Supporto a chi si trova ad amministrare nel bel mezzo di una pandemia grave come quella di coronavirus, invito alla collaborazione da parte di tutta la classe dirigente, sì al Mes e una doppia pagella all’Europa: “Voto molto alto alle istituzioni, molto basso ai leader dei singoli Paesi”. Parla così, ai microfoni di SkyTg24, l’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta, a 24 ore dalla videoconferenza che riunirà i capi di Stato e di Governo europei che compongono il Consiglio Ue per trovare un accordo sui provvedimenti da adottare a livello comunitario al fine di limitare le conseguenze della pandemia e favorire un rapido rilancio delle economie europee.

“Non invidio nessuno che ha responsabilità in questo momento – ha detto Letta – A chi critica Conte, Zaia, Bonaccini, Arcuri, vorrei che pensassero cosa avrebbero da fare in questo momento al posto loro. È il momento di collaborare”. E quando gli viene chiesto un parere su Vittorio Colao, alla guida della nuova task force di esperti per la Fase 2, dice: “Ho grande fiducia in Vittorio Colao. Sono molto fiducioso. Trovo invece sbagliato pensare che tutto quello che accade qui in Italia sia colpa di chi sta fuori dai nostri confini. Il debito è alto per colpa nostra, non di altri”.

Il riferimento è alle critiche che una parte delle forze politiche italiane stanno rivolgendo da settimane alle istituzioni europee, accusate di scarsa solidarietà nei confronti dei Paesi più colpiti dal virus. A questo proposito, l’ex presidente del Consiglio afferma che deve essere fatta una distinzione tra organismi Ue e Paesi membri: “Il mio voto è molto alto per le Istituzioni Ue, basso invece per gli Stati membri. Non possiamo avere un’Europa guidata da chi è eletto al livello nazionale. In Europa c’è bisogno di una legittimazione di leader europei in grado di rappresentare tutti. Temo anche il metodo virtuale di queste trattative, in questi casi è importante avere incontri riservati e guardarsi negli occhi”.

Ma l’opzione di un fallimento, o di un rinvio senza passi in avanti, non può essere contemplata, continua Letta, perché provocherebbe conseguenze economiche molto negative: “Siamo davanti a un momento drammatico, c’è bisogno di mettere in campo risposte nuove e c’è bisogno di strumenti che non stanno nella nostra cassetta degli attrezzi. Spero domani non ci sia una rottura drammatica e finale. Se siamo in piedi è grazie alla Bce, quindi vuol dire che se non ci fosse la solidarietà europea saremmo già gambe all’aria. Domani credo ci debba essere una parola definitiva. Se ci fosse un disaccordo di fondo sarebbe un disastro, già venerdì mattina il nostro spread schizzerebbe a 400“.

Il dibattito italiano, ma non solo, gira anche e soprattutto intorno alla possibilità di accettare, prima, e poi ricorrere alle nuove linee di credito del Mes pensate per le spese sanitarie e, per questo, senza condizionalità. I critici ritengono che cedere alla tentazione dei circa 36 miliardi previsti per l’Italia dal Fondo salva-Stati potrebbe mettere il Paese nelle stesse condizioni della Grecia dopo la crisi del 2008. “Il Mes da noi ha una cattiva fama legata alla Grecia, ma stiamo parlando di qualcosa che è completamente diverso – ha concluso l’ex capo del Governo – È un intervento a lungo termine e destinato alla sanità. Attorno al Mes c’è stato un grande dibattito politico solo in Italia, poi il Mes è un tema nella giusta dimensione. Non sarà la cosa più importante che si discuterà domani, rappresenta un 20% degli interventi complessivi, un’appendice piccola e non molto importante. Di fronte a questa situazione abbiamo bisogno di tutto, anche di quei 36 miliardi in modo da riformare la nostra sanità”.

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