Se mettiamo assieme le previsioni relative alla denatalità in Europa e quelle sul boom demografico in Africa, vediamo con certezza che il problema dell’immigrazione in Italia e nel resto della Comunità europea non solo continuerà a creare i ben noti problemi, ma si aggraverà in misura notevole.

I dati che riporto qui di seguito sono di buona fonte e a ogni nuovo sondaggio non migliorano, ma semmai si aggravano. Sono numeri e previsioni spaventosi, specie per chi come me ha avuto modo di conoscere da vicino – negli anni Ottanta – l’orrore di alcune realtà africane, e in particolare della Nigeria. In dieci giorni fra Lagos e le foci del Niger ho visto miserie e orrori che non dimenticherò mai: torme di mendicanti resi feroci dalla fame; uomini (tanti) privi della mano destra perché in Nigeria chi sorprende un ladro è autorizzato a mozzargli la mano; bambini che sparivano dai villaggi sul Niger perché – dicevano i genitori – “forse loro mangiati coccodrilli”; banchi dei mercati rionali in cui si vendevano topi e pipistrelli, fogne a cielo aperto anche nel cuore della capitale.

Lì ho maturato due convinzioni fondamentali: le nascite vanno controllate e drasticamente ridotte; è insensata, falsa e priva di pietà la distinzione fra immigrati politici, con diritto ad essere accolti, e immigrati economici, da ributtare in mare, con comportamenti feroci e razzisti come quelli di Matteo Salvini e dei suoi sostenitori. Ma qui mi limito, per ragioni di spazio, al primo punto.

Secondo le previsioni demografiche dei World Population Prospects delle Nazioni Unite (edizione 2017), nel 2050 gli abitanti dell’Unione europea saranno 425,99 milioni (il drastico calo, ovviamente, è dovuto all’abbandono del Regno Unito), mentre gli abitanti della Nigeria raggiungeranno i 410,63 milioni. Dunque, fra soli 30 anni i nigeriani saranno tanti quanti tutti “noi europei”. Due note a margine: secondo queste stesse proiezioni, gli italiani saranno meno rispetto a oggi: precisamente 58,1 milioni nel 2030 e 55 milioni nel 2050. Se consideriamo invece l’Europa geografica nel suo complesso, nel 2030 si prevede ci saranno 739,45 milioni di persone, che scenderanno a 715,72 nel 2050. Dunque, denatalità in tutta Europa.

Questo andamento a forbice fra Europa e Africa impone non solo all’Europa ma a tutto il mondo (dato che situazioni analoghe continueranno a verificarsi in altre aree geografiche, come dimostra la decisione del presidente Donald Trump di un muro sterminato e inumano per frenare l’afflusso dei messicani) di porsi e di affrontare il problema di un freno alla natalità: vale a dire, di determinate ed efficaci politiche di controllo delle nascite.

Che naturalmente – va detto subito – non può avere nulla a che fare con le scelte demografiche della Cina (per molti anni un solo figlio, poi “la concessione di due”, sempre con le denunce relative alle sterilizzazioni obbligatorie, agli aborti forzati e perfino alle uccisioni di neonati “illegali”). Il problema che io pongo – e sono stupito dal fatto che non lo pongano né governi né partiti, quasi fossimo dinanzi a un inviolabile tabù – è semplicemente quello di una politica di controllo delle nascite, che si può realizzare solo attraverso campagne educative che coinvolgano le scuole e le famiglie: politiche che non possono essere lasciate ai soli governi ma dovrebbero essere svolte principalmente – e con mezzi adeguati – dai più importanti organismi internazionali, a partire dall’Onu e della Fao, come uno dei loro compiti primari.

Ha invece perso molta della sua importanza la posizione della Chiesa Cattolica, che considera leciti i rapporti sessuali, anche fra coniugi, solo se finalizzati alla procreazione. L’ha perso perché – come ben noto alle gerarchie ecclesiastiche – ormai da decenni anche i più osservanti fra i fedeli hanno adottato i metodi anticoncezionali, rifiutandosi di considerarli peccati e di conseguenza omettendo anche di “dichiararli” in sede di confessione. È così finita l’epoca, che noi più anziani ricordiamo con sconcerto, dei numerosi “figli di Ogino e Knaus”.

Inoltre, i maggiori flussi di immigrazione verso l’Italia vengono dall’Africa, dove vive solo il 17,6% di tutti i cattolici nel mondo (57,5% in Sud America). E a proposito di Sud America, ricordo ancora con molto fastidio uno dei primi viaggi (se non sbaglio, in Brasile) di Papa Wojtyla, che tuonava contro gli anticoncezionali. E lo faceva pur essendo circondato da una folla di bambini laceri, molti dei quali destinati alle fini atroci dei Capitani della spiaggia di Jorge Amado: delinquenza, sfruttamento sessuale, prelievo di organi.

Infine, ci sono due ragioni importanti per cui la Chiesa Cattolica dovrebbe rivedere la propria posizione su questo punto.

1. Perché essa è ormai isolata su questo tema, visto che altre confessioni cristiane, come la Chiesa Luterana, non considerano peccato l’utilizzo di anticoncezionali o l’avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Altre, come la Chiesa Valdese, non solo non sono contrarie all’uso dei profilattici nei Paesi con elevata diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, ma mettono in atto campagne di distribuzione degli stessi, come hanno dichiarato nella campagna 2007 per l’Otto per mille. E anche all’interno della Chiesa Cattolica si alzano periodicamente voci, seppur minoritarie, favorevoli all’uso e alla distribuzione dei profilattici nelle situazioni di elevato rischio di contagio.

2. Perché i giovani – che nel rapporto sessuale vedono spesso il punto più alto delle loro storie d’amore – rifiutano di essere considerati per questo “peccatori”. E devo dire che nella esperienza mia e di tantissimi amici questa specie di Inquisizione sul sesso è stata (e penso sia ancor più oggi) una ragione di allontanamento da una Chiesa incapace di evolvere col tempo e con il comune sentire di tante sue potenziali “pecorelle”.

Chi è disposto a confrontarsi su questo tema? Chi vuole conciliare i precetti della Fede con “l’amore profano”?

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