Sospendere per due anni gli accordi di partecipazione al risanamento del bilancio dello Stato da parte delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonché della Regione Friuli Venezia Giulia. La richiesta – che vale tre miliardi di euro in un biennio – è stata formalizzata dai presidenti delle rispettive istituzioni del Nordest nel corso di un incontro in videoconferenza con il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia. È stata così condivisa una linea che il primo ad indicare era stato il presidente trentino Maurizio Fugatti, leghista. E’ stata fatta propria anche dall’altoatesino Arno Kompatscher (Svp) e dall’altro governatore leghista, Massimiliano Fedriga, a Trieste. La sospensione riguarda gli accordi che avevano portato le regioni e province a statuto speciale a contribuire al piano generale di risanamento delle finanze italiane. Ogni anno Trento e Bolzano rinunciano a introiti per circa 900 milioni di euro, Trieste a circa 600 milioni. Un miliardo e mezzo per annualità. Ma in questo caso, la richiesta riguarda anche il 2021, per far fronte alle maggiori spese e ai minori introiti locali a causa del coronavirus.

“Non c’è motivo di compartecipare alla sostenibilità dei conti pubblici nazionali quando i conti pubblici, purtroppo, sono saltati. Abbiamo chiesto al ministro la sospensione dell’Accordo di Milano e del Patto di garanzia per almeno due anni”, ha detto Fugatti, aggiungendo, riferendosi alle sole finanze trentine: “Prevediamo un calo del Pil del 13 per cento e minori entrate fiscali per circa 380 milioni. Con l’accordo di Milano del 2009 e il Patto di garanzia del 2014 il Trentino ha preso l’impegno ad una contribuzione che costa alla Provincia, ogni anno, circa 480 milioni”. Insomma, i soldi li vuole tenere per far fronte agli impegni per la propria popolazione. “In una situazione di emergenza il Trentino si trova a dover sostenere tutte le competenze che l’autonomia prevede, con un calo di risorse e con maggiori richieste che arriveranno. È difficile riuscire a mantenere tutto in equilibrio”.

Dalle Province del Trentino Alto Adige è venuta anche la richiesta di poter fare “maggiore debito”. Kompatscher ha chiesto “la possibilità di fare debito, anche con bond provinciali, per finanziare non solo investimenti ma anche spesa corrente e la possibilità di spalmare un eventuale disavanzo non su 3 ma su 20 anni”. Da Roma, in attesa di rispondere sul tema principale, è venuto un segnale non positivo. Non saranno versati al Trentino i 30-40 milioni di euro che, uniti a quelli già accantonati a livello locale, avrebbero permesso di rispondere a tutte le richieste di sostegno dei lavoratori interessati dal Fondo di solidarietà.

Una posizione analoga è stata espressa da governatore del Friuli. “A causa dell’impatto devastante che l’emergenza coronavirus sta avendo sul Friuli Venezia Giulia, anche dal punto di vista economico, abbiamo formulato ufficialmente al Governo la nostra richiesta di non versare allo Stato le risorse previste per il biennio 2020-2021”, ha detto Fedriga. “Si tratta del primo passo di un percorso molto più articolato. Dopo l’approvazione del Documento di economia e finanza (Def), inizieremo infatti a ragionare con il Governo in modo più organico sulle quote previste per gli anni a venire”. Anche il Friuli chiede “di poter ampliare le regole sul debito: al momento le leggi permettono alla Regione di indebitarsi solo se utilizza il denaro per investire sul patrimonio pubblico, ma non per erogare contributi a cittadini o imprese né per spese di natura corrente. Il tutto a dispetto del fatto che il Friuli un rating nettamente migliore a quello medio delle altre Regioni”.

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