Se c’è un luogo dove i politici ambiscono stare è nella mente della gente. Stiamo parlando di un ritratto positivo ovviamente, di come gli elettori rappresentano il politico. Anche se non è reale, è l’idea che si ha di lui. In questo ideale ritratto si hanno tutte le sfumature del politico: dal cazzaro all’emerito statista.

In queste sfumature sono racchiuse tutte le raffigurazioni mentali possibili di un soggetto politico che agisce pubblicamente e che per sua natura, almeno in una democrazia rappresentativa, dovrebbe fare gli interessi del popolo o almeno di coloro che l’hanno votato. Ecco io ora vorrei sapere quanti nel collegio Toscana 1 rivoterebbero il senatore Matteo Renzi. Sì, è di lui che stiamo parlando.

Credo che sia arrivato al punto più basso della sua reputazione, ma lo dicono anche i sondaggi (e lo psichiatra Luigi Cancrini intervistato nel programma di Peter Gomez Sono Le Venti).

Si dice: “Nessuno è un grand’uomo al cospetto del suo cameriere”. Allora dateci il numero del cameriere del senatore toscano, magari per lui vale il contrario. Non osiamo immaginare cosa possa pensare del suo datore di lavoro.

Certo, Renzi è ancora bravo a ritagliarsi spazio sui giornali. Dopo le settimane di silenzio, con la gente chiusa in casa preoccupata solo del bollettino della protezione civile, è tornato a parlare e le sue dichiarazioni fanno notizia. Ma sembra che voglia recuperare credibilità e reputazione solo agli occhi della stampa, non della gente. La gente ha capito il suo gioco già da tempo, ma lui non se ne cura.

Come non si cura dei sondaggi sulla popolarità del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Per sé vuole il ruolo di antagonista, ma per ora è solo uno dei tanti oppositori e rischia di fare il gioco di altri. Ma lui spera, spera ancora, che ritocchi a lui: il ritorno a Palazzo Chigi, il suo aereo di Stato stile presidente americano, la sua House of Cards, la sua serie tv preferita da cui non è mai uscito.

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