L’invito ad un atto di amore si è trasformato nel più eccitante appello ad un atto di onanismo. E’ come aver dato un bazooka nelle mani di un serial killer. Questo è l’effetto sul sistema bancario del decreto liquidità dopo 60 giorni dalle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte (“soldi a pioggia a tutti in 48/72 ore”) al cui confronto, così come evidenziato anche da una indagine del Guardian, le invettive populiste degli ex leader dei paesi del Patto di Varsavia sono passi del Vangelo

Pensavo di aver visto e vissuto dall’interno la parte peggiore della storia del nostro sistema bancario. L’ho raccontata nei mie libri e nei mie articoli. Ma non ero mai stato all’esterno. Non ero mai stato uno di voi. Non ero mai stato un semplice cliente di una banca. In questi mesi segnati dalla pandemia, oltre ad aver ascoltato tanti di voi, ho provato sulla mia pelle cosa significhi per la nostra salute (fisica e psichica) confrontarsi con gli “estremismi” di un sistema ormai obsoleto, che sta portando all’esaurimento nervoso milioni di utenti.

Le trappole e i vincoli ostruzionistici creati dal sistema bancario, è vero, sono stati agevolati dalla vaghezza e imprecisione del dettato legislativo. Ma le banche non aspettavano altro. Perché la loro è una cultura non orientata alla customer satisfaction. Nonostante i paradossali spot pubblicitari, basati sul claim “oggi vi siamo più vicini di ieri”, che girano in questi giorni per le tv, siamo di fronte alla ennesima dimostrazione di una casta che, nella stragrande maggioranza, adotta comportamenti ed atteggiamenti che potrebbero infrangere anche la pazienza di Giobbe. I banchieri sono stati messi in condizione di continuare a fare, ancora più di prima, i “banchieri”, quelli che godono dei loro deliri di onnipotenza, della loro arroganza, delle loro inefficienze e dei loro paradossi che spesso sono tra il drammatico e il grottesco.

Io non sto parlando di comportamenti illegittimi e scorretti che fortunatamente sono limitati.

Parlo di modalità relazionale, di approccio nei confronti di chi entra (quando riesce ad entrare) in contatto con un dipendente di un istituto di credito. Parlo anche della capacità di saper dire un “no” preoccupandosi di accontentare il cliente.

Il dramma più comune è la richiesta di documentazione ridondante con effetto moltiplicatore di firme e moduli spesso inutili e non richiesti dal decreto legislativo. Un esempio? In alcuni casi è stato addirittura richiesto il Durc (documento unico di regolarità contributiva) aggiornato che ovviamente non può dimostrare la “regolarità contributiva” perché nel frattempo la nostra macchina statale non ha aggiornato le evidenze relative alle facilitazioni concesse a marzo (esonero dal pagamento dei contributi)!!!

Per non parlare della tendenza di prendere tempo con risposte evasive e rimpalli di responsabilità che, alla fine, si trasforma nella classica frase archetipo della loro arroganza relazionale: “Così ha deciso la nostra direzione centrale”.

“Oggi le comiche” (programma televisivo antologico degli anni 70 dedicato ai film comici) al riguardo era un dramma shakespeariano.

Ma sapete perché si stanno comportando così? Perché, oltre al virus culturale di sentire appagati i propri sensi di fronte ad un cliente insoddisfatto, stanno per andare incontro al momento più drammatico della loro storia. Nei prossimi 12-18 mesi molte banche vivranno il loro default e l’unica arma per difendersi in questo momento è quella, nonostante la garanzia statale, di non erogare credito e, nel prossimo futuro, di attuare una stretta creditizia (chiedere la restituzione di quanto prestato ante Covid-19).

Come difenderci da questo tsunami in arrivo?

Ne parleremo la settimana prossima.

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