Lockdown, misure restrittive e serrate. Le misure adottate, in ordine sparso, in Europa per arginare e frenare l’epidemia da Sars Cov 2 potrebbero aver già evitato dai 21mila ai 120mila morti. La stima si legge in un report realizzato da un team dell’Imperial College di Londra guidato da Neil Ferguson e Samir Bhatt e diffuso dall’Oms Collaborating Centre for Infectious Disease Modelling. La nuova analisi dei ricercatori (i primi a dire che i dati diffusi a inizio gennaio dalla Cina erano sottostimati, ndr) stima il potenziale impatto degli interventi adottati in 11 paesi europei comprese le chiusure delle scuole e i blocchi nazionali. La percentuale di persone già infettate dal virus oscillerebbe tra il 2 e il 12% della popolazione: 2,7% nel Regno Unito, solo 0,41% in Germania, 3% in Francia e 9,8% in Italia.

I ricercatori britannici: “Con misure molte vite salvate”- “Molti paesi europei hanno ora implementato misure senza precedenti per mitigare l’impatto di Covid-19, tra cui l’isolamento di casi confermati e sospetti, la chiusura di scuole e università, il divieto di raduni di massa e, più recentemente, lo stop” delle attività produttive, rileva l’Imperial College. “Questi interventi mirano a gestire l’epidemia per prevenire un aumento di casi che potrebbe sovraccaricare la capacità di assistenza sanitaria. Ora, gli ultimi modelli mostrano che potrebbero aver avuto un impatto significativo, evitando potenzialmente fino a 120.000 morti in tutta Europa”, scrivono i ricercatori.

“È certamente un momento difficile per l’Europa – commenta Samir Bhatt, docente senior della School of Public Health dell’Imperial College – ma i governi hanno preso provvedimenti significativi per garantire che i sistemi sanitari non vengano sopraffatti. Vi sono prove concrete del fatto che questi provvedimenti hanno iniziato a funzionare e hanno appiattito la curva. Riteniamo che molte vite siano state salvate. Tuttavia, è troppo presto per dire se siamo riusciti a controllare completamente le epidemie e le decisioni più difficili dovranno essere prese nelle prossime settimane”, avverte.

L’appello: “Cruciale confermare le misure” – “Anche se il bilancio delle vittime continua a salire – riflette Seth Flaxman, primo autore dell’ultimo studio – vediamo abbastanza segnali per concludere che le azioni drastiche intraprese dai governi europei hanno già salvato molte vite, riducendo il numero di nuove infezioni. Ma poiché questi interventi sono molto recenti nella maggior parte dei Paesi, e c’è un ritardo tra infezione e decesso, ci vorrà più tempo – da giorni a settimane – affinché questi effetti si riflettano sul numero di morti che si registrano ogni giorno”.

Il team ha utilizzato i dati in tempo reale del Centro europeo di controllo delle malattie (Ecdc) sul numero di decessi in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. “I nostri risultati suggeriscono che interventi come il distanziamento sociale o i blocchi hanno già salvato molte vite e continueranno a salvare vite”, ha spiegato Axel Gandy, della cattedra di statistica del Dipartimento di Matematica dell’Imperial College. “L’impatto della pandemia è estremo – aggiunge – ma sarebbe stato molto peggio senza gli interventi adottati. Confermali è cruciale per controllarla”. Il report stima che tra il 7 e 43 milioni di persone siano state infettate da Sars-CoV-2) in tutti gli 11 paesi al 28 marzo: tra l’1,88% e l’11,43% della popolazione.

Burioni: “Stima infezioni 5,9 milioni”, Rezza: “Improbabile”- L’Imperial College di Londra “stima le infezioni di Covid-19 in Italia al 28/3: 9,8% della popolazione, 5,9 milioni di casi” scrive Roberto Burion su Twitter: “Capite perché i numeri che sentite in tv alle 18 non hanno molto significato? Capite perché l’Italia ha tanti morti in più rispetto alla Germania?”. Secondo il report dei ricercatori britannici, infatti, in Germania sarebbe stato infettato al momento solo lo 0,41% della popolazione. “Questa stima non è mia, ma dei ricercatori dell’Imperial College di Londra, tra i migliori studiosi di epidemiologia al mondo”, avverte il virologo.

Sulla stima interviene Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità che all’Adnkronos dice: “Bisogna essere molto cauti nell’approssimare la popolazione italiana già infettata dal virus. Pur stimando i colleghi dell’Imperial College di Londra, ritengo davvero improbabile che in Italia sia stato infettato quasi il 10% della popolazione. Facciamo qualche conto: se abbiamo poco più di 70.000 casi positivi, pur moltiplicandoli per dieci per tenere conto dei casi sfuggiti e degli asintomatici, arriveremmo a 700.000 mila. Una cifra molto diversa da quasi 6 milioni. Inoltre bisogna tener conto del fatto che la maggior parte dei casi in Italia si è verificato al Nord, in Lombardia”, dice Rezza. “La stima dell’Imperial è una media nazionale? Vuol dire che un’elevata parte di popolazione al Nord si sarebbe infettata e che il virus abbia circolato silente nel resto d’Italia? L’Imperial College, prima di dare i numeri dovrebbe confrontarsi con chi lavora sul campo – aggiunge seccamente Rezza – Come fa ad essersi infettato il 10% della popolazione al Centro-Sud? In tal caso sarei immune anche io. Queste stime partono dai dati delle morti e fanno degli assunti, ma non tengono conto di studi di prevalenza e sierologici. Insomma – conclude – quello dell’Imperial College di Londra è uno dei gruppi più forti al mondo nell’elaborare modelli, ma la realtà italiana di Covid-19 è molto peculiare e differente nelle varie regioni, e occorre tenerne conto”.

Lo studio dell’Imperial College

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