La peggiore crisi, una ripresa incerta. Questo lo scenario che la Banca centrale europea vede per l’eurozona nel corso del 2020. La crisi dovuta alla pandemia – si legge nel bollettino mensile dell’Eurotower – ha arrestato gran parte dell’attività economica e provocherà una caduta del Pil dell’Eurozona compresa fra -5 e -12%. E “con la graduale rimozione delle misure di contenimento, si verificherà una ripresa dell’attività economica, la cui rapidità e portata restano tuttavia fortemente incerte”. “Al di là dei disagi derivanti nell’immediato dalla pandemia di coronavirus – scrive la Bce – con la graduale sospensione delle misure di contenimento la crescita dell’area dell’euro dovrebbe riprendere, sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, dalle politiche di bilancio nell’area e dalla ripresa dell’attività mondiale. Tuttavia, l’incertezza è estremamente elevata e rimarrà tale, rendendo molto difficile prevedere la probabile portata e durata dell’imminente recessione e della conseguente ripresa”.

Tradotto: se il primo trimestre 2020 è stato segnato dal crollo delle attività economiche, lo scenario peggiore potrebbe verificarsi nel secondo trimestre: “Il deterioramento degli indicatori dei consumi è senza precedenti”, scrive la Bce a proposito dell’effetto dei lockdown sull’attività economica dell’Eurozona. “Lo shock provocato dal COVID-19 – si legge – ha prodotto un effetto diretto attraverso il razionamento di diverse componenti di spesa. Gli effetti indiretti dovrebbero concretizzarsi attraverso l’impatto sul reddito, sulla ricchezza e sull’accesso al credito. Inoltre, la domanda repressa può avere un impatto positivo una volta revocate le misure di contenimento. L’impatto nel medio periodo sui consumi privati dipende dalla durata dei lockdown, dal ritmo di allentamento delle misure, dai cambiamenti del comportamento delle famiglie e dall’efficacia delle politiche pubbliche”. Nello specifico, “la pandemia e le relative misure di contenimento hanno colpito duramente il settore manifatturiero e dei servizi, con ripercussioni sulla capacità produttiva dell’economia dell’area e sulla domanda interna. Nel primo trimestre del 2020, interessato solo in parte dalla diffusione del virus, il Pil in termini reali dell’area dell’euro è diminuito del 3,8 per cento sul periodo precedente, per effetto delle misure di chiusura messe in atto nelle ultime settimane del trimestre. Il brusco ripiegamento dell’attività economica ad aprile – si legge ancora – suggerisce che tale effetto sarà probabilmente persino più grave nel secondo trimestre. Tenuto conto dell’elevata incertezza riguardo alla durata della pandemia, è difficile prevedere la probabile entità e durata dell’imminente recessione e della successiva ripresa”.

Per parte sua, l’istituzione diretta da Christine Lagarde si dice pronta a fare tutto il necessario: “Il consiglio direttivo della Bce è determinato a continuare a sostenere l’economia dell’area dell’euro di fronte alle attuali disfunzioni economiche e all’accresciuta incertezza e ha pertanto deciso di rendere ancor meno vincolanti le condizioni relative alle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine e di avviare una nuova serie di operazioni, non mirate, di rifinanziamento a più lungo termine per l’emergenza pandemica”. Gli acquisti di debito con il programma per l’emergenza pandemica (Pepp) “continueranno ad essere effettuati in maniera flessibile nel corso del tempo” e “finché il Consiglio direttivo non avrà ritenuto conclusa la fase critica legata al coronavirus”. Il Consiglio “ribadisce il massimo impegno a fare tutto ciò che sarà necessario nell’ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà”.

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