Pierluigi Bersani ha certamente fatto scuola in tema di liberalizzazioni, con le sue famose “lenzuolate”, con cui intendeva allargare la concorrenza, far scendere i prezzi, creare posti di lavoro e togliere privilegi alle caste. Oggi Andrea Martella, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, ritenta l’impresa scambiando i dati anagrafici per “informazione” e proponendone lo sbarco in edicola.

Dice infatti: “Le edicole sono un presidio fondamentale per la tenuta democratica del nostro Paese, perché, dal momento che vendono la totalità dei prodotti editoriali, garantiscono il pluralismo”. Ma che c’entra? I fatti nostri sono assimilabili a “prodotti editoriali”? Lo sono anche le prenotazioni mediche che la stessa riforma detta “Editoria 5.0” vorrebbe portare in edicola?

E poi le edicole non vendono affatto “la totalità dei prodotti editoriali”. Qui ci stiamo dimenticando delle librerie che chiudono una dietro l’altra senza che nessun intervento governativo ponga rimedio alla moria. Stiamo diventando un Paese ignorante anche per questo, ed è a questa editoria che un sottosegretario all’Editoria dovrebbe dare la precedenza.

Se il mercato editoriale sta cambiando, non è certo con strategie “creative” di marketing come questa che si riuscirà a invertire la tendenza. Il marketing è una cosa seria. Purtroppo in Italia c’è ancora chi scambia il marketing per strategia di vendita quando è invece “l’applicazione di tutte le strategie necessarie per far sì che una domanda incontri l’offerta pertinente”. Quindi non necessariamente e non soltanto vendita.

Ora, non credo che Martella sia in possesso studi di settore che dimostrino che in Italia c’è un’impellente domanda di certificati anagrafici e che il posto più pertinente per averli siano le edicole. Se viceversa pensa di risolvere la crisi delle edicole aumentando il “traffico” con queste trovate, sta fresco: chi ha smesso di leggere (oppure è passato alle versioni digitali) non cambierà certo idea andando in edicola per avere lo stato di famiglia. Quale aumento di “traffico” si pensa di ottenere quando ciascuno di noi si trova a dover fare un certificato anagrafico sì e no una volta e mezzo nella vita?

Ma poi, cosa ne dice il Garante della Privacy? E a voi fa piacere che il vostro certificato dei carichi pendenti sia in mano al giornalaio che già sa tutti i fatti del quartiere (perché è lui stesso a diffonderli chiacchierando con i clienti)? Questa è l’Italia di Totò, non il Paese che vorremmo.

Vorrei ricordare che i certificati anagrafici sono validi solo nei rapporti tra privati (legge 12 novembre 2011, n.183). Questo significa che le pubbliche amministrazioni non possono richiedere al cittadino certificazioni anagrafiche brevi manu ma devono acquisirle d’ufficio. Quindi una gran fetta di “business” tolta in partenza alle amate edicole del sottosegretario.

Ma Martella continua a martellare con la sua inutile proposta, dimenticando che gli uffici delle Poste Italiane di diverse città sono già abilitati a questo servizio. Per non parlare dei certificati online rilasciati attraverso i siti web dei comuni, senza muoversi di casa. E ci sono già Comuni come quello di Firenze che utilizzano un “Servizio Reti Diffuse” per il ritiro dei certificati presso edicole, associazioni, agenzie di assicurazione, sindacati, tabaccherie. Lo stesso si sta predisponendo a fare il Comune di Milano, cui seguiranno Roma e altri, autonomamente.

Ma di che stiamo parlando allora? Di una manovra a scopo elettorale per dare apparentemente un contentino ad una categoria, nel peggiore stile leghista? No, Martella, non ci siamo proprio. Siamo al marketing di bassa lega (Lega? Ma non era del Pd?) al posto dei piani strategici di sviluppo economico. Ci si limita a “cambiare posto” alle cose mantenendo il prodotto (il sistema) immutato. A Napoli direbbero: “Facimm ammuina!

Se invece si utilizzasse veramente il marketing strategico per rilanciare il paese bisognerebbe partire dal presupposto di farlo come se si trattasse di un prodotto nuovo. Il che costringerebbe un po’ anche a rinnovarlo veramente.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

Il Fatto Personale

di Antonio Padellaro 12€ Acquista
Articolo Precedente

Coronavirus, ministra Bonetti: “Governo valuta app per tracciamento mobilità. Assenza scuola aumenta differenze tra bimbi? Rischio concreto”

next
Articolo Successivo

Coronavirus, Fico: “Fondo Salva-Stati è strada impraticabile. Ue faccia più gioco di squadra”.

next