Ora va programmata la riapertura, non anticipata. E il tempo è molto breve per farlo”. Lo ribadisce a “Otto e mezzo” (La7) l’infettivologo Massimo Galli, che suggerisce una riapertura a scaglioni e stratificata per fasce anagrafiche.

Il primario del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano osserva: “Una delle lezioni ricevute è che la sanità in generale va governata e gestita diversamente. Mi farò un sacco di nemici in tutte le Regioni, ma è un dato di fatto che così non si riesce a far fronte ai problemi. Un po’ dappertutto nel Paese si sono avute carenze, di cui i cittadini si sono resi conto. Gli stessi cittadini che, vivendo in diverse regioni, si sono domandati se il SSN è uguale per tutti o se in alcune Regioni è più uguale che in altre, parafrasando “La fattoria degli animali” – continua – E questo è un dato di fatto nelle Regioni che sono state meglio governate, ma anche questo no è chiaramente giusto. Quante sono le Regioni che hanno applicato addirittura la prima edizione dei livelli essenziali di assistenza, che dovevano essere applicate in tutte le Regioni e che invece sono state attuate nella minima parte delle Regioni stesse? Metteteci anche i tagli alla Sanità negli ultimi anni ed eccoci qui”.

Galli chiosa: “Il presidente del Consiglio? Credo che gli tocchi, come a chiunque nella sua posizione, cercare di dire il più possibile le cose come stanno e di evitare, come forse ha già fatto, di dare scadenze improbabili. Ma credo soprattutto che adesso Conte debba sforzarsi parecchio, come tutti noi, di tentare di programmare la ripresa e la coesistenza armata, e non pacifica, con questo virus. Coesistenza armata significa programmare una serie di interventi e sapere che non possiamo tornare al lavoro da oggi al domani semplicemente coi guanti e le mascherine. Deve essere una cosa pensata. E vista la prova fallimentare di gran parte della medicina territoriale in tutta la prima fase dell’epidemia, i medici di base vanno coordinati, perché sono estremamente importanti”.

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