“Senza un reddito e senza aiuti, come posso fare a pagare l’affitto? Per questo ho deciso di scioperare”. Carlotta vive a Torino, in una mansarda di un palazzo ai margini del centro. Aveva appena superato un colloquio per andare a lavorare in un call center quando è scattata l’emergenza Covid-19. “Mi sono ritrovata così senza un reddito su cui avrei potuto contare” racconta mentre prepara un caffè sul fornelletto. “Non ho diritto a nessun aiuto da parte dello Stato perché non rientro in nessuna delle categorie previste dai decreti, non potevo e non volevo tornare nella mia terra d’origine, la Sicilia, e mi son trovata a non sapere come pagare l’affitto”. Nel suo palazzo non è l’unica. C’è chi è in cassa integrazione ma non ha ancora ricevuto gli assegni. O chi sopravviveva grazie a lavoretti in nero e non ha diritto ad alcun bonus. “Ci siamo detti che non potevamo stare guardare e quando abbiamo sentito che in altri paesi, gli inquilini avevano lanciato lo sciopero dell’affitto abbiamo pensato di partecipare anche noi”. Così hanno scritto alla proprietaria chiedendo una riduzione del canone o una sospensione per tutto il periodo dell’emergenza.

“Una sospensione che non significa un ritardo del pagamento, ma un blocco per tutto il periodo dell’emergenza” precisa la ragazza che si è rivolta anche al sindacato Asia Usb che, insieme al movimento Noi Restiamo, ha lanciato una campagna nazionale per chiedere il blocco degli affitti e un reddito universale garantito. “Purtroppo il governo non ha mai affrontato nei tanti decreti che ha emanato la questione degli affitti lasciandoli alla trattativa tra privati e lavandosene le mani” attacca Fabio Cremaschini del sindacato Asia Usb. Ogni giorno ricevono centinaia di richieste di informazioni. Non solo da parte di famiglie, ma anche di studenti fuori sede. “Tanti di noi vivono in città dove il costo della vita è altissimo – spiega Viola, del movimento Noi Restiamo – non hanno risparmi e non vogliono pesare sulle proprie famiglie che già vivono le difficoltà di questa crisi”. Le adesioni allo sciopero stanno diventando sempre di più e iniziano ad arrivare anche le prime risposte da parte dei proprietari di casa. “Abbiamo concordato un affitto ridotto del 50% – racconta una donna di 52 anni che si è rivolta allo sportello PrendoCasa, un’altra delle realtà impegnate nello sciopero degli affitti – avevo perso il lavoro e mi trovavo a dover scegliere tra dare da mangiare a mio figlio o pagare l’affitto”.

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