Come ogni anno, giugno viene considerato il mese dedicato al Pride: parate e cortei caratterizzati da un’ondata di colori ed energia invadono le strade di tutta Italia e di tutto il mondo per rivendicare i diritti essenziali di chi lotta ogni giorno per essere accettato all’interno della società, e hanno come filo conduttore l’orgoglio di appartenere ad una grande comunità, quella Lgbt+.

A queste manifestazioni, caratterizzate da un’atmosfera ludica che trova senso nelle origini in cui la prima parata è sorta, prendono parte non soltanto gli appartenenti alla comunità ma anche i suoi sostenitori. Quest’anno, a causa della pandemia, non saranno possibili celebrazioni di grande portata come per gli anni passati, ma ci si è mobilitati comunque per poter garantire a questa ricorrenza di essere onorata in ogni caso.

Prima di spiegare come si è pensato di svolgere il Gay Pride per l’anno corrente, è d’obbligo conoscere e ripercorrere la storia di questa celebrazione per far capire anche meglio il motivo per cui ricade proprio durante questo mese.

Tutto ebbe origine con i moti di Stonewall, che diedero vita al movimento di liberazione Lgbt. Negli anni ’60 negli Stati Uniti era frequente che i poliziotti organizzassero delle retate nei locali gay picchiando, arrestando e minacciando i membri della comunità Lgbt che erano lì solo per divertirsi. Decenni di oppressione furono la causa che fece accendere la prima rivolta: era il 28 giugno del 1969 quando un gruppo di poliziotti fece irruzione nel club gay Stonewall Inn di New York, usando violenza contro le persone che vi si trovavano.

Per la prima volta la comunità Lgbt decise di rispondere alle manganellate con altrettanta violenza: leggenda vuole che fu Sylvia Rivera a scagliare il primo colpo levandosi la scarpa col tacco e lanciandola contro un poliziotto. Per tutti i giorni a seguire la comunità gay decise di scendere in strada mostrando a tutti che loro esistevano e che era finito il tempo di nascondersi. Lo slogan era chiarissimo: Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud (“Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio”).

Un anno dopo, esattamente 50 anni fa, proprio in memoria di questi moti fu organizzato il primo Gay Pride a New York, inizialmente chiamato Christopher Street Liberation Day March. I partecipanti scesero in strada indossando vestiti sgargianti, slip e costumi da bagno, mentre le transgender potevano finalmente passeggiare in strada con abiti femminili senza alcuna paura. La marcia serviva a dire in modo inequivocabile che le regole sociali erano regole di repressione e che nessuno aveva più voglia di seguirle.

Sempre quello stesso anno furono organizzate altre manifestazioni a Chicago, San Francisco e Los Angeles: fu proprio Los Angeles ad ottenere che la strada in cui sarebbe avvenuta la manifestazione fosse transennata, così da organizzare una vera e propria parata.

Quest’anno l’Onda Pride, l’insieme di tutti i Pride italiani che annualmente invadono le strade di ogni città da nord a sud, sarebbe dovuta iniziare il 30 maggio partendo da Piacenza. A causa del Covid-19, le parate sono state cancellate o rimandate a data da destinarsi, ma molti eventi non tradizionali sono stati pensati per essere realizzati nel mese di giugno.

Almeno tre date sembrano confermate e si svolgeranno in diretta Facebook: il 27 giugno Milano e Abruzzo/Pescara, il 25 luglio Rimini. A Napoli, il 27 giugno verrà organizzato un flash mob in piazza del Plebiscito in linea con le regole del distanziamento sociale.

Anche nel resto del mondo sono state annullate diverse parate: nel Regno Unito, in Francia, in Germania, in Svezia e in Romania, perfino negli Stati Uniti e a Singapore. Adattandosi alle difficoltà, la comunità Lgbt si è attivata per trasmettere il 27 giugno 2020 il primo Global Pride in streaming: in questo modo le persone potranno prendere parte alla manifestazione in totale sicurezza rimanendo a casa, ma combattendo per i propri diritti. La diretta streaming inizierà dall’Asia orientale, Australia, Nuova Zelanda, arrivando fino agli Stati Uniti.

Steve Taylor, portavoce dell’European Pride Organizers Association, sottolinea che la priorità non è il Pride, ma il senso di comunità, amore e fratellanza che questo evento dà alle persone. L’evento online darà ancora una maggiore possibilità di partecipare anche a chi vive in zone rurali o marginalizzate.

Si ringrazia per la collaborazione la dr.ssa Elisa Ginanneschi

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