originali.

Il parigino-maliano di Montfermeil Ladj Ly (dove ha girato e ambientato il suo folgorante esordio Les Miserables – I miserabili, tuttora nei cinema italiani), il “nostrano” Paolo Sorrentino (l’unico italiano del gruppo..), la direttrice della fotografia statunitense Rachel Morrison, e poi naturalmente il padrone di casa Pablo Larraìn con l’amico connazionale Sebastian Lelio, l’afro-gallese Rungano Nyoni, la messicana Natalia Beristain, il tedesco Sebastian Schipper, il britannico David Mackenzie, le star americane che si sono “improvvisate” registe Maggie Gyllenhaal e Kristen Stewart, la libanese Nadine Labaki col marito musicista Khaled Mouzanar, lo statunitense Antonio Campos, il messicano Johnny Ma, l’anglo-indiana Gurinder Chadha e la californiana Ana Lily Amirpour. Tutti ugualmente “costretti” nell’espressione di una diversità antropologico/culturale di alto interesse, vibrata chiaramente nelle pieghe del linguaggio audiovisivo.

Ma fra tutti, va detto, il nostro premio personale va a Paolo Sorrentino e di certo non per motivazioni patriottiche. Il suo Viaggio al termine della notte (questo il titolo del corto) riesce in soli 7 minuti a sintetizzare un universo poetico e simbolico di altissimo livello, nutrito dall’ironia (anche autoreferenziale) che da sempre distingue il premio Oscar napoletano.

Memoriale Coronavirus

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