In Liguria mancano le mascherine e quelle che ci sono “sono di scarsa qualità”. A Bari sono state interrotte le visite domiciliari perché mancano guanti e dispositivi di protezione. Roma l’Ordine dei medici avverte: “Stiamo ripetendo gli stessi errori della Lombardia”. La sanità italiana, in prima linea nell’assistenza ai malati e alla lotta contro il coronavirus, è la più esposta al contagio: ad alcuni, denunciano i sindacati, non vengono fatti nemmeno i tamponi di controllo. Da Nord a Sud, la richiesta più comune tra il personale medico è una: mancano le mascherine e i dispositivi di protezione. Nei casi peggiori c’è chi ha dovuto arrangiarsi con mascherine di fortuna, ricavate dai panni per la polvere. “La priorità per affrontare l’emergenza è difendere il nostro personale sanitario che sta facendo un lavoro straordinario in queste ore – ha ricordato oggi il Ministro della Salute, Roberto Speranza – Il modo migliore per farlo è garantire prima di tutto a loro i dispositivi di protezione individuale“.

La Protezione Civile ha inviato 250mila mascherine al personale medico lombardo ma, ha spiegato l’assessore al Welfare Giulio Gallera, non sono idonee: “Non possono assolutamente essere utilizzate dai nostri medici o infermieri che trattano i pazienti Covid negli ospedali, non sono marchiate Ce. Noi chiaramente le abbiamo ritirate, non scherziamo!”. L’assessore le ha poi mostrate ai giornalisti: “A noi servono mascherine del tipo Fpp2 o Fpp3 o quelle chirurgiche e invece ci hanno mandato un fazzoletto, un foglio di carta igienica, di Scottex“. Ma dalla Protezione Civile arriva un invito alla cooperazione: “Sono in corso polemiche destituite di ogni fondamento, in questa pandemia dobbiamo lavorare tutti insieme”. Il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, in conferenza stampa ha risposto a Gallera: “La Lombardia ha ricevuto quasi 550mila mascherine nei giorni scorsi, tra ffp2 e ffp3 e quelle chirurgiche. Quelle ‘montrasio’, oggetto della critica ingiusta e sgradevole a Borrelli, sono mascherine e non carta igienica: tocca alle singole regioni smistarle in funzione dei diversi usi. Preferisco parlare dei 113 ventilatori polmonari intensivi e dei 103 subintensivi, consegnati o che arriveranno in queste ore”.

Liguria, l’assessore alla Sanità: “Poche mascherine e di scarsa qualità” – “Tutti i lavoratori del sistema sanitario e sociosanitario devono essere dotati di dispositivi di protezione individuale per garantire la propria salute e quella dei pazienti che assistono”, scrive in una nota Sonia Viale, assessore regionale alla Sanità e vicepresidente della Regione Liguria. “Ho scritto al ministro Speranza una lettera, condivisa e sottoscritta da tutti gli ordini delle professioni sanitarie della Liguria, per denunciare non solo la mancanza di dpi sul territorio, ma anche la scarsa qualità delle mascherine fino a oggi consegnate dalla Protezione civile, che non rispettano gli standard previsti in casi di pandemia”. Secondo l’assessore, nei giorni scorsi sono arrivare due forniture, rispettivamente di 21.500 e 20mila mascherine chirurgiche, ma che “dopo pochi minuti si deteriorano”. E continua: “Non è accettabile e rischia di vanificare anche il lavoro fatto dalla Protezione civile. Da due settimane abbiamo fatto e stiamo facendo tutto il possibile per acquistare anche direttamente i dpi. Tuttavia abbiamo riscontrato grandi difficoltà per la complessità delle pratiche di spedizione e doganali e in alcuni casi la mancata consegna di quelli già ordinati. Il presidente Conte ha promesso kit di dpi a tutti i lavoratori, ma a oggi – conclude Viale – ci risulta, mancante anche solo per il personale medico e sanitario“.

Puglia, “A Bari visite a domicilio interrotte per mancanza di guanti” – In una lettera “urgente” al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, i sindaci dell’area metropolitana di Bari denunciano il fatto che non sarebbe più possibile per i medici dei distretti sanitari locali “effettuare l’assistenza domiciliare” per mancanza di mascherine e guanti. “Vogliamo ricordare – si legge nella lettera – che i pazienti in assistenza domiciliare integrata sono persone allettate, di tutte le età, con gravi patologie e che richiedono particolari cure. Tali procedure sono di pertinenza di personale infermieristico specializzato. E’ inaccettabile la sospensione solo perché mancano i presidi di protezione dal coronavirus”

Lombardia, i sindacati: “Negati i tamponi a chi lavora in corsia” – “In molti si sentono abbandonati da un sistema che fino ad oggi ha sfruttati i sanitari oltre i limiti, facendoli lavorare costantemente in carenza di organico e con dispositivi di protezione spesso inadeguati, per qualità e quantità, mettendone a rischio la salute”, scrive l’Usb Sanità Lombardia in una nota. “Un sistema che sta negando persino la possibilità di un tampone di controllo a chi lavora in corsia, a stretto contatto con pazienti e colleghi infetti”. L’appello urgente è quello di “mettere in sicurezza i lavoratori della sanità” perché “in questo momento mancando i dpi e non si capisce la logica dei controlli sui tantissimi contagiati tra i lavoratori, non vi sono controlli efficaci sulle strutture private, da dove ci arrivano segnalazioni di aziende che non forniscono nemmeno le mascherine a chi lavora in corsia”.

Brescia, il caso della raccolta fondi per le mascherine “bloccata” – Quasi nove milioni di euro raccolti per aiutare gli ospedali: la raccolta fondi organizzata dal Giornale di Brescia e dalla Fondazione della Comunità bresciana aveva avuto un ottimo riscontro ed erano già stati completati tre ordini di materiale da donare. Tutto pronto, quindi, ma impossibile da consegnare. “Un ordine di 500mila mascherine è fermo in un’azienda di Bergamo – spiega la presidente della Fondazione Comunità Bresciana Alberta Marniga perché a quanto ci risulta senza un’autorizzazione della Protezione civile non può essere evaso”. Ma la Protezione Civile fa sapere che “Non c’è nessun ordine bloccato da Roma, non ci sono mascherine ferme in attesa di decisioni del Commissario Borrelli”. E spiegano che la Fondazione ha contattato, il 13 marzo, l’azienda Medimberg dicendo di essere interessata a una fornitura di mezzo milione di mascherine, proponendo di comprarle a un prezzo particolarmente vantaggioso per il produttore. “Ciononostante, con grande senso di responsabilità, l’azienda ha rigettato l’offerta sostenendo, a ragione, che l’accoglimento di tale proposta commerciale avrebbe sguarnito tutti gli altri ospedali a vantaggio di uno solo. Da oltre un mese il Dipartimento della Protezione Civile è impegnato per reperire sul mercato il maggior numero possibile di Dispositivi di Protezione Individuale. La centralizzazione degli acquisti serve a rifornire, proporzionalmente in relazione alla diffusione del virus, tutte le strutture ospedaliere del nostro territorio dei dispositivi necessari al funzionamento delle stesse. Questa dura battaglia si vince grazie alla collaborazione di tutti”.

L’Unione sindacale di base: “Grazie per gli applausi, ma ci serve altro” – “Gli operatori della Sanità dell’Unione Sindacale di Base ringraziano per il flashmob di mezzogiorno – quando in molte città le persone si sono affacciate ai balconi per applaudire medici e infermieri – e ne approfittano per denunciare le situazioni estreme nelle quali sono costretti a operare in tutta Italia, che fanno crescere la rabbia di chi è allo stremo dopo settimane di lavoro ininterrotto in condizioni impossibili, spesso e volentieri nascoste agli italiani”. La nota prosegue elencando i casi più eclatanti: “Come vi sentireste se non ci fossero più mascherine per medici, infermieri, personale tecnico e addetti alle varie operazioni logistiche? Come vi sentireste se invece di una mascherina foste costretti a usare panni antipolvere con due buchi per le orecchie? Come vi sentireste se, dopo aver lavorato a stretto contatto con pazienti e colleghi già infetti, vi negassero la possibilità di un tampone di controllo, quello stesso tampone che in caso di positività di un calciatore viene effettuato a tutta la squadra e all’intero staff senza battere ciglio?”

Campania, i medici di Caserta: “Mascherine per tutto il personale”
Con un comunicato firmato da undici sigle sindacali, i medici in servizio negli ospedali dell’Asl di Caserta chiedono più dispositivi di sicurezza: in particolare mascherine, e protocolli uniformi di gestione dei pazienti, visto che capita spesso che per l’accoglienza dei casi sospetti vengano seguite procedure diverse da ospedale o ospedale della stessa provincia. I medici chiedono anche mascherine per tutto il personale, visto che ad oggi i dispositivi vengono forniti solo ai lavoratori che entrano in contatto con i casi sospetti, mentre gli altri non hanno alcun dispositivo, rischiando dunque di contrarre il virus.

Friuli Venezia Giulia, i sindacati: “Dispostivi centellinati” – “Pare che la fornitura di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale si stia regolarizzando, anche se la loro distribuzione all’interno delle strutture viene centellinata”. I sindacati dei lavoratori sintetizzano così, in una nota congiunta, la preoccupazione riguardo alle dotazioni dei dispositivi di protezione per i lavoratori della sanità e dell’assistenza in Regione, dopo l’allarme lanciato dallo stesso assessore regionale alla Salute del Fvg, Riccardo Riccardi. “È questo, adesso, a creare tensione e incertezza tra i lavoratori del settore sanitario e socio-sanitario, perché temono che la disponibilità possa venire meno”.

Roma, l’Ordine dei Medici: “Non ripetiamo stessi errori della Lombardia” – L’Ordine dei medici e odontoiatri di Roma e provincia chiede “attenzione e tutele per gli operatori sanitari del Lazio”, e aggiunge: “Già in molte zone il numero dei medici infettati sta diventando significativo e stiamo per ripetere, con gli stessi errori, quanto successo in Lombardia dove vi sarebbero centinaia di professionisti della salute contagiati. Tale grave situazione non può che compromettere l’efficacia dell’assistenza sanitaria regionale, resa ancora più drammatica dalla carenza di medici”.

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