“Abbiamo avuto ragione su tutto: la gara per un lotto unico del trasporto pubblico su gomma in tutta la regione è stata fatta bene e l’assegnazione della gara è giusta”. A esultare, l’11 dicembre scorso, era il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: il Consiglio di Stato aveva appena confermato la bontà di quell’appalto che assegnava per undici anni (2021-2031) il trasporto regionale al gruppo francese Ratp, che gestisce già la tramvia di Firenze. Oggi è indagato dalla Procura di Firenze, insieme ad altre sei persone tra dirigenti regionali e componenti della commissione aggiudicatrice, proprio nell’inchiesta sulla gara dei bus regionali coordinata dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal pm Antonino Nastasi. Rossi, il cui mandato scadrà a settembre senza potersi ricandidare, è indagato per turbativa d’asta.

L’inchiesta era partita da alcuni esposti presentati a giugno 2019 da Mobit – il consorzio composto da altre aziende locali tra cui Cap (Prato), Ctt Nord (Livorno-Pisa-Lucca e Massa Carrara), Copit (Pistoia), Trasporti Toscani, Atn e Bus Italia del gruppo Fs – che aveva perso l’appalto nei confronti dei vincitori di Autolinee Toscana, raggruppamento che fa capo ai gestori di Ratp. Il bando era stato assegnato a inizio 2016 e da quel momento è iniziata una battaglia legale a colpi di esposti e denunce prima ai giudici amministrativi e poi alla magistratura ordinaria.

La gara – La gara assegnava ad Autolinee Toscana il servizio del trasporto regionale su gomma, sia urbano che extraurbano, dal 2020 al 2031 per un valore di circa 3,5 miliardi: 3 messi dalla Regione e 430 dai singoli comuni. Di fatto la gara era il risultato finale della politica di liberalizzazione del trasporto pubblico portata avanti dal Pd dal 2010, anno in cui Rossi fu eletto per la prima volta come Presidente della Regione. Il piano presentato da Autolinee prevedeva una spesa di 190 milioni di euro per rinnovare il 70% del parco bus, app e servizio web per prenotare i viaggi e abbonamenti uguali in tutta la Toscana.

Gli esposti – Dopo l’assegnazione della gara però erano partiti diversi esposti ai Tribunali amministrativi della Toscana che contestavano la procedura: in particolare sul Pef, il Piano economico finanziario che ogni concorrente doveva produrre “anche su supporto digitale, editabile e con formule in chiaro”. Mobit aveva presentato ricorso al Tar della Toscana proprio su questo documento e il 28 ottobre 2016 i giudici amministrativi avevano dato ragione al consorzio sconfitto chiedendo di riformulare i nuovi piani. Poi però avevano respinto un secondo ricorso di Mobit che chiedeva di annullare la richiesta di presentazioni dei nuovi pef. L’11 dicembre scorso il Consiglio di Stato, dopo aver chiesto il parere alla Corte di Giustizia Europea, ha dato il via libera alla gara ritenendo legittimi il lotto unico regionale da assegnare in blocco senza che ci sia stata una restrizione della concorrenza, la partecipazione dei francesi di Ratp e la richiesta dei nuovi piani finanziari. Lunedì scorso il Consiglio di Stato aveva respinto l’istanza di sospensione cautelare dell’assegnazione presentata da Mobit e la gestione dovrebbe partire dal prossimo primo luglio.

Ma gli esposti del consorzio che ha perso la gara non riguardavano solo l’iter amministrativo ma anche alcuni intrecci su cui la Procura di Firenze sta provando a fare luce dalle prime perquisizioni di fine maggio. Nella denuncia si pone l’accento su un membro della commissione aggiudicatrice che avrebbe fatto parte in passato del collegio sindacale di una società di trasporto pubblico locale che aveva proprio Ratp come azionista di maggioranza. A Rossi, invece, veniva contestata un’intervista rilasciata ad Aska News il 13 novembre 2015 in cui il governatore esprimeva soddisfazione per la vittoria di Autolinee anche se, scrivono i ricorrenti nell’esposto, la gara era ancora in corso “dato che i piani economico-finanziari delle due concorrenti sono stati valutati dalla commissione solo quattro giorni dopo, il 17 novembre, e l’aggiudicazione provvisoria era stata disposta solo il 24 novembre”.

Twitter: @salvini_giacomo

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