L’ultimo appello è stato quello del governatore del Veneto, Luca Zaia che, che al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha dato la propria disponibilità “a mettere in piedi un network di diverse strutture (scuole paritarie, asili, grest, centri estivi, associazioni sportive), una rete sociale di gestione dei bimbi che hanno necessità di assistenza, mente i genitori sono al lavoro” dal 4 maggio. Rispetto a pochissimi giorni fa e alla riunione in videoconferenza tra i ministri interessati e vari rappresentanti degli enti locali, qualche certezza in più c’è. Almeno per quel che riguarda giugno, mentre non è ancora chiaro cosa accadrà già dalla prossima settimana. Perché nel piano che sta mettendo a punto la ministra della Famiglia Elena Bonetti, ci sono due protocolli: il primo dovrebbe disciplinare la possibilità di attività in spazi aperti e accessibili a piccoli gruppi contingentati già dal 4 maggio, il secondo riguarda le indicazioni per il mese di giugno e per quelli successivi.

LA RIAPERTURA DI NIDI E SCUOLE DELL’INFANZIA – Se il premier Giuseppe Conte in Senato ha accennato alla necessità di “valutare la possibile riapertura, in modalità sperimentale, di nidi e scuole dell’infanzia (per accogliere bambini fino a 6 anni e, quindi, parliamo di circa 1,7 milioni di pargoli), oltre ai centri estivi e ad altre attività ludiche ed educative”, ipotesi già emersa proprio nella videoconferenza, in queste ore si aspetta il parere definitivo del Comitato tecnico scientifico sul piano elaborato dal ministero della Famiglia e nel quale sono state assorbite diverse idee proposte dagli enti locali. In conferenza stampa alla Protezione civile, il primario di Pneumologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma Luca Richeldi, membro del Cts, ha già chiarito che “l’apertura degli asili nidi non equivale alla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado”, ritenuta “insostenibile”. Richeldi la sua l’ha detta: “Non sarei preoccupato se fosse adottata, mi accerterei che avesse l’impatto minimo, ma un beneficio a livello sociale”.

QUANDO E DOVE SI PARTE – La ministra dell’Istruzione ha confermato che per i centri estivi verranno messi a disposizione i cortili e le palestre delle scuole dove non si stanno tenendo lezioni. Questo potrebbe allargare la platea anche ai bambini delle elementari ma, va sottolineato, non per fare lezione. Si tratterebbe di un centro estivo, in una modalità ovviamente inesplorata. La ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha ipotizzato di utilizzare i bonus baby sitter anche per questi servizi. Ma se sembra chiara l’intenzione di aprire a giugno e continuare anche per i mesi estivi e, stringendo i tempi, potrebbe essere un obiettivo raggiungibile, non è chiaro cosa accadrà dal 4 maggio in poi. Unico punto fisso: l’apertura dei parchi con la possibilità di affidare i propri figli ad educatori. Si è parlato di maggiori risorse a enti locali e famiglie per i servizi educativi, ma c’è da capire se ci sono strutture eventualmente pronte ad accogliere i bambini anche prima di giugno. E che disponibilità ci sarà. Su questo punto ci sono dei nodi da sciogliere. Partiranno per primi figli di genitori al lavoro da maggio? Ci sarà una corsia ad hoc per i più piccoli?

LE NUOVE MODALITÀ – Se ci sono ancora dubbi sulla data in cui nidi, scuole dell’infanzia, centri estivi o cortili di edifici scolastici potranno accogliere di nuovo i bambini italiani, sono ormai quasi delineate le modalità con le quali ciò potrà avvenire. In tutte le strutture andranno rispettare misure stringenti: il piano della ministra prevede ingressi scaglionati (almeno un bambino ogni cinque minuti) e gruppi da tre a cinque bambini (sette per quelli delle elementari). Potrebbero essere esclusi i più piccoli, fino a un anno di età. Si potrà giocare solo con i giocattoli disponibili nel nido o asilo, mentre sarà vietato portarli da casa. I bambini dovranno lavarsi spesso le mani, ma saranno favorite le attività all’aperto. Per quanto riguarda il contatto con gli adulti, per ogni gruppo ci dovrà essere sempre lo stesso educatore (che, al contrario dei bambini, dovrà indossare la mascherina), mentre i genitori non potranno accedere all’interno delle strutture. A chiunque entrasse, dovrà essere misurata la temperatura. Ma se è chiaro che nei centri estivi e nelle strutture che accoglieranno i bambini più grandi non lavorerà il personale scolastico, resta da sciogliere il nodo sulle modalità di reclutamento degli educatori, tra i quali ci saranno probabilmente anche volontari da formare. L’esiguo numero di bambini in ciascun gruppetto, infatti, rende necessario un numero di educatori maggiori rispetto a quelli ad oggi disponibili.

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