Esplosioni all’interno della riserva naturale dell’Organ Pipe Cactus National Monument, protetta dall’Unesco, in Arizona, che colpiscono anche antichi siti di sepoltura dei nativi americani. Ad autorizzarlo è stata l’amministrazione guidata da Donald Trump allo scopo di costruire quasi 70 chilometri del muro di separazione tra Stati Uniti e Messico, fortemente voluto dal presidente americano. Dopo la denuncia delle comunità locali e delle associazioni, anche le autorità hanno confermato che “esplosioni controllate” sono già iniziate nella zona. Niente hanno potuto le leggi a tutela dei beni culturali e paesaggistici, visto che il tycoon ha invocato motivazioni di sicurezza nazionale.

A esporsi per primo contro la decisione dell’amministrazione è stato Raul Grijalva, Deputato democratico dell’Arizona a capo del Comitato sulle risorse naturali della Camera, che ha parlato di un atto “sacrilego”, spiegando che le autorità non si sono nemmeno preoccupate di avvertire la tribù locale Tohono O’odham. È proprio in questi luoghi, ha poi spiegato, che i nativi americani locali seppellivano i corpi dei rivali Apache, in segno di rispetto. Ed è sempre in quell’area che sono stati ritrovati manufatti risalenti a 10mila anni fa.

A preoccupare i movimenti ambientalisti, però, non sono solo i danni ai siti di sepoltura, ma anche quelli alle falde acquifere e le conseguenze sulle specie selvatiche che popolano la zona desertica, diventata famosa perché esempio di ecosistema intatto tipico del deserto del Sonora. E ad essere distrutti, hanno riferito i locali, sono stati anche degli antichi cactus che caratterizzano l’area e che per i nativi rappresentano la reincarnazione dei propri avi.

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