Il Senato ha confermato la fiducia al governo sul decreto Cura Italia. Il testo, approvato a Palazzo Madama con 142 voti a favore, 99 contrari e 4 astenuti, passa ora a Montecitorio. Si è schierata contro tutta l’opposizione nonostante le mediazioni degli ultimi giorni con il governo e i vari vertici con la maggioranza per riuscire ad arrivare a una soluzione condivisa in un momento di grave emergenza per il Paese. A chiedere la collaborazione di tutti i partiti nelle scorse settimana era stato lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma la spinta al dialogo in nome dell’unità nazionale, si è infranta contro le resistenze delle ultime ore. “La prossima volta se fare meglio, voteremo i decreti”, ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini. “C’è il nostro supporto, ma votiamo contro”, è stata invece la posizione di Fratelli d’Italia. Per la coalizione di centrodestra l’atto prodotto non è sufficiente e il coinvolgimento delle opposizioni avrebbe dovuto essere maggiore. In realtà proprio in commissione si era cercato di far partire la cooperazione e sono stati approvati emendamenti e ordini del giorno sostenuti dalle forze avverse alla maggioranza. Un passo in avanti che Lega-Fdi-Fi non hanno ritenuto soddisfacente. Per la maggioranza è intervenuta la vicepresidente del Senato Paola Taverna (M5s) che li ha accusati di “slealtà” e di pensare solo ad “accrescere il consenso” “in un momento drammatico ed epocale” come quello che sta affrontando l’Italia.

La deroga concessa dalla Casellati e il ritardo del testo – Se per il governo quella di oggi era una discussione “storica” per approvare un provvedimento senza precedenti che sostenga l’Italia in ore di grave difficoltà, in Aula non sono mancate le tensioni con le opposizioni. Uno dei motivi di discussione princilpali è stato il ritardo della bollinatura del testo. La preoccupazione delle opposizioni era il fatto che il testo non fosse modificato all’ultimo momento e per placare le polemiche è intervenuta la stessa presidente Elisabetta Casellati che ha di fatto giustificato la sovrapposizione dei tempi. Come garante del governo ha parla il ministro Federico D’Incà: “Nessuna modifica rispetto al testo fatta salva la bollinatura della Ragioneria dello Stato”, ha dichiarato. “Tutto è stato condiviso con la massima trasparenza”. Dalla parte di D’Incà, il capogruppo del Pd Andrea Marcucci: “ma che atteggiamento è quello dell’opposizione ?”. Nonostante questo il leghista Roberto Calderoli ha attaccato il ministro accusandolo di aver mentito ed invitandolo a dimettersi. A chiudere la discussione è stata la stessa Casellati. “Non succederà mai più che la presidenza possa derogare a quello che è il normale corso di tutta la nostra procedura”, ha puntualizzato ricordando che “stamani c’è stato un accordo informale per dare la possibilità a tutti di poter partire viste le difficoltà nei collegamenti. Questa situazione ha determinato delle sfasature di tempi sui nostri lavori. Avremmo dovuto seguire le regole normali. Mi dispiace. Chiedo scusa. Non succederà più, neanche in emergenze gravi come quelle in cui siamo che non si seguano le regole”. La seduta è stata sospesa più volte, prima di arrivare al voto finale.

Il voto contrario delle opposizioni – Per le opposizioni il testo rimane insufficiente e non bastati i confronti delle ultime settimane. “Non votiamo questo decreto”, ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini, “perché è una presa in giro per milioni di italiani che non vedranno una lira. Speriamo che farete meglio il prossimo e lo voteremo”. Poi, invece di entrare nel merito del provvedimento, Salvini ha parlato dell’Eurogruppo in programma la sera del 9 aprile. E dopo aver messo in dubbio il mandato di Conte per trattare sui tavoli europei, ha detto: “Se diranno sì al Mes voteremmo la sfiducia a questo governo. Noi non abbiamo dato nessun mandato a Conte e Gualtieri per trattare in Europa, se firmeranno anche solo mezzo Mes chiederemo la sfiducia in quest’Aula al Governo”.

In Aula hanno seguito il no al Cura Italia anche le altre due componenti della coalizione di centrodestra. Contraria Fratelli d’Italia: “Questo dl non ci convince assolutamente”, ha detto il senatore Nicola Calandrini, “non cura proprio nulla. Continua a porre interrogativi e moduli di richieste da compilare invece di risposte, come fanno i governi assistenzialisti”. No anche da Forza Italia: “Abbiamo chiesto a Conte di passarci la palla e avremmo collaborato”, ha detto Anna Maria Bernini. “Ma abbiamo assistito a un gioco solitario del governo che ci ha fatti sedere in panchina rifiutando buona parte delle nostre proposte. Gli italiani hanno un’unica certezza. Che tra due mesi pagheranno le tasse. Essere responsabili non è essere complici di soluzioni in cui non crediamo”.

Taverna (M5s): “Anche in una situazione così drammatica c’è chi pensa al consenso” – In difesa del governo e di quanto fatto dalla maggioranza fino a questo momento è intervenuta la senatrice M5s Paola Taverna. Che ha criticato le opposizioni per lo scarso senso istituzionale in un momento così delicato. “Questo decreto Cura Italia è l’inizio della soluzione”, ha detto, “perché da tutto questo noi ne verremo fuori, forse prima di altri Paesi che ci hanno trattato come untori per poi prenderci come esempio. Non dimentichiamo che le critiche delle opposizioni all’operato di questo governo sono smentite quotidianamente non dalle parole della maggioranza o del presidente del Consiglio. Sono smentite dai fatti, dai riconoscimenti internazionali, dai plausi dell’OMS, dal senso del dovere con il quale gli italiani hanno prima compreso e poi rispettato le disposizioni poste”. Quindi rivolgendosi al centrodestra: “Niente è valso, nemmeno in una situazione così drammatica e al contempo epocale, a far sì che si mettesse da parte, almeno per il momento, l’irriducibile costume di volere accrescere, anche se in maniera sleale, il proprio consenso“.

Infine Taverna si è rivolta direttamente al leghista Salvini che ha criticato il premier per le trattative che sta portando avanti in Europa: “Lei è orgoglioso del suo alleato in Europa, Geert Wilders, che insieme a quell’altro – Mark Rutte – alleato della Meloni e a proposito glielo chieda lei alla Meloni – se siete orgogliosi di quei due che hanno approvato le mozioni che mirano a impedire all’Europa di utilizzare gli Eurobond per poter aiutare non solo l’Italia, ma tutti i Paesi! Voi siete orgogliosi dei vostri alleati? Beh, io del mio presidente del Consiglio sono orgogliosa!”.

Cosa c’è nel provvedimento – Il decreto, che nel testo originario conteneva 127 articoli, è raddoppiato poiché sono stati inglobati due precedenti decreti varati ai primi di marzo: uno di carattere economico (del 2 marzo) ed uno sugli aspetti sanitari (del 9 marzo). Proprio la ravvicinata scadenza di questi viene indicata dal governo come motivo del ricorso alla fiducia. Mentre i precedenti decreti erano tutti relativi alla iniziale zona rossa, il Cura Italia è il primo emanato per far fronte a tutte le esigenze del lockdown nazionale deciso il 12 marzo. E’ tra le leggi più complesse mai esaminate dal Parlamento repubblicano visto che riguarda tutti gli aspetti della vita civile, economica e sociale: il lavoro (la cassa integrazione per i dipendenti e i 600 euro per gli autonomi), la sospensione del pagamento di tasse e rate dei mutui, il prolungamento della validità dei documenti in scadenza, la previsione che i Consigli comunali e Regionali si riuniscano on line e che altrettanto facciano le scuole con i consigli di classe e di istituto, la sanificazione delle scuole e di uffici pubblici, il lavoro agile nella Pubblica ammnistrazione, il rinvio di concorsi, e ancora misure economiche per i vari settori produttivi, per l’amministrazione della giustizia, per le carceri, e un’infinità di altre misure. Tra gli emendamenti approvati il rinvio del pagamento della RC auto, la sospensione degli sfratti e delle procedure di pignoramento della casa.

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