I fatti sono noti. Durante la notte tra il 22 e 23 dicembre, Bucarest era assediata da carri armati e truppe paramilitari in assetto di guerra per proteggere il Palazzo della Repubblica. Io e Michele Soavi ci mettemmo in viaggio per andare a documentare la rivoluzione in Romania. Michele, aiuto regia di Dario Argento, con la sua cinepresa a spalla, io, sognavo di fare l’Oriana Fallaci (de no’ altri). Gli aeroporti erano chiusi, prendemmo un aereo per Vienna e da lì l’Oriente Express, che del mitico treno da Belle Epoque, aveva soltanto il nome. Ci fermammo a Timisoara, città di frontiera, da lì, il 16 dicembre, era scoppiata tra le strade la scintilla della rivolta. Da Timisoara arrivammo con mezzi di fortuna, tra blocchi stradali e controlli, a Bucarest, Nicolai Ceausescu, il dittatore era stato appena giustiziato con sua moglie Elena, dall’auto/proclamatosi Tribunale del Popolo.

Con noi c’erano Renzo Cianfanelli, Ettore Mo, inviati speciali del Corriere della Sera, e il giornalista giramondo Toti Palma. Facemmo subito squadra. Mentre un famosetto fotoreporter era più interessato a fare affarucci con gli zingari che volevano vendergli una vecchia Mercedes. Gli ultimi fedelissimi di Ceausescu, i famigerati agenti della Securitate, quelli che durante la dittatura si erano macchiati dei peggiori crimini contro i dissidenti, asserragliati agli ultimi piani dei palazzi, si erano trasformati in cecchini. Ci fu consigliato di non lasciare l’albergo. Non so come, io e Michele, riuscimmo a intrufolarci nel palazzo del Ministero degli Interni, non so come ci diedero l’autorizzazione per le riprese dei “terroristi” dietro le sbarre. Seconda tappa alla Morgue, corpi carbonizzati, decomposti, accatastati a pile, molti di loro ancora senza nome. Alcuni parenti, gli antesignani del selfie, per pochi spiccioli posavano vicino a quello che rimaneva del caro estinto. Michele ne fece poi un documentario sul “prima” e sul “dopo”, credo per Rai Tre.

31 dicembre, ricordo caos e euforia. E bollicine, ma solo quelle dell’acqua minerale con cui brindare, con molto pragmatismo, nella metropolitana. Per la massa di rivoltosi era un bunker sicuro mentre i cecchini facevano tiro a bersaglio sulle nostre teste. A trent’anni di distanza Cianfanelli ricorda: “I morti accertati, per lo più civili, furono un migliaio. Altroché i ventimila sventolati dalla propaganda”. Gerovital ti allunga la vita: ancora avvolta nel mistero la morte di Ana Aslan, gerontologa, candidata al Nobel. Tra i suoi pazienti più illustri: Mao Tse-Tung, Charles de Gaule, John Kennedy e Onassis. Elena Ceausescu, riceveva Ana nel suo studio, una sorta di anticamera (della morte) perché sarebbe stata dotata di radiazioni mortali. Aslan si ammalò di cancro alle ossa. Aveva 92 anni e lavorò fino all’ultimo giorno. Passano gli anni e, per caso, conosco Aurora Adam Aslan biologa, pranoterapeuta, in Romania cura gratis i pazienti che non hanno soldi: “ Mia zia e’ stata uccisa da Elena Ceausescu. Con le radiazioni di cui aveva dotato il suo studio. Ma ad averle spezzato il cuore sono stati i sensi di colpa per non essersi ribellata a Ceausescu. Di avergli fatto fare, invece, bella figura con i potenti della terra con le sue ricerche scientifiche”.

La vita non è stata generosa con Ana: non si è sposata, non ha avuto figli, dedicò tutta la sua vita agli studi per la rigenerazione delle cellule umane. E le fiale anti-ossidanti Gerovital, a base di estratti naturali, di sua invenzione, le diedero fama planetaria. La sua longeva famiglia sembra essere la testimonianza dell’efficacia del Gerovital. La madre morì alla veneranda eta’ di 124 anni, la sorella di Ana a 116. Gerovital, sinonimo d’elisir di eterna giovinezza, è diventato un brand, come la Coca Cola. Zia Ana lasciò ad Aurora preziosi manoscritti, con formule anti-invecchiamento e contro le malattie degenerative del sistema nervoso. Ma servono tanti soldi per sperimentarle.

FB pagina di Januaria Piromallo

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