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di Giulio Scarantino

Con il videomessaggio del Presidente Conte sembra essere finita la tregua delle opposizioni, reo quest’ultimo di aver concentrato troppo l’attenzione su di sé. Tutto ciò è ridicolo.

Tutte le discussioni sulle modalità di comunicazione del Presidente del Consiglio sono inutili e soprattutto deleterie. Forse è il momento che i leader politici dei diversi partiti se ne facciano una ragione: mai come in questo momento è necessaria la percezione di un Presidente sicuro, che ispiri fiducia e speranza. Ne va della salute di tutti: da un lato per il sostegno morale e dall’altro per il rispetto delle regole imposte dal governo.

Chi scrive mai avrebbe pensato di dover un giorno invocare l’interesse nazionale, come giustificazione al sacrificio di alcune libertà e diritti fondamentali, eppure la straordinaria situazione che stiamo vivendo ne impone il richiamo. Così in questi giorni abbiamo assistito al progredire di limitazioni delle più primitive libertà: di spostamento, di iniziativa economica, di socialità, per il preminente interesse alla salute della nazione.

Il progredire delle limitazioni è stato graduale e ha raggiunto probabilmente il picco con l’annuncio dell’ulteriore stretta nel videomessaggio del Presidente Conte. Si susseguono da giorni anche le iniziative di Regioni che hanno introdotto l’esercito per garantire il rispetto dei vincoli predisposti dal Governo e ulteriori controlli attraverso il GPS dei telefoni sugli spostamenti della popolazione. Così come la richiesta di estendere l’imposizione di tamponi a tutta la popolazione, rendendo di dominio pubblico informazioni sugli spostamenti dei positivi al COVID-19.

Insomma sacrifici su sacrifici di libertà e diritti fondamentali ma che per la tutela dell’interesse collettivo alla salute diventano suscettibili a restrizioni non indifferenti.

Eppure ciò di cui si parla oggi sono le modalità di comunicazione del Presidente Conte contestate perché hanno differito il diritto all’informazione e al contraddittorio della stampa. Al controllo delle opposizioni.

Si tratta di limiti importanti ma che sicuramente lo sono meno rispetto alle libertà e ai diritti che in questi giorni siamo chiamati a sacrificare. Se tutto ciò occorre per far arrivare nelle case di tutti gli italiani un messaggio più forte ma nello stesso tempo più rassicurante ne sarà valsa la pena. A rendere ancor più inopportune le polemiche è constatare che a predicarle sia chi da giorni chiede di chiudere tutto, schierare l’esercito e limitare qualsiasi forma di libertà.

Chi scrive non è un esperto in comunicazione ma sicuramente un curioso della materia e di tutto ciò che ruota attorno. Ebbene forse è innegabile che il messaggio inaspettato e in tarda serata di Conte abbia fatto crescere la curiosità, e la speranza di chi lo ascoltava. Molto più di una comunicazione formale che sarebbe potuta avvenire il giorno successivo. Così come la “retorica” tanto deprecata abbia invece avuto una funzione di conforto psicologico e umano per il dramma che stiamo tutti vivendo.

Insomma la decisione rischiosa di voler parlare agli italiani prima ancora che i dettagli del decreto fossero completi sembra una scelta comunicativa ben studiata. Se i risultati sono positivi non può che giovarne a tutti. E dalle reazioni dei leader delle opposizioni sembra aver proprio fatto la scelta giusta.

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