Rimane un mistero l’origine dei casi di coronavirus che hanno interessato Vo’ Euganeo, il paese veneto in provincia di Padova dove sono stati registrati 19 contagi senza che si sia riusciti a individuare il paziente zero. Tra le ipotesi circolate c’è anche quella relativa all’importante afflusso di persone che si recano nei mesi di febbraio, marzo e aprile nella zona per acquistare il pregiato Moscato Fiori d’Arancio, vino tipico della zona. “Oltre 5mila persone ogni fine settimane in una cittadina di poco più di 3mila abitanti”, ha dichiarato uno dei viticoltori locali a Ilfattoquotidiano.it.

“Questi mesi, da inizio febbraio fino a Pasqua, sono quelli che ogni anno fanno registrare un picco di arrivi per l’acquisto dei nostri vini”, ha continuato il produttore che, oggi, ha visto azzerarsi la vendita del prodotto a causa della quarantena alla quale è stato sottoposto il paese. Appena tornato da un sopralluogo nei suoi vigneti, l’uomo, che ha chiesto di rimanere anonimo, spiega che i primi flussi di visitatori interessati all’acquisto del prodotto erano già iniziati prima dei provvedimenti straordinari: “Tenendo conto che noi vendiamo il nostro vino per il 90% tramite corriere e per il 10% per vendita diretta, nelle nostre cantine si erano già presentate centinaia di persone – racconta – Questo, tra l’altro, è il mese dell’alta stagione che solitamente fa registrare i numeri più bassi. A marzo e aprile il numero di arrivi aumenta ancora di più, ma quest’anno non c’è stato il tempo”.

Solo nei weekend, racconta l’uomo, negli anni passati si sono registrati “oltre 5mila arrivi” e questa nuova stagione stava rispettando il trend degli anni passati. Da capire se proprio questo flusso di persone possa aver attirato anche soggetti infetti da fuori, dando il via al contagio nel piccolo paese nel Padovano per il quale non si è ancora trovata una spiegazione.

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