Gli applausi e le pacche sulle spalle non bastano più. “E’ il momento di agire“. Serve un “ritorno al futuro”. A battere i pugni sul tavolo agli Stati generali, nella sede governativa di Villa Doria Pamphilj, davanti al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri del suo governo, questa volta c’è Lavinia: ha 14 anni ed è a capo della delegazione di Fridays for Future, il movimento per il clima nato su ispirazione delle battaglie della studentessa svedese Greta Thunberg. “Cari politici – aveva detto poco prima Lavinia in un video su facebook – dopo questa emergenza Covid noi vogliamo un ritorno al futuro”. Le richieste che i giovanissimi attivisti mettono sul tavolo del governo che li ascolta girano tutte intorno a uno sviluppo alternativo, sostenibile, a partire dalla “transizione ecologica” che porti a un’Italia 100 per cento rinnovabile. E poi lo stop ai combustibili fossili, una mobilità collettiva, elettrica, gratuita. “La transizione ecologica è l’unica strada percorribile per rialzarci dalla crisi economica e, al contempo, prevenire nuove e più terribili tragedie – accelerano i Fridays – e non possono esserci interessi economici che tengano di fronte al futuro di noi giovani”. Non è il libro dei sogni, è la chiave per ripartire, ribadiscono.

I ragazzi di Fridays for Future sottolineano che è “il momento di ripensare il nostro sistema economico è adesso. Adesso dobbiamo creare una società nuova, giusta, sostenibile sia dal punto di vista climatico che dal punto di vista sociale”.”EcoBonus e reddito energetico sono primi, timidissimi passi – continuano dal movimento – ma impallidiscono di fronte a quanto l’Italia spende ogni anno in sussidi ai combustibili fossili e in progetti dannosi e fuori tempo massimo come la Tap o la metanizzazione della Sardegna. Abbiamo solo 8 anni per invertire la rotta, e l’Italia può guidare il mondo nella transizione”. Ai presenti al tavolo – al premier e ai ministri – vengono distribuite copie dell’ultimo report Ipcc e del programma di #RitornoAlFuturo (firmato tra gli altri da Cgil, Libera, Greenpeace, Legambiente e Wwf), mentre sulle slide viene proiettato un countdown con il conto degli anni che mancano alla fine del budget carbonico. Prima di entrare a Villa Pamphilj all’esterno i Fridays non hanno rinunciato al loro linguaggio consueto, quello del flash-mob: trenta “cadaveri” coperti da un lenzuolo bianco con un garofano sul corpo per “piangere l’umanità morta”. “Destinatario dell’azione è il governo italiano che convoca Stati generali dell’economia a porte chiuse e non mostra il coraggio necessario al cambiamento dell’attuale assetto politico-economico-produttivo”.

Il presidente del Consiglio, alla penultima giornata di lavori degli Stati generali, ha messo più volte il tema della transizione ecologica tra quelli in cima alla lista delle cose da fare. Per esempio l’ha citata espressamente nell’incontro con le società partecipate, incontrate in mattinata e definite dal premier “la spina dorsale del Paese”: “Le direttrici su cui ci muoviamo – ha detto Conte – sono tendenzialmente tre: modernizzazione del Paese, transizione ecologica e inclusione sociale, territoriale e di genere. Non immaginiamo oggi qui di concordare nel dettaglio e nello specifico i progetti, ma riteniamo di dare a questa riunione un senso allorché voi darete contributi”. Sono le linee che secondo il capo del governo sono da seguire per “creare ora le premesse per un recupero di produttività e Pil“. Non solo i fondi europei: anche alle società partecipate dallo Stato viene chiesto di fare la loro parte, a sostegno soprattutto delle aree più svantaggiate del Paese. L’ambiente, è la promessa, sarà uno dei cardini del piano di rilancio, insieme a modernizzazione e inclusione sociale. L’ossatura del piano si conoscerà la prossima settimana.

Prima, però, Conte vuole ricucire lo strappo con le opposizioni. Non vogliono Villa Pamphilj? L’idea è di invitare i tre partiti di minoranza a Palazzo Chigi, già la prossima settimana. In conferenza stampa, domenica sera, il presidente del Consiglio presenterà le prime proposte “concrete” per il rilancio. E rinnoverà l’appello a Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi a sedersi al tavolo. Ha già promesso che il piano sarà presentato in Parlamento. Il Recovery plan per l’utilizzo dei fondi europei sarà pronto a settembre. Ma anche per avere più forza al tavolo Ue, vorrebbe presentare entro l’inizio di luglio un primo programma condiviso anche con l’opposizione. Dal centrodestra viene però la richiesta di non ridurre l’occasione a mero ascolto ma di accogliere sul serio le proposte. “Non abbiamo bisogno di ville o sfilate”, dicono i salviniani aprendo alla possibilità di sedersi a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni è critica ma dice sì: “Siamo disponibili al confronto ma per svelare il bluff chiederemo conto al premier delle proposte di buon senso che abbiamo presentato al decreto rilancio e che anche stavolta la maggioranza sta bocciando a raffica”. Chi spinge da tempo per stare al tavolo è Silvio Berlusconi. Ma anche lui avverte: “Non basta l’ascolto puramente ‘formale’ senza tener conto delle nostre indicazioni, è un comportamento del tutto inadeguato”.

Mentre in maggioranza i problemi non mancano (sul decreto Semplificazioni che dovrebbe arrivare in cdm in settimana, sui decreti Sicurezza, per non parlare dello spauracchio Mes), il presidente del Consiglio si mostra convinto che il metodo di “progettare insieme” il piano di rilancio pagherà (“Siamo i primi in Europa a farlo”). Con i vertici delle società partecipate si discute di temi come le reti, il sostegno alla transizione energetica ovunque, l’accelerazione per il superamento del carbone, la cybersecurity e investimenti come quello di Leonardo sui 400 Leonardo labs, nonché quello di Poste con la digitalizzazione dei servizi. Investire sui territori, è la parola d’ordine. Perché in un “quadro di grande incertezza” i “gap”, sottolinea Conte, siano colmati e non aumentino. Il premier invita al tavolo anche alcuni cittadini che gli hanno scritto, da un musicista a un direttore d’hotel, a un commerciante di scarpe. Con loro discute di cassa integrazione, tax credit, taglio del cuneo, bonus autonomi, sgravi fiscali sugli affitti. L’appello dunque è a tutti, per uscire tutti insieme dalla crisi. Domenica tocca alla cultura, nel senso più ampio: a Villa Pamphilj sono attesi gli architetti Stefano Boeri e Massimiliano Fuksas, gli scrittori Alessandro Baricco e Stefano Massini, la cantautrice Elisa, il regista Giuseppe Tornatore, l’attrice Monica Guerritore e il presidente della fondazione italiana sommelier Franco Maria Ricci.

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