Per consentire la ripresa delle attività dei bambini figli di genitori che tornano al lavoro, già dal 4 maggio, saranno pronte regole certe che dispongano un numero massimo di bambini per ciascun operatore dedicato e l’obbligo di gruppi fissi, per tenere sotto controllo il contagio. È un impegno che si è assunta la ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, nel corso dell’incontro che si è svolto in video conferenza con i presidenti dell’Anci, Antonio Decaro e dell’Upi, Michele De Pascale e che ha visto coinvolti anche i ministri dell’Istruzione Lucia Azzolina, del Lavoro Nunzia Catalfo e dello Sport Vincenzo Spadafora. Presenti anche la sottosegretaria Sandra Zampa, la vicepresidente della Regione Emilia Romagna Elly Schlein, il sindaco di Firenze e referente città metropolitane Dario Nardella e Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip). Alla riunione si è lavorato all’ipotesi di due protocolli e di linee guida da sottoporre al presidente del Consiglio e al Comitato tecnico scientifico, in modo che già dal 4 maggio si possa, in collaborazione con gli enti locali, offrire alle famiglie un piano di attività educative per bambini e ragazzi e, al tempo stesso, sostenere i genitori che tornano al lavoro. Sarà un primo passo verso la realizzazione del piano infanzia per la Fase 2, allo studio in queste ore da parte dei ministri del governo Conte.

I DUE PROTOCOLLI – Il primo protocollo, dunque, dovrebbe permettere da maggio la possibilità di attività in spazi aperti e accessibili a piccoli gruppi contingentati. In valutazione anche l’ipotesi di maggiori risorse agli enti locali e alle famiglie per i servizi educativi. Il documento successivo dovrebbe, invece, prevedere indicazioni applicabili dal mese di giugno in riferimento all’attività di centri estivi (con la ministra Catalfo che ha ipotizzato di utilizzare i bonus baby sitter anche per questi servizi), in collaborazione con il mondo sportivo, il terzo settore, gli enti locali, che saranno protagonisti della ripresa e di una doverosa risposta di prossimità ai bisogni delle famiglie. A tal fine saranno rese disponibili dal Ministero della Famiglia risorse aggiuntive, che potranno eventualmente essere incrementate. Le misure saranno messe in campo anche con un confronto serrato con gli esperti del comitato tecnico scientifico. “Servono spazi aperti e maggiori risorse per far crescere il numero di operatori – spiega a ilfattoquotidiano.it Elly Schlein – Anche perché non possiamo permetterci di fare passi indietro nel garantire alle donne il diritto di conciliare lavoro, vita privata e istruzione dei figli”.

LE RICHIESTE DELLA MINISTRA BONETTI – La ministra Bonetti ha già chiesto, per ora invano, “di riaprire i servizi all’infanzia 0-6 anni (la fascia d’età per la quale non è previsto l’obbligo della mascherina), anche se “riorganizzati in piccoli gruppi e con tutte le regole che devono essere mantenute”. Nel frattempo, ci sono diverse strade illustrate dalla stessa ministra: “Aree gioco anche individuali nei parchi e centri estivi aperti” con linee guida per i Comuni, una rete di realtà educative “che possa riorganizzare attività a custodia e per l’educazione dei bambini”, ma anche la possibilità di ‘arruolare’ “volontari e studenti universitari per aiutare le famiglie con la didattica on-line”.

“SERVONO MISURE DAL 4 MAGGIO” – Nel corso dell’incontro sono state illustrate diverse proposte, ma gli enti locali hanno ribadito che bisogna agire subito. “Per il 4 maggio – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Decaro – i genitori che tornano al lavoro devono poter contare su soluzioni per i loro figli che non vanno a scuola, anche perché riteniamo che molti di loro non utilizzeranno il congedo volontario e che certamente non potranno fare affidamento sui nonni”. Il presidente dell’Upi ha spiegato che oggi la discussione è partita dal documento della Società italiana di pediatria “che ha richiamato la politica a sviluppare linee di indirizzo che si basino su prove scientifiche e raccomandazioni internazionali – ha detto De Pascale – e che attribuiscano il giusto valore ai bambini, agli educatori e insegnanti e alle famiglie, per definire un protocollo unitario tra tutte le istituzioni che affronti il tema, anche ragionando per tappe”. Anche per il presidente Upi, però, “servono misure per l’immediato e poi progetti innovativi per la gestione delle attività nei mesi estivi. Oggi dal ministero della Sanità ci è stato detto che è possibile – ha spiegato – anche se è ovviamente complesso, ma soprattutto che è assolutamente necessario provare a trovare soluzioni per la salute dei bambini e degli adolescenti”. Le Province, ha assicurato De Pascale, sono pronte a mettere a disposizione spazi all’aperto per potere iniziare a far riprendere la socialità per i bambini e i ragazzi: “Possiamo scegliere una data simbolica, come il 28 maggio che è la Giornata mondiale del diritto al gioco, per organizzare un primo momento di socializzazione”.

IL PIANO INFANZIA – Come ha ricordato lo stesso premier Giuseppe Conte ieri sera, al suo arrivo a Milano, nel piano per l’infanzia si cerca “di affrontare anche il tema dei centri estivi”. La cui apertura, insieme a quella dei parchi, rappresenta il punto di partenza di una road map con specifiche linee guida, redatte da pediatri, pedagogisti ed esperti d’infanzia e dell’adolescenza. Il piano prevede l’accesso per bambini e giovanissimi a parchi e ville pubbliche e la facoltà di attrezzare aree di gioco e svago in disuso anche per giochi individuali. Ma un ruolo importante sarà proprio quello delle singole amministrazioni comunali, a cui si chiede “di sperimentare, nella maniera più sicura ma anche creativa e coraggiosa, la riapertura delle aree gioco e degli spazi pubblici”. È prevista la pubblicazione di due avvisi pubblici ‘Educhiamo’ e ‘Giochiamo’ con lo stanziamento di 35 milioni. Perché è chiaro che le misure messe in campo finora, bonus babysitter e congedo straordinario, sono risultate insufficienti a sostenere le famiglie nella gestione dei figli in questo momento di emergenza. I Comuni chiedono che il piano sia completamente attivo da giugno: “I bambini devono poter frequentare i centri estivi e le altre strutture – spiega Decaro – come oratori, cortili delle scuole, ludoteche e centri famiglie. Certo, in numero contingentato e rispettando il distanziamento sociale, quindi in una proporzione di 4-5 bambini per ogni operatore. Ma dobbiamo occuparci di loro che stanno soffrendo probabilmente di più la privazione delle relazioni sociali”.

La ministra per l’Istruzione, Lucia Azzolina, sta lavorando all’ipotesi di ospitare nelle scuole (che resteranno aperte fino a luglio per le attività amministrative) i centri estivi comunali. In questo caso saranno gli enti locali a dover individuare le strutture adatte. Azzolina ha anche assicurato che saranno stanziati 80 milioni di euro per l’acquisto di device per i bambini delle famiglie meno abbienti e ha promesso che l’intero governo premerà, come già hanno fatto i sindaci, sui gestori delle reti internet affinché la navigazione sulle piattaforme scolastiche sia gratuita, sempre. Impegno massimo anche per ottenere che i lavori di edilizia scolastica siano più celeri possibile e meno vincolati alle procedure burocratiche. Posizione confermata anche nel pomeriggio: “Ho comunicato la possibilità di mettere a disposizione, questa estate, i cortili e i giardini delle scuole. Da affidare a personale esterno – ha detto Azzolina – Saranno esclusi naturalmente gli istituti scolastici impegnati nei lavori di edilizia che stanno partendo e che sono necessari in vista di settembre“.

LE PROPOSTE DAGLI ENTI LOCALI – Alla videoconferenza ha partecipato anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, che aveva già avuto modo di confrontarsi con il ministro Bonetti sulla possibilità di sperimentare nel capoluogo toscano, e anche in altre città, attività ludico-educative all’aperto, controllate e contingentate, per i bambini. Tra l’altro, proprio da Firenze – come ha raccontato a ilfattoquotidiano.it la vicesindaca e presidente della commissione Istruzione di Anci, Cristina Giachiparte la proposta di essere comune capofila per riportare bambini e studenti in classe già da metà maggio, non per la didattica ma per i cosiddetti ‘servizi educativi’. Firenze ha messo a punto un piano dettagliato per la riapertura dei centri estivi, con spazi all’aperto e al chiuso e che prevede l’utilizzo di scuole, delle aree verdi e delle fattorie didattiche.

Parole d’ordine, piccoli gruppi: un operatore ogni quattro per i bambini della scuola dell’infanzia, quelli più difficili da tenere separati, uno ogni 8 per i più grandi. Anche in Emilia-Romagna la Regione ha lavorato a linee guida sui centri estivi, che la vicepresidente con delega al Welfare Elly Schlein ha presentato all’incontro con la ministra. Si parla di piccoli gruppi di bambini (massimo sette), con un unico educatore per tutto il ciclo di attività. Indispensabile l’utilizzo di spazi aperti, ma misure di sicurezza, come i triage per i bambini, i soli a cui sarebbe consentito l’accesso. A Roma, invece, si studia un piano per tenere aperte materne e asili nido proprio con la formula dei centri estivi, ma con regole nuove: fasce orarie, distanze maggiori tra i banchi e piccoli gruppi.

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