Sono i principali datori di lavoro di Domeniche Bestiali: indefessi fornitori di primizie che a ciclo continuo sfornano la materia prima essenziale, la linfa vitale per queste righe. E in un momento in cui la produzione è bloccata non c’è altra via che ridurre i passaggi e accorciare la filiera. Dunque, se non si gioca e di conseguenza non volano mazzate e insulti, gli arbitri non refertano, i giudici non sanzionano e i comunicati non arrivano. E allora è Domeniche Bestiali ad arrivare dai giudici sportivi, dagli osservatori arbitrali, dagli arbitri, facendosi raccontare gli episodi che gli sono passati sotto la lente, le squalifiche che hanno fatto la storia, i referti rimasti scolpiti nella loro memoria. Intanto hanno aperto i loro archivi, mentali e cartacei, tanto da portarci a decidere di dividere in puntate i loro racconti e di regalarvene oggi solo una parte.

SPOGLIATOI BELLISSIMI E DOVE TROVARLI
Si parte da Vittorio Orafo, ex giudice e arbitro che nella sua esperienza sui campi ne ha viste a bizzeffe. Ma un ricordo è indelebile: “Quella volta in cui ho dovuto arbitrare un derby in Molise. Sono arrivato al campo naturalmente in borghese e quindi avrei dovuto cambiarmi: quando ho chiesto dove fossero gli spogliatoi sono rimasto a bocca aperta, mi hanno indicato un vecchio autobus di linea ormai dismesso, tutto scassato: l’entrata davanti riservata alla squadra di casa, quella di dietro agli avversari e quella di mezzo per l’arbitro”. Giustamente, se a Superman bastava una cabina telefonica, perché a un semplice arbitro di categorie minori non dovrebbe bastare un bus? Peccato soltanto che all’epoca (parliamo almeno di 30 anni fa) non esistessero smartphone con fotocamera: sarebbe stato bello vedere il “changing bus”.

APPUNTAMENTO AL BAR
Sempre Vittorio Orafo racconta dell’usanza inventata per sfuggire alle mazzate e sottrarvi i giovani arbitri inesperti su campi troppo caldi: “Quando mi capitava di andare su qualche campo che sapevo essere caldo suggerivo ai ragazzi che andavano ad arbitrare di lasciare l’auto o nella caserma dei carabinieri o al primo bar fuori dal paese. Loro erano abbastanza straniti da questo suggerimento, salvo poi ricredersi quando uscivano inseguiti e recuperare l’auto in territorio “neutrale” era decisamente più agevole, per loro e per le loro auto”.

I PROMESSI SPOSI
Altra chicca arriva da Bruno Marra, collega giornalista e giudice sportivo. L’episodio è di quelli che rimangono negli annali e da tramandare di generazione in generazione. “Accade che mi arriva un referto che racconta di come in un paese del Beneventano durante la partita il presidente di una delle due squadre avesse aggredito l’arbitro, rincorrendolo per tutto lo spazio antistante gli spogliatoi per picchiarlo”. Fin qui sembrerebbe normale amministrazione, una normalissima aggressione di una normalissima domenica bestiale… c’è un dettaglio che cambia tutto il quadro però. “Il presidente era il futuro suocero dell’arbitro, fidanzato in casa con la figlia che avrebbe dovuto sposare di lì a poco. Non so dire se dopo l’episodio in questione si siano sposati lo stesso”. La partecipazione al giudice sportivo non è arrivata, la multa al presidente-suocero sì… probabile che in caso di nozze l’avrà decurtata dalla dote della figlia.

ARBITRO E ABUSIVO
Miniera d’oro è Michele Curto, osservatore arbitrale, ex arbitro e oggi in prima fila come presidente di “Albero Rosso” (associazione che si occupa di donazioni di sangue). Alcune delle varie chicche saranno trattate in un prossimo episodio di Domeniche Bestiali, una succosissima però la regaliamo oggi: “Campo sportivo di Agnano – racconta Michele – l’arbitro in tuta decide di fare qualche esercizio di riscaldamento appena sceso dall’auto, nel parcheggio dell’impianto. Io ero ad attenderlo quando vedo una scena esilarante: un signore che scende dall’auto, gli si avvicina e gli vuol dare delle monete. L’aveva scambiato per il parcheggiatore abusivo”.

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