C’è un quarto carabiniere indagato nell’ambito dell’indagine sul disastro di Rigopiano. Secondo quanto riporta il Messaggero si tratta del tenente colonnello Massimiliano Di Pietro all’epoca dei fatti comandante del nucleo investigativo. L’iscrizione è avvenuta nell’ambito degli accertamenti relativi alla gestione delle telefonate del cameriere Gabriele D’Angelo dirette verso la prefettura il mattino del 18 gennaio 2017: al momento non è dato sapere le ipotesi di reato, ma gli altri tre carabinieri forestali indagati in questo filone lo sono per falso materiale e ideologico. Nei giorni scorsi, secondo quanto riporta l’Ansa, la difesa del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta avrebbe chiesto all’ufficiale di essere sottoposto a indagini difensive: il militare avrebbe a quanto pare chiesto di essere semmai ascoltato alla presenza dei pm che conducono le indagini per motivi di correttezza e deontologia professionale. Per tanto l’ipotizzata iscrizione sul registro degli indagati del colonnello potrebbe essere vista come un atto dovuto per formalizzare le sue dichiarazioni.

Intanto l’ex capo della Mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, ha inviato a metà dicembre al Comitato Vittime di Rigopiano, dopo gli sviluppi successivi alla sua denuncia che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati dei carabinieri. “Voglio innanzitutto chiedere scusa come uomo delle istituzioni per le disgustose ed assurde vicende che voi, familiari delle vittime di Rigopiano, siete da tempo costretti a vivere, in preda ad un comprensibile e crescente sgomento”. La denuncia di Muriana riguarda la gestione delle telefonate di D’Angelo morto con altre 28 persone nel resort distrutto dalla valanga il 18 gennaio 2017. Muriana nella lettera spiega che l’esposto è stato “frutto di un preliminare incontro con il Procuratore Capo di Pescara, il dr. Massimiliano Serpi, magistrato integerrimo e capace, a cui ho dapprima esposto i delicati elementi di prova da me raccolti, e dal quale ho ricevuto poi precise indicazioni sul da farsi”.

Il tutto perché “in attesa da quasi tre anni di giustizia, ma soprattutto di verità, state invece assistendo a quella che, ai vostri occhi e di quelli di tutta la comunità, appare come una lotta invereconda. Una lotta tra pezzi dello Stato che, anziché profondere le loro energie nella ricerca dei veri motivi per i quali, anche in occasione del prossimo Natale, non vi sarà consentito di abbracciare i vostri cari come un tempo usavate, sembrano impegnati a infangarsi a vicenda e a rimpallarsi responsabilità, se non addirittura a nascondere parti di verità”, prosegue Muriana. “Desidero inoltre aggiungere che in quello scritto non ho relazionato ‘contro’, non essendo io lo strumento di nessuno, ma solo ‘a favore’. A favore della verità che sembra tardare ad arrivare, ma che dovrà obbligatoriamente essere tributata alla memoria dei vostri ventinove cari che, solo così, potranno finalmente riposare in pace”, continua l’ex capo della Mobile. Del Comitato Vittime non fa parte papà Feniello e Muriana chiede che venga estesa anche a lui “che oggi mi addita come persona animata da loschi intenti e in combutta con non meglio precisati personaggi. La sua è la comprensibile rabbia di un padre che ha perso un figlio in circostanze tragiche, al quale qualcuno sta probabilmente propalando una narrazione distorta dei fatti. Se ciò sta avvenendo per un cinico calcolo, quel qualcuno sarà chiamato a risponderne davanti alla giustizia di Dio e a quella degli uomini”, conclude Muriana.

“Vedo che si parla di scuse e in molti siti vedo titoli che parlano delle scuse di Muriana ai parenti delle vittime. Io non vedo scuse, ma chiacchiere. Mi sembra una persona che dopo quasi tre anni ha capito che forse le cose si mettono male anche per lui e allora cerca di nascondersi mettendosi dalla parte delle vittime. Io non ci casco, caro Sig. Muriana, io non le credo – risponde Alessio Feniello – Non credo più a nessuno dal quel maledetto 18 gennaio e soprattutto non credo a nessuno da quando il Prefetto Provolo ci annunciò che Stefano era vivo. Avete giocato sporco, avete voluto scherzare con il dolore della povera gente, adesso dovete pagare tutti, dal primo all’ultimo. Chi ha ucciso 29 persone, e chi ha cercato di coprire i responsabili di questa tragedia. Sarà la magistratura a stabilire di chi sono le responsabilità penali. Ma la responsabilità umana la posso giudicare anche da solo. E lei, signor Muriana, è colpevole. E le dico di più, a me nessuno mette in testa nulla, io per fortuna ho ancora una testa che pensa e che capisce. La verità lei ancora non l’ha spiegata, però fa sempre in tempo. Poi, magari, parleremo di scuse vere”.

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