Il premier Giuseppe Conte ha firmato domenica sera poco dopo le 19 il testo definitivo del nuovo Decreto del presidente del Consiglio con i dettagli sulla serrata delle attività produttive non essenziali, preannunciato in diretta su facebook nella tarda serata di sabato. Le imprese le cui attività sono sospese dovranno completare le attività necessarie per fermarsi entro mercoledì 25 marzo, “compresa la spedizione della merce in giacenza”. Lo stop è valido fino al 3 aprile. Palazzo Chigi ha fatto sapere che il provvedimento e il relativo allegato con la lista delle attività consentite “era già pronto” ieri, ma “dopo la comunicazione del Presidente del Consiglio sono arrivate numerosissime richieste da aziende, anche quelle di una certa rilevanza per il sistema Italia, che adducevano varie motivazioni per giustificare la necessità di proseguire nelle proprie attività e invocavano comunque il carattere essenziale delle stesse. Si è ritenuto quindi doveroso verificare con attenzione ogni richiesta”. I sindacati, che hanno spinto per la chiusura mentre Confindustria frenava, sono però sul piede di guerra e pronti a proclamare la mobilitazione: troppe – secondo i leader di Cgil, Cisl e Uil – le 80 attività consentite, anche “settori come l’edilizia, il tessile, la meccanica e il commercio all’ingrosso che nulla hanno a che vedere con la produzione di prodotti elettromedicali e anticoronavirus. Non era questo quello che avevano profilato al tavolo di palazzo Chigi”.

Vietato spostarsi dal Comune in cui ci si trova – Il decreto, all’articolo 1, recepisce i contenuti dell’ordinanza emanata domenica da ministero della Salute e dell’Interno: “E’ fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati dal Comune in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.

Ecco le attività “essenziali”: dall’agroalimentare ai trasporti – Per quanto riguarda le attività produttive industriali e commerciali, sono tutte sospese ad eccezione di quelle indicate nell’allegato: si tratta di un’ottantina di attività essenziali, che vanno dall’agroalimentare alla fabbricazione di prodotti farmaceutici passando per l’estrazione di petrolio, la fornitura di energia elettrica e gas, tutti i trasporti, la fabbricazione di casse funebri, le attività legali e professionali, quelle finanziarie e assicurative, gli studi di architettura e ingegneria, la pulizia e disinfestazione, ovviamente l’assistenza sociale e sanitaria. Continuano a operare, inoltre, edicole e tabaccai, oltre ai servizi d’informazione. “Salve” anche le attività legate all’idraulica, all’installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori e la fabbricazione di forniture mediche e dentistiche. E, come attività legate ai servizi essenziali, restano attive anche le riparazioni della strumentistica utilizzata nella filiera alimentare, farmaceutica o dei trasporti. Non si fermano il magazzinaggio, il trasporto ferroviario di merci, il trasporto terrestre di passeggeri in aree urbane e suburbane, i taxi e gli Ncc, gli autotrasportatori, il trasporto marittimo e quello aereo.

Aperti call center, veterinari, alberghi – Attive anche la gestione fognaria e quella della raccolta dei rifiuti, ma anche la riparazione di computer e la manutenzione di telefoni e elettrodomestici. Non intaccati i servizi veterinari, i call center e i servizi di vigilanza privata oltre alle attività di pulizia e lavaggio delle aree pubbliche. Nell’ambito della pubblica amministrazione restano “in vita” l’assicurazione sociale obbligatoria, i servizi legati alla difesa e, chiaramente, l’assistenza sanitaria. Esclusi dallo stop infine i servizi di assistenza sociale residenziale e non residenziale, le colf e le baby sitter. Aperti gli alberghi (ma non in Lombardia dove l’ordinanza del governatore Fontana ne impone la chiusura entro tre giorni).

Sempre consentita la produzione e consegna di farmaci, mascherine, alimentari – Viene comunque “sempre consentita” l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari. Resta inoltre consentita ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza. Le attività produttive che sarebbero sospese “possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile

Autorizzazione del Prefetto per gli impianti a ciclo continuo, l’aerospazio e la difesa – In più potranno andare avanti anche le attività “funzionali ad assicurare la continuità” delle filiere precedenti, dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali. Sì anche all’apertura degli impianti a ciclo produttivo continuo dalla cui interruzione derivi “un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti”. In entrambi questi casi però l’ultima parola spetterà al Prefetto. Sono consentite anche le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, sempre previa autorizzazione del Prefetto. “.

Le imprese le cui attività non sono sospese devono ovviamente rispettare i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del covid-19 sottoscritto il 14 marzo 2020 fra il Governo e le parti sociali.

La lettera degli industriali – Nel pomeriggio di domenica il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha reso noto il contenuto di una lettera inviata a Conte in cui sottolinea “l’esigenza di contemperare la stretta decisa ieri con alcune esigenze prioritarie del mondo produttivo”. Per esempio, scriveva Boccia, occorre “consentire la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano però funzionali alla con tenuità di quelle ritenute essenziali”. Ma già la bozza di decreto che circolava domenica mattina consentiva le attività funzionali a quelle essenziali. Per Confindustria è necessario anche “far salve tutte quelle attività di natura manutentiva (e le relative produzioni), legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere in efficienza macchinari e impianti, in modo da non pregiudicare la capacità degli stessi di poter essere riattivati alla ripresa delle attività; analoga necessità riguarda la prosecuzione delle attività di vigilanza di attività e strutture oggetto del blocco”, “assicurare alle attività e strutture appena citate i tempi tecnici necessari dall’entrata in vigore del provvedimento, a concludere le lavorazioni in corso, ricevere materiali e ordinativi già in viaggio verso i siti produttivi, consegnare quanto già prodotto e destinato ai clienti”. La lettera chiedeva anche di “garantire flessibilità nell’individuazione delle attività essenziali mediante il meccanismo dei ‘Codici Ateco’, che se ben si addice alle attività commerciali ma non si presta invece in modo efficace – anche perché alcune definizioni sono ormai risalenti nel tempo – a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali”.

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