Sanità regionale? A essere molto onesto intellettualmente, a quel famoso referendum (del 7 ottobre 2001, ndr) avrei votato chiaramente e con ogni decisione per l’abolizione del titolo V. Certamente su determinate questioni il dualismo Stato-Regioni, visto anche il pesante deficit in cui molte Regioni sono cadute, è un dualismo pericoloso“. Così, a “L’aria che tira” (La7), l’infettivologo Massimo Galli, primario del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, si pronuncia sulla emergenza del coronavirus, in primis in Lombardia.

E aggiunge: “Una ridefinizione delle competenze, soprattutto per situazioni di emergenza come questa, sarebbe assolutamente da prendere in considerazione, come una riorganizzazione a fondo della sanità pubblica a livello territoriale“.
Alla conduttrice Myrta Merlino, che scherzosamente gli fa notare che si è compromesso con questo commento, l’infettivologo risponde: “Amica mia, non sono in nessuna stanza dei bottoni e ho abbastanza anni sulle spalle per dire che sarei stato molto felice di avere una minore esposizione e di occuparmi di tante altre cose. Ma siamo qui e combattiamo“.

Galli spiega: “Dal punto di vista degli interventi territoriali e della delimitazione dell’epidemia, certamente in Veneto la sanità pubblica ha funzionato di più, come nel caso di Vo’ Euganeo. Forse in Veneto hanno avuto un impatto dell’epidemia diverso da quello che si è avuto in Lombardia, dove il virus ha circolato prima e più a lungo. Qui dobbiamo continuare a fare la battaglia sul territorio. Probabilmente ci sono dei focolai di particolare intensità che necessitano di essere ulteriormente studiati, definiti e delimitati”.

E torna sulla gestione regionale dell’epidemia: “Spero che non succeda nel resto d’Italia, ma quanto accaduto, forse con la sola eccezione del Veneto, ha dimostrato che le Regioni sono estremamente carenti. Ai medici di base va dato un coordinamento reale. Allo stato attuale, molti si sono trovati allo sbaraglio, pagando anche uno scotto pesantissimo. Ma, insomma, trovo strano che io stesso segua una ventina di persone in quarantena e vi assicuro che solo 4 o 5 di loro sono miei conoscenti e amici. Ogni mattina e sera – continua – trovo il tempo per dare a queste persone indicazioni e per limitare i danni. Questo è il segnale di qualcosa che non funziona. Inoltre, a partire dagli ospedali, come il Sacco, stiamo cercando di ovviare a questo tipo di carenze con una serie di iniziative spontanee e organizzate sui nostri pazienti dimessi. Si tratta di servizi domiciliari che partono dagli ospedali e noi stiamo sopperendo a quello che non si è riuscito a fare”.

Memoriale Coronavirus

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

IL DISOBBEDIENTE

di Andrea Franzoso 12€ Acquista
Articolo Precedente

Coronavirus, Tridico (Inps): “Per 5 milioni di autonomi bonus di 600 euro, basta pin online.Pensioni? Abbiamo liquidità fino a maggio”

next
Articolo Successivo

Coronavirus, Salvini a La7: “Volevo aprire tutto? Ho sbagliato, come ha sbagliato Conte. Colpa mia se esiste il virus?”

next