L’elicottero a bordo del quale viaggiavano Kobe Bryant, sua figlia Gianna e altre 7 persone sta viaggiando “troppo basso” poco prima di schiantarsi contro una collina a Calabasas, a circa 30 miglia a nord-ovest dal centro di Los Angeles. È quanto emerge dall’ultima conversazione tra Ara Zobayan, il pilota alla guida del Sikorsky S-76, e la torre di controllo. Ed è in quella fase che sarebbe avvenuto l’impatto, mentre Zobayan cercava di alzarsi in quota per evitare la nebbia che in quel momento era così fitta da costringere a terra gli elicotteri della polizia e lo aveva già spinto poco prima a girare sei volte su se stesso sopra lo zoo della città californiana in attesa di un miglioramento della visibilità.

L’Associated Press ha intervistato Randy Waldman, istruttore di volo di elicotteri: ritiene che il pilota sia stato confuso dalla nebbia fino a portare il mezzo, un Sikorsky S-76 costruito nel 1991, a precipitare. Quando ha colpito il suolo, l’elicottero stava volando a circa 160 nodi (296 km/h).”Quando sei disorientato i tuoi sensi ti dicono la cosa sbagliata, non hai idea di quale sia la direzione verso l’alto o il basso”, ha detto Waldman. “Se il pilota non riesce a vedere oltre il parabrezza, a quel punto l’aspettativa di vita sua e del mezzo sono di circa 10, 15 secondi. Alcuni esperti si sono domandati se il velivolo dovesse o meno decollare: c’era talmente tanta nebbia che anche i mezzi della polizia sono rimasti a terra. Avrebbe potuto rientrare in un punto più sicuro e con maggiore visibilità. Ma spesso chi fa il pilota per lavoro viene pressato dal cliente – ha proseguito- Si assume dei rischi quando probabilmente non dovrebbero farlo”.

Alle 9.39 l’ultima comunicazione del pilota: “Possiamo iniziare a virare verso sud-est in direzione della 101?”. “Manovra approvata”, la risposta dalla torre di controllo. “State passando alle condizioni di volo previste dal protocollo VFR?”. “Sì, condizioni VFR, 457 metri da terra”. “Grazie, contattate pure Socal sulle loro frequenze per proseguire il vostro volo”. Peccato che quella comunicazione non arriverà mai e nei minuti successivi, quando la torre di controllo prova a stabilire dei contatti con l’elicottero senza successo, non ci riuscirà più. Alle 9.44 la torre di controllo ha comunicato al pilota di volare ad una quota “troppo bassa” per proseguire il volo senza ricevere risposta e due minuti dopo il volo è scomparso dal radar. Probabilmente quello è il momento dello schianto.

Pochi minuti dopo una chiamata al numero di emergenza 911 avvertiva dell’incidente: un elicottero era stato visto schiantarsi contro una collina e andare in fiamme. Secondo Jerry Kidrick, colonnello in pensione che guidava elicotteri in Iraq e ora insegna alla Embry-Riddle Aeronautical University di Prescott, in Arizona, la risalita e la successiva rapida discesa del mezzo indicano che il pilota fosse disorientato. In queste condizioni, dice, avrebbe dovuto guidare il velivolo utilizzando soltanto gli strumenti a bordo. “È una delle situazioni più pericolose in cui ci si possa trovare – ha detto Kidrick – Spesso il tuo corpo ti dice qualcosa di diverso rispetto a quello che dicono le strumentazioni”.

Intanto, vanno avanti i tentativi di recuperare i corpi dalle lamiere dell’elicottero, caduto in un punto impervio delle colline, dove non esistono strade e non è stato semplice far arrivare i mezzi di soccorso. Solo oggi sono state recuperate le salme di tre delle vittime, che per il momento non sono state identificate. Secondo un amico di famiglia citato dal settimanale People, Bryant aveva un patto con la moglie che potrebbe averle salvato la vita: per nessun motivo, i due salivano insieme sullo stesso elicottero: “Lui e Vanessa avevano un accordo sul fatto che non avrebbero mai volato insieme su un elicottero”.

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