“Si aspettava di essere una delle dieci donne del Sanremo di Amadeus?”
Beh, è stata sicuramente una piacevole sorpresa. Sanremo è una di quelle manifestazione a cui siamo sempre tutti molto legati”, risponde Sabrina Salerno. La regina degli anni Ottanta salirà sul palco del Festival il mercoledì, con le giornaliste Laura Chimenti ed Emma D’Aquino, e il sabato con Diletta Leotta e Francesca Sofia Novello. Per lei, Sanremo, ha anche un valore affettivo. Qui è cresciuta. “Ci ho vissuto la mia adolescenza, dai cinque ai quindici anni. Il Festival, allora, era una fuga dalla quotidianità.

Come si sta preparando?
Più che emozionata, sono concentrata. Dai vestiti (uno con gli stivali texani) alle prove per le esibizioni dove canterò, sto tenendo tutto sotto controllo da perfezionista quale sono. Quando sarò sul palco di Sanremo, dall’altro dei miei 51 anni – né uno di più né uno di meno -, voglio divertirmi ed essere serena.

Eppure ogni minima parola, a Sanremo, diventa un caso. Amadeus l’ha già vissuto sulla sua pelle. Ha timore di questa cosa?
Un po’ sì, lo ammetto. Uno ha l’incubo di parlare. Credo che ci sia anche una certa voglia di fraintendere, come questa storia del passo indietro che tra un po’ diventerà una barzelletta. Il povero Amadeus è stato strumentalizzato. Lui voleva soltanto essere gentile. Non ha scelto solo donne “bellissime” ma, dal giornalismo al mondo della canzone, ha coperto tutti i settori.

Come cantava in tempi non sospetti, “oltre alle gambe c’è di più”.
Ma bisogna rimarcarlo 330 volte in più nel 2020.

Allora eravate avanti?
Pensi che nel 1991 credevo di essere retrograda nel cantare quella frase. La davo per scontata già allora, forse con presunzione. Non avevo ancora capito determinati meccanismi e, tronfia dei miei successi, credevo di poter comandare il mondo. Solo dopo mi sono resa conto che le donne dovevano fare ancora un percorso molto lungo, che dura tutt’oggi.

Nel corso della sua carriera è stata definita “femminista”
Bisogna fare delle distinzioni sul femminismo. Io ho sempre utilizzato il mio corpo e ne sono felice. Lo faccio, come lo fa un calciatore. La mia immagine è sempre stata quella di una donna sexy? E vabbe’, fatevene una ragione. Sono una che nella vita non si è fatta mai mettere mezzo dito in testa da nessuno. Sono una che ha sempre detto quello che pensava e che talvolta ha pagato caro il suo pensiero. Sono una che non ha mai avuto padrini né eroi che mi hanno salvata. Non c’è stato nessuno, se non le mie gambe, il mio cervello e la mia testa.

Pensa di aver pagato qualche sua dichiarazione o comportamento?
Eccome se mi hanno fatto pagare certi miei comportamenti. Ero sfrontata. Già una persona che ha successo a 17 anni dà fastidio e fa antipatia. Quando ho avuto successo all’estero, poi, non ne parliamo. Mi davano per morta ogni due per tre. Sono passati trent’anni eppure siamo ancora qua che ne parliamo.

Anche a lei hanno sempre detto “bellissima”. Si è mai offesa?
Lo trovo un bellissimo complimento. Solo che le bellissime devono essere più brave delle brutte, è questo il fatto.

Ci saranno tante donne sul palco, a Sanremo. Che le donne non sanno fare squadra è un luogo comune?
Sono una che ha fatto un duetto con Jo Squillo e Samantha Fox. Sono una che ha sempre cercato collaborazioni con le donne. Sono una che ha sempre cercato l’appoggio e la solidarietà tra le donne. E con tutte le donne con cui ho lavorato, anche a teatro, sono diventata amica. Ovviamente c’è da aprire e chiudere una parentesi: bisogna essere intelligenti. Gli stupidi possono essere uomini e donne, non c’è differenza.

L’ultima volta che è salita sul palco di Sanremo era il 1991, con Jo Squillo e la canzone “Siamo Donne”. Una volta ha detto: «È stato uno dei miei errori più clamorosi». Come mai?
Discograficamente parlando sì, lo è stato. Mi sono autoeliminata dal mercato inglese e americano. Mi sono sdoganata in italiano e ho addirittura pensato di iniziare una carriera solo in italiano, tant’è vero che ho fatto un album in lingua italiana. Ma non faceva per me. Quando nasci in un senso, in Italia, ti richiedono sempre quel senso lì. Ti etichettano molto facilmente.

Pensa di essere stata confinata come icona degli Anni Ottanta? Le è pesato?
Beh, sì. È pesante. Però mi rendo conto di non aver fatto granché per far cambiare idea. Non sono mai stata una prezzemolina. Non ho ceduto a tanti show che mi hanno proposto. Non ho ceduto a tante cose, in Italia, perché avevo un’alternativa all’estero. Di opportunità me ne hanno date a bizzeffe, ma non credevo che fossero quelle giuste per me per svariati motivi. Non mi sono neanche più preoccupata in questo senso.

Come mai all’estero, specialmente in Francia, ha ancora un successo così grande?
Ho trovato le produzioni giuste, è anche una questione di fortuna. Da dieci anni porto avanti uno spettacolo che ha già venuto 4 milioni di biglietti. Lo facciamo nei Palasport e dopo Sanremo mi aspettano già 40 date.

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Sanremo 2020, Laura Chimenti e Emma D’Aquino: esperienze professionali e vita privata delle giornaliste del Tg1

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