Sembrava rinsavito dopo la batosta dell’Emilia Romagna e di Bibbiano. Appariva più mitigato, invece Matteo Salvini perde il mojito ma non il vizio.

Rieccolo di nuovo nella mischia alla ricerca di un appiglio in un mare di specchi. Ancora stordito dalle lasagne emiliane e dai tortellini modenesi, in preparazione dell’assalto al Campidoglio lancia il guanto di sfida con un messaggio ambiguo, come fa sempre l’uomo iroso: si scaglia contro la reiterazione dell’interruzione della gravidanza, dichiarando che il Pronto Soccorso non è il luogo adatto per chi sbaglia “stili di vita”, suggerendo che alla terza richiesta la richiedente deve pagare.

“Povarètt!” gli direbbero in lumbard. Non sa più che sardine prendere né a che santo votarsi, ora che si sente anche abbandonato dalla Madonna di Medjugorje, impegnata con la posta arretrata. Non gli resta che il ritorno all’antico amore: l’odio per gli immigrati.

È evidente che la sua “intemerata” è contro le donne migranti che con ogni probabilità ricorrono più di altre all’interruzione della gravidanza, sia perché non hanno soldi per i contraccettivi e perché sono sole e abbandonate da tutti, sia perché terrorizzate di mettere al mondo figli senza futuro. Salvini non pensa affatto che ciò che egli denuncia è la conseguenza logica delle scelte che lui ha fatto sulla pelle di poveri sventurati, maledetti dalla vita per averlo incontrato sul loro sentiero di morte.

Gridare contro l’aborto, in codesto modo immorale e incosciente, è il segno che Salvini vuole tornare sulla cresta, presentando il conto ancora una volta ai migranti, colpevoli delle sue disgrazie elettorali. Questo grido – patetico perché ignobile – è anche un amo lanciato a quel mondo intriso di sub-cultura cattolica ma digiuna di Vangelo e orizzonti di fraternità e umanità, l’unico mondo che si lascia turlupinare dai rosari mostrati come catene, dai Vangeli ostentati come ricettari culinari, dai presepi costruiti come luoghi senza Dio e senza Cristo.

A Salvini interessa una cosa sola: manipolare l’irrazionalità emotiva dei poveri che non hanno o non vogliono avere strumenti di elaborazione della complessa realtà di oggi. A lui serve solo urlare senza contenuti, senza afflato, usando solo la furbizia del finto cattolico che, pur di agguantare il potere che ha perso per bulimia patologica, si fa una religione sua, a suo esclusivo servizio. E chi non è con lui, Papa compreso, peste lo colga.

Salvini dice di non volere insegnare la morale alle donne e di rispettarne la scelta. Se così è, gli conviene stare zitto e non toccare argomenti di cui ignora la storia, il dramma e le ragioni. La legge vigente sull’interruzione della gravidanza, al di là di ogni ideologia pro o contraria, è stata una legge che ha ridotto gli aborti di oltre due terzi, salvando vite umane più di quanto gli aborti pubblici e clandestini, che pure esistono, non ne falcidino ogni anno. Sembra paradossale, ma a distanza di 40 anni pare che la legge sia un punto di equilibrio, senza con questo entrare nel merito della valutazione morale, ma esaminando il fenomeno laicamente, pragmaticamente, senza pregiudizi religiosi o di qualsiasi altro genere.

Se dovessimo applicare il “metodo Salvini” e fare pagare i recidivi al terzo intervento, allora i cardiopatici, i diabetici, chi subisce fratture agli arti o altrove, chi partorisce il terzo figlio, tutti dovrebbero pagare perché non sono ammissibili “stili di vita” dopo il secondo “incidente” o malattia.

Al ridicolo non c’è fine. Se Salvini fosse più sobrio e savio, dal suo punto di vista dovrebbe ringraziare queste donne immigrate perché collaborano con lui ad avere meno immigrati, dal momento che, per buon peso, nascerebbero sul sacro suolo della Patria che il macho de Milàn difende col suo corpo e con le sue parole al vento.

L’attacco alle donne fa pendant con quello all’Europa, che torna a essere l’altro bersaglio “sicuro” dei dardi infuocati del dio leghista decaduto e rintronato. Un altro cambiamento di indirizzo, un’altra giravolta, e a forza di giro giro tondo ormai Matteo Salvini, come un pugile suonato, ha perso la direzione, brancola nel vuoto della delusione e prova a sedersi alle soglie del Campidoglio, aspettando che qualcuno gli faccia l’elemosina o che le oche storiche lo sveglino dal sonno della ragione.

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