3. Last but… ci sono le nuove strisce preserali di Rai 3, Non ho l’età e Storie minime. Programmi brevi e a basso costo, poveri, nel senso buono del termine usato un tempo dai teorici del teatro, essenziali. Due persone comuni nel primo caso, una sola nel secondo che raccontano la lunga storia della loro vita sentimentale o il momento che ha cambiato la loro esistenza. Eppure, in questa televisione fatta di parole spiccano per fascino le immagini: i filmati e le foto del passato di sapore neorealistico in Non ho l’età, le location minimaliste ma fortemente simboliche di Storie minime. Se la televisione ha qualche possibilità di penetrare e trasmettere il vero, lo fa in programmi come questi, non certo con quelli che per far emergere la realtà affittano un’isola o una casa ammobiliata.

Questa volta poi, in questo spazio riservato al meglio, non si può fare a meno di ringraziare chi ci ha regalato tanta bella televisione e, prima di andarsene, ha lasciato ancora un segno della sua forza, della sua intelligenza, del suo buon gusto. Grazie dunque ad Andrea Camilleri per la sua Conversazione con Tiresia, con la sua straordinaria ambientazione, i preziosi riferimenti iconografici, la vitalità della messa in scena teatrale. Grazie ad Alberto Sironi per le sue regie di Montalbano e per il coup de theatre che ha creato nelle riprese di Un diario del 43. Per celebrare degnamente il funerale del dottor Pasquano – scomparso come personaggio della fiction ma anche come attore nella realtà – il regista è apparso improvvisamente alla veglia funebre portando un vassoio colmo dei cannoli tanto amati dal burbero medico legale. Sironi, che in tutti gli episodi era sempre rimasto dietro la macchina da presa, è entrato in scena una sola volta come una semplice comparsa per rendere omaggio a un amico. E’ proprio vero: signori si nasce.

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