Dubbiose applicazioni dei protocolli, presunte negligenze per la morte di alcuni pazienti e forniture mancanti di mascherine. In tutta Italia sono state aperte diverse le inchieste che in questi giorni vedono impegnate le varie Procure dopo una serie di casi legati alla diffusione del Covid 19 e alcuni decessi.

A Sassari, pur non essendovi al momento alcun iscritto nel registro degli indagati, i pm indagano per omicidio colposo e epidemia colposa per capire se qualcosa non abbia funzionato nella gestione dei protocolli approntati per tenere il più possibile il virus lontano dai reparti da alcuni reparti ospedalieri. Un lavoro delicato, per fare luce su come sia stato possibile che la maggior parte dei positivi in Sardegna siano operatori sanitari, pazienti o persone transitate al Santissima Annunziata, in particolare dal reparto di Cardiologia, diventato epicentro della diffusione nell’isola. Il primo fascicolo aperto è relativo alla morte del primo paziente contagiato in Cardiologia mentre il secondo si riferisce alla situazione nel reparto Dialisi, dove i familiari dei pazienti hanno denunciato di essere stati abbandonati.

Diverse sono le inchieste legate ai decessi di pazienti in varie città del Paese: la procura di Enna indaga per epidemia colposa legata alla negligenza dei medici sulla morte di una paziente. Secondo l’accusa, la donna sarebbe stata trasferita nella struttura senza che i medici avessero effettuato alcun tampone e nonostante presentasse i sintomi di infezione da Covid 19. Un’altra indagine siciliana riguarda la Procura di Siracusa, per l’inchiesta sulla morte di Calogero Rizzuto, direttore del Parco archeologico della città.

A Torino è invece sul punto di chiudersi con un nulla di fatto l’inchiesta giudiziaria sul caso dei due anziani coniugi che avrebbero contagiato un intero reparto dell’ospedale Molinette. La coppia era stata portata in ospedale per una polmonite e solo in seguito, quando è risultato che un figlio si trovava in Lombardia, era stata sottoposta a tampone. L’uomo soggiornava a Paullo (Lodi) ma non risulta alcuna relazione con la patologia che ha afflitto i suoi genitori.

Una serie di fascicoli sono stati aperti in Puglia, dove la Procura di Foggia indaga per diffusione di epidemia colposa a carico di ignoti dopo il primo decesso da Coronavirus a San Marco in Lamis. In quel caso il medico legale aveva rilasciato la salma per i funerali prima di avere avuto l’esito del tampone. A Bari è stata invece avviata una indagine conoscitiva sulle forniture di mascherine alla Asl, che sarebbero state consegnate in quantità ridotta rispetto al contratto stipulato con l’azienda vincitrice dell’appalto oppure offerte a prezzi maggiorati. Nel capoluogo pugliese si indaga anche sulla vicenda di una partoriente, poi risultata positiva al coronavirus, denunciata da tre persone, una infermiera, un operatore sanitario – che è risultato poi contagiato – e un’altra paziente, perché avrebbe taciuto la provenienza dall’Emilia-Romagna. Indagini anche a Taranto dopo i contagi all’ospedale San Pio di Castellaneta, per accertare l’eventuale violazione dei protocolli.

Tanti i casi anche sulle scrivanie dei pm di Genova: dal filone sui rincari delle mascherine alla mancanza di dispositivi di protezione per il personale sanitario al lavoro negli ospedali. Indagini anche nelle procure di Imperia e Savona, per esposti collettivi sulla mancata distribuzione di mascherine nelle aziende ancora aperte. Ma ci sono dubbi anche su episodi nelle case di riposo. La Procura di Macerata ha acceso i riflettori sui tre decessi in una residenza per anziani a Cingoli. L’ipotesi è di omicidio colposo plurimo aggravato e lesioni personali: nella residenza per anziani ci sono state almeno tre morti e sono 33 gli ospiti positivi, oltre a due operatrici. Ci sono poi diverse indagini sulla vendita a prezzi spropositati di mascherine, gel igienizzanti e altri presidi e anche accertamenti per truffe.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Catania, la corte d’Appello dissequestra i beni dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo

next
Articolo Successivo

Coronavirus, le domande che un’avvocatura unita dovrebbe fare ai governanti

next