I primi giorni del 2020 e del nuovo decennio sono il periodo ideale per riflettere su quelli che sono stati i principali movimenti dal basso del 2019, il cui rafforzamento li renderà protagonisti nel panorama nazionale e internazionale nei prossimi mesi e – in alcuni casi – nei prossimi anni.

1. Uniti contro la corruzione, disuguaglianza e repressione

Dal Cile all’Iraq, al Libano e alla Francia, le persone stanno insorgendo per chiedere miglioramenti ai loro rappresentanti e alle autorità, mentre sempre più lezioni ed esperienze vengono condivise da un paese all’altro. Questa tendenza a sfidare i governi non scomparirà nel 2020!

2. Le donne e gli uomini difendono i diritti delle donne

Uno dei più grandi movimenti su Change.org, #Libere, è solo un esempio della mobilitazione online e offline nata per difendere i diritti delle donne, per porre fine alle discriminazioni di genere e per colmare il gender pay gap. Da #metoo a #kutoo, fino alla battaglia per fermare il DDL Pillon, siamo solo all’inizio di queste importantissime lotte.

3. Clima

In tutto il mondo, giovani e anziani, sindacati,popolazioni indigene e abitanti di città inquinate sono scesi in piazza con numeri mai visti prima per difendere il pianeta. L’Italia ha registrato la più grande partecipazione del mondo alle manifestazioni di Fridays for Future e si è mobilitata in solidarietà con l’Australia per i terribili incendi.

4. Immigrazione

La retorica razzista e anti-immigrazione è diventata popolare nel panorama politico di destra, ma le marce e le mobilitazioni online a favore dell’accoglienza e della tolleranza hanno prodotto alcune delle manifestazioni più memorabili negli ultimi mesi, dall’India agli Stati Uniti a tutta l’Europa: non Siamo Pesci, l’Italia che resiste e le Sardine sono solo alcune delle iniziative che hanno preso piede negli ultimi dodici mesi nel nostro Paese.

5. Il modo in cui mangiamo influisce sul pianeta

Siamo diventati molto più consci di ciò che mangiamo e della provenienza del nostro cibo. La consapevolezza collettiva rispetto alla necessità di consumare alimenti privi di pesticidi, più vegan e meno crudeli verso gli animali è cresciuta in maniera esponenziale. Mentre gli attivisti catalizzano l’attenzione sulle problematiche legate all’attuale sistema di consumo del cibo, i consumatori “votano” e fanno le proprie scelte attraverso l’uso dei loro portafogli. L’Italia sta diventando leader nell’agricoltura sostenibile e tanti giovani si stanno accorgendo che il nostro futuro e la nostra salute sono legati inestricabilmente al modo in cui produciamo il nostro cibo.

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Questi movimenti hanno alcuni elementi in comune: in primo luogo, sono ancorati nel mondo digitale e non esisterebbero senza una petizione online, una pagina Facebook e/o WhatsApp, strumenti che servono ad alimentare intense discussioni e a spargere la voce su ciò che sta a cuore alle persone.

Inoltre, sono spesso molto decentralizzati e si sviluppano attorno a principi e approcci piuttosto che alla figura di qualche leader. Il risvolto positivo di queste tendenze è l’esplosione dell’attivismo, mentre il rovescio della medaglia è che mancano autorità centrali che facciano pressione per il cambiamento a livello nazionale e che diventino degli interlocutori per le varie autorità governative e commerciali.

A tal proposito, osserviamo che ci sono pochi “leader” autorevoli che si fanno portavoce di un movimento. D’altro canto, sempre più persone si uniscono a questi movimenti in quanto “del popolo”: sono persone collocate al di fuori dell’establishment politico, stanche delle chiacchiere. Le persone che compaiono di fronte alle telecamere spesso specificano di non rappresentare un movimento, ma soltanto loro stesse.

Ciò che i movimenti possono perdere in termini di centralizzazione e concentrazione delle competenze, tuttavia, è più che compensato dall’entusiasmo e dall’adesione di nuovi partecipanti. Le persone che non sono mai state politicamente attive hanno finalmente trovato il proprio posto grazie alle proteste o alle “piazze”, luoghi e occasioni che le portano a dialogare tra loro incoraggiandole a recuperare un interesse nel futuro della politica.

E questo non sta succedendo solo in Italia: il movimento di “empowerment” è quasi universale. Dal Cile a Hong Kong, dal Libano all’Iraq fino all’India, le persone si attivano con determinazione. È affascinante vedere persone non politicizzate unirsi in movimenti decentralizzati in tutto il mondo, e constatare che chiunque può diventare la scintilla che lancia un movimento. Lo abbiamo visto in modo drammatico nel caso di Mohamed Bouazizi, la cui immolazione contro la corruzione e le brutalità della polizia in Tunisia ha incendiato l’intera regione dando avvio alla primavera araba.

È proprio questa fiducia nell’azione individuale e nella partecipazione civica a dare linfa a Change.org. Ogni giorno siamo ispirati e sosteniamo persone che si attivano per rendere il mondo migliore.

Alcuni potrebbero chiamare questa partecipazione “populismo”, ma è altrettanto probabile che si tratti di un momento di crescente consapevolezza pubblica. Francamente, stiamo assistendo anche a un momento in cui le disparità economiche sono più grandi che mai, il nostro pianeta e lo sfruttamento delle sue risorse sono arrivati al limite e le persone non hanno molto da perdere a unire le proprie forze con speranza e determinazione.

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