Non solo l’alta tensione all’interno del governo. La riforma del processo penale riaccende uno dei più classici scontri: quello tra magistrati e avvocati. Il disegno di legge approvato nella serata di giovedì dal Consiglio dei ministri viene promosso dall’Associazione nazionale magistrati, Giuliano Caputo. “È stato trovato un punto di equilibrio, Sembra sia stato fatto uno sforzo effettivo”, dice il dirigente del sindacato dei magistrati ai microfoni di Radio anch’io. L’Anm critica solo la parte della riforma che prevede “sanzioni per i magistrati” perché “sarebbe un messaggio sbagliato e ingeneroso. Ma ieri in conferenza stampa il ministro non ha fatto riferimento a questa ipotesi speriamo che abbia ascoltato quello che gli avevamo detto”. I magistrati lanciano però l’allarme sugli effetti dei limiti alla durata delle indagini stabiliti dalla riforma, che comportano in caso di superamento, l’obbligo per il pm di depositare gli atti, facendo cadere il segreto “Per le forme più insidiose di criminalità un sistema di questo tipo è pericolosisssimo” avverte il segretario Giuliano Caputo che aggiunge: “Tagliare con la scure i tempi delle indagini preliminari, può depotenziare la risposta dello Stato nei confronti della criminalità organizzata ed economica. È sbagliatissimo stabilire una durata predeterminata per tutti i processi poi scaricare l’inefficienza del sistema sul singolo magistrato. È una risposta semplicistica, brutale e ingenerosa, e controproducente rispetto a ciò che si attendono i cittadini”.

Sempre critico il parere presidente dell’Unione delle camere penali, Gian Domenico Caiazza, che definisce la riforma come “un’operazione e cinica e pericolosa. Avevamo ragione nel dire che il risultato finale è che è operativa una riforma che introduce la figura dell’imputato a vita e che scommettiamo, come su un tavolo di black jack, sull’improvvisa palingenesi del processo penale che diventa improvvisamente è breve e si conclude in quattro anni”.

Il disegno di legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri contiene il lodo Conte bis, il compromesso trovato da M5s, Pd e Leu sulla prescrizione. La decisione di Palazzo Chigi, a cui, come annunciato da Matteo Renzi, non hanno partecipato le ministre di Italia Viva: Teresa Bellanova, titolare dell’Agricoltura, e quella della Famiglia Elena Bonetti. Con l’ok di ieri sera si torna alla versione del lodo concordata nell’ultimo vertice: la prescrizione si sospende dopo la condanna in primo grado e torna a decorrere retroattivamente in caso di assoluzione in appello, diventando definitiva solo in caso di doppia condanna. Ma se il condannato viene assolto in secondo grado potrà ‘recuperarè la prescrizione bloccata. Il ministro Alfonso Bonafede ha annunciato un “piano di assunzioni e investimenti che non conosce precedenti” e ha spiegato di voler puntare sulla digitalizzazione e sui “processi telematici”. Il premier Giuseppe Conte, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha criticato l’assenza di Italia Viva: “Deve chiarire non solo a me, ma anche al Paese, che cosa intende fare. Nella consapevolezza che se vogliono correre insieme a noi devono essere disponibili a non fare sgambetti“.

All’interno del disegno di legge ci sono invece norme per la riduzione dei tempi del processo penale, la cui durata non può superare i 4-5 anni, con una stretta alle indagini preliminari, ma termini meno rigidi per le sanzioni ai magistrati che non li rispettano, per i quali è prevista la segnalazione da parte del dirigente degli uffici ai titolari dell’azione disciplinare. La durata delle indagini preliminari variano a seconda dei reati, e vanno da sei a 18 mesi. Se entro tre mesi dalla scadenza dei tempi il pm non notifica l’avviso di conclusione delle indagini o non chiede l’archiviazione deve depositare gli atti e avvisare l’indagato e la difesa, che possono prenderne visione e averne copia. Il mancato rispetto di questo obbligo, se dovuto a negligenza inescusabile costituisce un illecito disciplinare. Saranno i procuratori a stabilire quali notizie di reato hanno la precedenza in base a criteri stabiliti nei progetti organizzativi dell’ufficio. Dopo la prima udienza il giudice se non si esaurisce il dibattimento, il giudice deve comunicare alle parti il calendario delle udienze.

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