La Casa Internazionale delle Donne di Roma rimane sotto sfratto. La presidenza delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio, riunite in forma congiunta a Montecitorio, ha dichiarato inammissibile l’emendamento dei relatori al Milleproroghe, studiato per far saldare, con al bilancio dello Stato, il debito di 900mila euro contestato dal Comune di Roma all’associazione che gestisce lo storico spazio di via della Lungara. “Non si tratta di una proroga”, ha obiettato la presidenza della Commissione, composta dai 5 stelle Carla Ruocco e Giuseppe Brescia, bocciando il testo. L’emendamento governativo era stato formalmente proposto dal ministro all’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, che è anche il candidato del Pd alle suppletive nel collegio Roma Centro, dove si trova la struttura di proprietà del Campidoglio che ospita le associazioni femministe. Per questo motivo è stato fortemente contestato da Fratelli d’Italia, con la leader Giorgia Meloni che aveva definito il provvedimento “scandaloso” e il deputato Federico Mollicone che lo ha etichettato come “marchetta”.

Al contrario, toni trionfalistici erano stati usati, nella giornata di ieri, dalla consigliera regionale Dem, Marta Leonori – che da assessora della giunta capitolina guidata da Ignazio Marino, nel 2015, aveva avviato la delibera 140 che prevedeva il “riordino del patrimonio indisponibile in concessione”, e dalla sindaca Virginia Raggi, la cui amministrazione ha rescisso il contratto con il consorzio di associazioni. “La Casa Internazionale delle Donne è salva. Abbiamo trovato una soluzione in Parlamento grazie a un emendamento condiviso tra M5s e le altre forze politiche. Le Donne unite fanno la differenza. Una vittoria di tutti!”, aveva scritto la prima cittadina sui social. Esultanze precipitose, come si è visto. A lei aveva replicato la senatrice dem Monica Cirinnà: “Trovo imbarazzante l’entusiasmo della sindaca Raggi che per la Casa delle donne non ha mai mosso un dito”.

Tutto inizia con la delibera 140 di Marino nel 2015 – La vicenda della Casa delle Donne di via della Lungara, a Roma, si muove parallela a quella di circa 900 associazioni di vario genere che, a cavallo fra gli anni ’90 e 2000, hanno firmato con il Campidoglio concessioni per la gestione di altrettanti spazi di proprietà comunale a un canone più che calmierato: in alcuni casi si trattava di assegnazioni nuove, in altre di provvedimenti tesi a sanare situazioni illegali o comunque abusive. Nel 2015, la volontà del sindaco Ignazio Marino di “avviare le procedure finalizzate al recupero della disponibilità dei beni” in concessione e di “provvedere alla definizione di bandi ad evidenza pubblica per l’assegnazione”. Così è nata la delibera 140/2015, sfociata in un’indagine della Corte dei Conti che ha smascherato lo scandalo di “Affittopoli” nella Capitale: fra i destinatari delle concessioni, infatti, c’erano attività private a scopo di lucro (discoteche, locali notturni, ristoranti), sedi sindacali e circoli di partiti politici. Fra questi ultimi, la sede storica di Fratelli d’Italia a Colle Oppio (ex Msi) e quella del Pd Centro Storico in via dei Giubbonari. Un caos che ha portato, il 30 agosto 2018, i magistrati contabili a condannare al risarcimento di 1 milione di euro la Romeo Gestioni dell’imprenditore napoletano, Alfredo Romeo (noto per essere finito nello stesso anno al centro dell’inchiesta Consip), che si e’ occupato del patrimonio immobiliare capitolino dal 2004 al 2014.

Tronca dà il via agli sgomberi, Raggi non li ferma – Sfiduciato il sindaco Marino, nel 2015, il commissario Francesco Paolo Tronca ha fatto il resto, dando seguito alle delibere della Corte dei Conti e dando il via agli sfratti delle associazioni, andando però a colpire anche onlus dal riconosciuto valore sociale e storico. Come la Casa delle Donne, appunto, o come la sede del Telefono Rosa e delle associazioni per l’assistenza ai malati di sla e ai ragazzi con disabilità psichiche. L’arrivo di Virginia Raggi in Campidoglio, nonostante gli intendimenti iniziali, non ha invertito la rotta. Alle associazioni, in questi anni, sono stati contestati centinaia di migliaia di euro di morosità, calcolati sommando la differenza fra il valore di mercato della locazione e quello effettivamente pagato dagli assegnatari, anche a concessione scaduta. Alle femministe di via della Lungara, per questo motivo, il 3 agosto 2018 l’allora assessora al Patrimonio, Rosalba Castiglione, ha notificato circa 900mila euro di sanzione e la revoca della convenzione: lo sgombero, tecnicamente, potrebbe arrivare in qualsiasi momento. In altri casi, gli accertamenti della Polizia Locale hanno raggiunto anche i 6-7 milioni di euro.

Qualcuno vince i ricorsi, ma si attende il nuovo regolamento – Come se ne esce, dunque? Nel 2017, la maggioranza M5s in Campidoglio aveva annunciato la redazione di un nuovo regolamento che avrebbe dovuto individuare le associazioni “meritorie” e dare una priorità al recupero degli immobili. Ma il testo si è incagliato ormai da quasi 3 anni in Commissione e non è mai arrivato in Assemblea capitolina. Nel frattempo, le associazioni stanno facendo da sole e alcune stanno vincendo i ricorsi. È il caso dei centro sociali romani ‘Auro e Marco’ e ‘Brancaleone’, per i quali il Tar ha riconosciuto che “in presenza di beni appartenenti al patrimonio disponibile, non vi è possibilità per l’amministrazione proprietaria di recuperare il possesso in regime di autotutela esecutiva”. Una sentenza che non risolve il pasticcio ma che potrebbe, nel breve periodo, porre un freno agli sgomberi.

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