Non solo clienti estremamente bisognosi. Ma anche professionisti e commercianti. Con la crisi seguita all’emergenza sanitaria aumentano i nuovi poveri e cambia anche l’identikit di chi ricorre al banco dei pegni. Durante il lockdown, in fila al Monte di pietà sono arrivate infatti nuove tipologie di clienti in aggiunta ai lavoratori precari che già prima ricorrevano a questa modalità di accesso al credito. L’obiettivo per tutti è lo stesso: ottenere in pochi minuti contanti che è difficile avere rapidamente dalla banca o da una finanziaria. In tasca, orologi pregiati e gioielli di famiglia che costituiscono la garanzia per avere il denaro necessario a rilanciare l’attività senza dover attendere troppo o dover compilare pile di moduli. E soprattutto senza la necessità di merito di credito.

Pre-Covid, in Italia c’erano mediamente fra le 170mila e le 300mila persone l’anno in fila al banco dei pegni. Secondo Affide, il maggior operatore italiano ed europeo del credito su stima, alimentavano un giro d’affari annuo da circa 800 milioni l’anno. Si tratta quindi di un business di tutto rispetto, che però rappresenta una goccia nel mare se confrontato con il credito al consumo che nel 2019 valeva circa 22 miliardi. Ma di uno strumento importante soprattutto quando l’accesso al credito diventa difficile. Gli importi richiesti? Piccole cifre: sulla base degli ultimi dati Assopegno, al Monte dei pegni il taglio medio del prestito è da circa un migliaio di euro.

Complice la crisi economica, il business è ora destinato a crescere. Affide calcola che durante l’emergenza Covid-19 le richieste di credito su stima siano aumentate del 30 per cento rispetto al periodo lockdown. Anche se, come evidenziano diversi operatori, non sono pochi i clienti che preferiscono direttamente disfarsi degli oggetti di valore vendendo i beni ai compro-oro. Le quotazioni del metallo giallo sono del resto schizzate alle stelle (circa 49,50 il grammo venerdì 29 maggio). E se non si ha la certezza di poter restituire il denaro preso in prestito sul pegno, tanto vale non pagare gli interessi e cedere subito il bene.

Se invece si prevede di recuperare i preziosi, allora il pegno resta una valida alternativa in un mercato completamente regolamentato (anche sul fronte tassi) da Bankitalia. Per fare un esempio, secondo i criteri di Pronto Pegno (Banca Sistema), il cliente che porta un bene dal valore di stima da 1.250 euro può ottenere un prestito da mille euro. Su sei mesi pagherà 35 euro di interessi (Tan 7%) e 35 euro di custodia e assicurazione. In pratica, per recuperare il bene impegnato, il cliente dovrà restituire 1070 euro. In caso contrario, se il contratto non viene allungato pagando gli interessi, il bene andrà all’asta.

Per Banca Sistema, il maggior operatore bancario del settore, l’attività dei pegni svolge un ruolo sociale di primo piano. Certamente il business è interessante anche dal punto di vista aziendale visto che il gruppo ha deciso di acquistare la rete di Banca Intesa. Esattamente come Affide ha comprato tempo fa quella che era in mano ad Unicredit. Già oggi, del resto, secondo i dati di una ricerca Doxa-Affide, il 69% degli italiani conosce questo servizio al quale si rivolgerebbero 8 connazionali su 10 in caso di necessità o imprevisti. Tra i motivi principali per cui le persone lo sceglierebbero c’è l’esigenza di affrontare spese inattese o impreviste (64%). Ma anche il pagamento delle rette scolastiche o universitarie per se stessi o per i propri figli (28%), la volontà di esaudire un desiderio (23%), la ristrutturazione o l’anticipo di una casa (17%), il via ad una nuova attività o lavoro (15%). Necessità di vario genere che hanno in comune l’urgenza di ottenere denaro senza passare per procedure complesse.

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